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Quel calderone chiamato Serie A!

Creato il 27 dicembre 2013 da Shefutsal
29 dicembre 2012, un anno fa, al palazzetto di viale Tiziano a Roma scendevano in campo le rappresentative dei tre gironi della serie A di calcio a 5 femminile, per un evento di sensibilizzazione contro la droga organizzato dalla Divisione Calcio a 5. Grande vetrina delle migliori atlete italiane per quello che poteva già sembrare una prima selezione in vista di un’imminente (ci illudevamo) nazionale femminile. nazionale italiana calcio a 5 femminile, solo un sogno?Ciliegina sulla torta di quel fantastico pomeriggio, la maglia azzurra indossata da altre ottime atlete invitate dalla società Lazio, per un goloso All Stars, Italia contro Resto del mondo. Insomma dopo quell’evento, tutti abbiamo creduto che il 2013 sarebbe stato l’anno giusto per il travagliato parto della nazionale femminile di calcio a 5! ... Invece …
Invece niente nazionale rosa e l’avvio di un'altra stagione agonistica pasticciata. Sono passati 365 giorni ed il 29 dicembre 2013 otto squadre torneranno in campo, e non per esibizioni o tornei, ma per i preliminari di Coppa Italia. Escamotage necessario per mettere una pezza di equità all’organizzazione di una Coppa figlia di una serie A a 42 squadre. La formula della Coppa Italia dello scorso anno (quando la massima serie aveva tre gironi da 12 squadre e non 14 come oggi) faceva acqua da tutte le parti ed è stato palese per tutti che alle F8 di Pescara non erano certo arrivate le migliori squadre. Nella stagione 2013-2014, accanto all’inspiegabile aumento del numero di squadre ammesse alla serie A, è stato fortunatamente introdotto anche l’imbuto dei preliminari di Coppa, che consente di incrociare le squadre dei vari gironi prima di arrivare alle Final Eight. Tutto sommato una notizia positiva, ma restano i tanti perché di certe scelte. Rimane tutto nel limbo dell’insano masochismo italico, diciamo così.
serie A calcio a 5 femminile, un calderone di 42 squadreQuest’anno, con l’aggiunta dei preliminari e l’allargamento dei play off, si è creato un calendario agonistico fittissimo e le vacanze di Natale si sono ridotte a 4 giorni. Ma la serie A è una “cosa seria”, le atlete sono sotto contratto, percepiscono rimborsi se non veri e propri stipendi e benefits, a volte lasciano la loro famiglia, la loro città, il loro Paese e fanno una scelta di vita. Sono atlete di calcio a 5, si allenano anche due volte al giorno, 5 giorni a settimana. Alcune società sportive oltre allo staff tecnico, medico e dirigenziale hanno chi si occupa di marketing e di comunicazione e stanno costruendo un settore giovanile per rafforzare le proprie fondamenta e ridurre i costi delle atlete in futuro, crescendole in casa.
Insomma la differenza tra serie A nazionale e serie C regionale si vede e si sente, e non è solo nella differente caratura delle atlete, nel numero degli allenamenti o nelle trasferte lunghe. Direi che prima ancora dei piedi buoni e dei soldi, fare la serie A dovrebbe essere una questione di mentalità. Creare, costruire, organizzare e poi saper gestire.
Stridono rumorosamente con questo futsal di elite ideale, le recenti vicende di alcune società del girone C. Il Five Molfetta si è ritirato due settimane fa per contrasti interni e la Jordan non ha più una squadra presentabile per la massima categoria. La serie A dovrebbe essere il vertice di una struttura piramidale, che dalla base ampia sale verso una cima nella quale ci sono poche eccellenze. E quando una squadra collassa, la responsabilità è di tutti, dirigenza, staff e giocatrici, ma anche di tutto il sistema, vertici federali, altre società, giornalisti. Nessuno di noi se ne può lavare le mani.
Mi chiedo quanto valga oggi firmare un contratto e a cosa serva chiudere la stalla quando i buoi sono fuggiti e poi cospargersi il capo di cenere? Con quanta superficialità si prende un impegno e come si fa presto (giusto in tempo per l’apertura del mercato invernale?) a tirarsi indietro, tergiversare, cambiare idea. AZ campione d'Italia 2012-2013 calcio a 5 femminilePer come la penso, gli impegni si rispettano, con serietà e senza scappatoie, poi a fine anno ci si manda tutti a quel paese. E questo è un salto mentale grandissimo tra serie A e serie C. Lo scorso anno Lazio, Virtus Roma ed AZ hanno avuto problemi interni ma hanno saputo gestire la crisi e portare la nave, in qualche modo, fino in porto, l’AZ vincendo lo scudetto. Tanto di cappello!
Servono tanti ingredienti per sopravvivere alla massima serie nazionale (e non dico vincerla): soldi, capacità, mentalità, organizzazione. Occorre essere più manager che appassionati, o meglio ancora manager appassionati. Per esperienza so che le giocatrici fanno quello che la loro società gli permette di fare, e saper gestire bene uomini, donne e risorse non è cosa da tutti e non da subito, a meno di veder poi fallire una squadra dopo l’altra, fino all’implosione stessa del movimento. 
La serie A femminile deve ancora crescere tantissimo, ma non nei numeri, ma in qualità. Il futsal è uno sport giovane, la serie A c’è da soli tre anni, le società si stanno strutturando, bla bla bla …è tutto vero. Ma abbassare le barriere in ingresso come si è fatto ogni anno, fino a passare da 24 a 42 squadre, non consente di fare selezione, tutt’altro. E siccome parliamo di Serie A e non di base e di giovanili, mi sembra assurdo che vengano utilizzate strategie incompatibili con gli obiettivi. Ma di quali obiettivi parliamo? Numeri? Soldi? Potere? O c’è anche il Futsal? Di questo grande calderone chiamato serie A, alcune società ci si riempiono la bocca e la federazione le casse, ma l’utilità per il futuro di questo sport è assolutamente negativa: troppo divario tra le squadre, partite inutili, disaffezione del pubblico, spreco di risorse, disinteresse degli sponsor e dei media, fino al ritiro delle squadre o al fallimento delle società. I fatti di questa prima parte della stagione confermano che il giocattolo si stà già rompendo e che lo spettacolo sta diventando una farsa. 
messia in federazione?Ci vuole coraggio per invertire la rotta, per iniziare a scremare e creare una serie A solida e spettacolare che faccia da volano a tutto il movimento. Organizzare gironi interregionali come step intermedio verso l’eccellenza e lasciare la serie C regionale. Nulla di nuovo, tutte cose che alcuni presidenti hanno già chiesto a gran voce da tempo. Delusa ma non rassegnata mi chiedo se mai verrà un messia, un rottamatore o un papa umile anche in federazione! Non so se e come riusciremo a smuovere gli elefanti del futsal, ma so solo che non bisogna abbassare lo sguardo e rassegnarci ad una realtà che non ci piace. E continuare ad impegnarci tutti, ognuno nel suo ruolo, per migliorarla! 
di Letizia Costanzi

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