Quando Uscire Dalla Zona di Comfort Vuol Dire Tornare a Casa

Creato il 27 ottobre 2014 da Sunday @EliSundayAnne

Ciao Eli,

Come stai?
Come ti sarà capitato molte altre volte, stai leggendo il messaggio di una completa sconosciuta che ti segue, legge i tuoi post e ha trovato una affinità elettiva in quello che scrivi.
Ho pensato di scriverti non solo per farti i complimenti, ma anche per condividere la mia storia, allo stesso tempo uguale e diversa da quelle che leggo.
In molti dei post e delle storie che racconti si parla di mollare tutto e iniziare un viaggio: lasciare casa, e la propria zona di comfort per l’ignoto.


Per me, invece, uscire dalla mia zona di comfort vuol dire  tornare a casa

In brevissimo, dopo anni in giro per il mondo, sono in procinto di rientrare in Italia.

Ho abbandonato per la prima volta la mia zona di comfort nel 2005, a 27 anni, quando sono partita per Los Angeles: un anno come visiting scholar in una delle città più sorprendenti del pianeta. Un vero shock culturale per chi, come me, non era mai stata negli Stati Uniti.

Sono rientrata da quella esperienza arricchita, ma felice di essere a casa.
Fast-forward al 2009: ho un lavoro come consulente di marketing e branding in una nota agenzia a Milano, ho comprato (e appena ristrutturato) casa, ho un nuovo ragazzo che mi piace tantissimo e poi… BUM, la vita ci ha messo il suo ironico zampino.


Il 2009 è l’anno in cui la crisi colpisce per la prima volta l’Italia. La mia società è americana e l’headquarter minaccia tagli al personale. La via d’uscita per non perdere il lavoro? Il mio capo mi parla di una posizione aperta nell’ufficio di New York. Mi danno una settimana di tempo per decidere se dire sì o no.


Non era mai stata a New York: io che amo tantissimo viaggiare e che (letteralmente) ero stata anche a Timbuctu, non avevo ancora visto la grande mela. Ero terrorizzata, ma quando The City ha bussato alla mia porta, non sono riuscita a dire NO. E così sono partita.

Se vuoi sapere di più di quel primo atterraggio, puoi trovare qualche racconto in questo blog NEW YORK RULES - che poi ho abbandonato perché non era ancora il momento giusto.
Quattro anni sono volati a New York: una palestra per i sensi e per la mente. New York ti marchia, ti cambia e ti rende coraggiosa. O almeno a me è successo così.


Ho scoperto la fondamentale differenza tra viaggiare e trasferirsi

Il viaggio implica una fine e un ritorno: sei il palloncino di elio tenuto stretto in una mano. Invece, trasferirsi a tempo indeterminato ti proietta in una dimensione differente: sei il palloncino di elio che è scappato alla presa della mano, viaggi nell’aria e non si sa di preciso quando toccherai di nuovo terra.


Ma dopo 4 anni ho sentito che New York non era più abbastanza per riempirmi cuore e anima, per distrarmi dalla ricerca della vera me e l’infelicità e l’inquietudine si sono fatte strada.
Sentivo di voler rientrare più vicino “alla terra” e così ho chiesto di essere trasferita in Europa: due porte si sono aperte. Su una era scritto Madrid, sull’altra Parigi.

Scelta difficilissima: conoscevo e amavo Madrid; conoscevo poco e non avevo amato molto Parigi. Il lato razionale ha prevalso: l’offerta di lavoro migliore era su Parigi e così Parigi è stato. Di nuovo sono uscita dalla comfort zone, di nuovo sono atterrata sola in terra straniera (sono single, per cui sposto valige e organizzo traslochi in autonomia).
Da allora è passato un anno splendido in cui Parigi mi ha accolta con amore e mi ha coccolata. La sua bellezza, la sua innocua superbia mi hanno incantato e divertito. Ma di nuovo l’insoddisfazione e l’infelicità sono tornate a cercarmi. Una voce da dentro ha ricominciato a ripetermi “torna a casa, ritrova le tue radici, smettila di essere chi non sei”.

Questa volta ho deciso di ascoltare per intero il messaggio che la mia voce interiore cercava di darmi da qualche tempo

Il mondo delle grandi aziende, la possibilità di entrare in contatto con il top management di alcune delle aziende più importanti del pianeta fanno la felicità di mio padre, più che la mia.
Ora che l’ho capito, e accettato, sto prendendo il rischio più grande della mia vita: quello di fare qualcosa che piaccia e appartenga a me stessa.
E così mi sono licenziata, ho abbandonato il mio buono stipendio e il mio lavoro corporate per rientrare in una Italia in crisi economica e senza certezze.
Ho analizzato le mie passioni e sogni e messo il mirino su quello con più probabilità di diventare realtà: mi sono iscritta ad un corso serale di interior design che inizierò settimana prossima.
Tra qualche giorno lascerò Parigi per rientrare a casa, ma in realtà mi sento come se stessi partendo per il mio viaggio più lontano, come se stessi per saltare da un trampolino ancora più alto di quelli da cui ho mi sono lanciata in passato.
So che sarà dura, so che per far durare i miei risparmi il più possibile dovrò stare attentissima, ma non vedo l’ora di cominciare.

Abbandonare le quotidiane certezze e gli schemi rassicuranti, per diventare ciò che siamo destinati a essere, è il vero viaggio, qualunque sia la propria collocazione geografica.
Inizierò un nuovo blog per raccontare la mia nuova avventura.
Un abbraccio e un in bocca al lupo gigante!
O.

“New York invece, ricorda un calderone magico. Quelli che vi ci sono gettati, nascono un’altra volta”
-Charles Whibley
1859-1930, Journalist

Foto e citazione tratti dal blog di O. New York Rules

A volte bisogna tornare a casa per ritrovare se stessi. Io, ad esempio, sono tornata in Italia la scorsa estate – leggi qui se non sai come e perché – e solo ora capisco di aver fatto la scelta giusta, benchè sofferta. Avevo bisogno di fermarmi e ritrovare stimoli giusti e obiettivi nuovi per ripartire.
Dopo anni all’estero mi ero un po’ persa nel mio girovagare. Troppe emozioni.
Bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro, che poi è un passo avanti.

Ogni tanto, per rinascere, bisogna fermarsi. @EliSundayAnneClick To TweetPowered By CoSchedule

Come scrive Monia Papa, bisogna “saper fare un passo indietro rispetto a un progetto. Perché magari a un bivio la scelta tra le due alternative è stata sbagliata. Perché magari una strada che prima sembrava impraticabile da lontano si è capito essere più che possibile. Più che percorribile: da percorrere senza se e senza ma. Anche per questo è importante tener traccia di dove ci si trova, di dove si era e di dove si vuol andare: siamo il frutto di ciò che abbiamo fatto ma anche di ciò che possiamo scegliere di rifare e di migliorare”.

Io ho ripreso in mano la mia vita, e ora, più serena, sto andando verso una nuova partenza.

E tu, stai correndo il rischio più grande della tua vita, per accontentare non più gli altri, ma te stesso?


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