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Qualunquemente Silvio

Creato il 19 gennaio 2011 da Massimoconsorti @massimoconsorti
Qualunquemente Silvio Ieri è morto un altro militare italiano a Bala Murghab, in Afghanistan. Sembra (anche se a La Russa ormai i vertici militari fanno credere quello che vogliono), che nel presidio italiano sia entrato un terrorista vestito con l’uniforme dell’esercito di Karzai e gli abbia tirato un colpo di pistola alla testa; un’esecuzione insomma. Sulla guerra in Afghanistan, che continuano a chiamare missione di pace, abbiamo detto la nostra più volte e non saremo certamente noi a far cambiare idea a chi conta i morti in attesa di sedersi al tavolo della pace da vincitore per discutere di appalti e di commesse. E Silvio? Piccola nota di cordoglio di Paolo Bonaiuti e via, che volete che sia per lui un morto in più o uno in meno? L’importante è scappare dai tribunali. Scoppia lo scandalo alla Regione Sicilia, che sarà pure autonoma, ma sempre un pezzo d’Italia è. Il servizio informatizzato “protocollo” (non è una svista parliamo proprio del “protocollo”), è stato pagato dalla regione 12 milioni di euro quando le altre hanno speso al massimo 1 milione e mezzo. Siccome quei 12 milioni fanno parte delle rimesse dello Stato alla regione, un minimo di controllo (al protocollo) si potrebbe pure mettere in piedi. E Silvio che fa? Scappa dai tribunali. È di due giorni fa la notizia che la Banca d’Italia è seriamente preoccupata per i conti del Paese, la situazione sta precipitando ben più di quanto stia avvenendo in questo momento nelle altre nazioni europee Spagna inclusa. E Silvio che fa? Pensa a come mettere in piedi il legittimo impedimento per scappare dai tribunali. 389 pagine di un’inchiesta mai tanto accurata, lo inchiodano a responsabilità “morali” prima ancora che giudiziarie, pesantissime. Il suo modo di vivere sembra tratto da un guignol di Donatien Alphonse François De Sade, mancano solo i topolini bianchi infilati negli orifizi delle signorine sue ospiti e la teoria sul piacere del marchese francese avrebbe trovato ad Arcore la sua massima applicazione. E Silvio che fa? Si chiude in una stanza con la miriade di avvocati parlamentari del Pdl (onorari a carico dello stato ovviamente), per cercare di scappare dai tribunali. A difenderlo, in tutti i modi e a tutte le latitudini, ci stanno pensando i suoi scherani a cominciare da quelli cattolici. Sapete che cosa ha detto Roberto Formigoni, uno dei leader ciellini e governatore della Lombardia? “C’è qualcuno che è senza peccato? Scagli la prima pietra”, servendosi addirittura del vangelo per giustificare le porcate del suo Capo. Dalla Chiesa nessun commento se non il generico “Occhio ai comportamenti” che non è molto lontano dal dire,“C’è qualcuno che è senza peccato? Scagli la prima pietra”. E perfino Mons. Fisichella, arruolato ormai a tempo pieno nelle truppe da sbarco berlusconiane, è dello stesso parere della sua Chiesa e di Formigoni: “C’è qualcuno che è senza peccato? Scagli la prima pietra”. Gesù Cristo, quando pronunciò questa frase ormai celeberrima (Vangelo di Giovanni, 8), si trovava nel tempio accerchiato dai sacerdoti che lo stavano riempiendo di domande. Ad un certo punto gli misero davanti una donna accusata di adulterio e gli chiesero cosa avrebbe fatto lui, chiarendogli che la legge ebraica (esattamente come quella coranica) prevedeva la lapidazione. Gesù non rispose alla domanda dei suoi nemici; in silenzio si mise a scrivere col dito per terra. Essi però insistettero, e Gesù alzando il capo disse: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». Il vangelo racconta che i sacerdoti, muti, se ne andarono non lapidando la donna. Ora, anche non volendo fare alcuna esegesi delle parole del vangelo, balza agli occhi che la frase di Gesù non era mica rivolta all’adultero ma alla donna. Come dire che, i grandi teologi italiani di questo momento storico, pur di giustificare Silvio manipolano anche le sacre scritture. A questo punto non ci resta che augurarci un salutare intervento divino in perfetto stile Gomorra, che ai nostri amici fasci diciamo non è né il libro di Roberto Saviano né il film di Matteo Garrone.

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