Malgrado un certo mio tono leggero e la grande fortuna di poter viaggiare con il blog attraverso le parole e spesso per davvero, non è che tutto mi vada sempre bene,ci mancherebbe altro, non è mai per nessuno primavera tutti i giorni, solo che guai, malumori e tristezze si custodiscono "dentro" o tuttalpiù si condividono con le amiche fidate non certo sbandierate su internet in giro ai quattro venti. Oggi vorrei parlare di un esercizio che mi sforzo di mettere regolarmente in pratica negli ultimi anni e che consiste nel cercare in ogni situazione, anche le più difficili, quello che c'è di buono e c'è sempre, magari non subito, magari non lo si vede e lo si scopre solo col tempo, ma c'è. Anni fa mio figlio Francesco aveva fatto un ritiro spirituale buddhista vicino a Dharamsala, lezioni, meditazioni e silenzio era la consegna, forse per tentare nuove strade dello spirito, concentrarsi meglio, riflettere sul senso delle cose, imparare l'ascolto, l'altro mio virgulto, godereccio com'è, se ne sarebbe ben guardato dal lanciarsi in una simile esperienza. Anche la mia amica Paola un'estate si è ritrovata in un ashram in Toscana dove per due settimane non si poteva proferire parola e chissà quanto le è costato il soggiorno; il perché è misterioso, ma certe avventure più sono dure e più sono costose. Voleva seguire un corso sulla meditazione tibetana, ma non se l'aspettava organizzato così, i primi giorni voleva scappare a gambe levate. Con l'esercizio del "quel che c'è di buono" la prospettiva cambia, per esempio mi dico che ho la fortuna di riflettere e lavorare "sul silenzio" comodamente a casa mia e senza spendere una lira. E' stata probabilmente la mia amica-nemica di una vita, la "bionda" che ho sempre fra le dita a farmi venire quel nodulo sulle corde vocali che adesso mi hanno appena tolto e l'ordine tassativo del medico è: silenzio assoluto per due settimane, le corde devono restare a riposo. Per fortuna non sono analfabeta, così scrivo come una matta, per fortuna ho una pigna di libri sul tavolo, è arrivata l'ora di leggerli, per fortuna ci sono le amiche accanto e io ne approfitto, è così bello farsi coccolare e poi magari la mia voce cambierà e al telefono di prima mattina non mi diranno più "buongiorno signore" come spesso mi capita. Con la lingua biforcuta che mi ritrovo un tempo sarei impazzita all'idea di non poter intervenire in una discussione per dire la mia, adesso in fondo trovo che sia un'occasione d'oro per un sacco di cose, è anche il periodo delle feste che francamente non amo e ho la scusa per ascoltare ovvietà senza aggiungerci le mie altrettanto ovvie e tra l'altro mi è impossibile litigare, interrompere l'altro che parla come ammetto di fare spesso e sparare cazzate. L'avevo detto che c'è sempre qualcosa di buono.
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Malgrado un certo mio tono leggero e la grande fortuna di poter viaggiare con il blog attraverso le parole e spesso per davvero, non è che tutto mi vada sempre bene,ci mancherebbe altro, non è mai per nessuno primavera tutti i giorni, solo che guai, malumori e tristezze si custodiscono "dentro" o tuttalpiù si condividono con le amiche fidate non certo sbandierate su internet in giro ai quattro venti. Oggi vorrei parlare di un esercizio che mi sforzo di mettere regolarmente in pratica negli ultimi anni e che consiste nel cercare in ogni situazione, anche le più difficili, quello che c'è di buono e c'è sempre, magari non subito, magari non lo si vede e lo si scopre solo col tempo, ma c'è. Anni fa mio figlio Francesco aveva fatto un ritiro spirituale buddhista vicino a Dharamsala, lezioni, meditazioni e silenzio era la consegna, forse per tentare nuove strade dello spirito, concentrarsi meglio, riflettere sul senso delle cose, imparare l'ascolto, l'altro mio virgulto, godereccio com'è, se ne sarebbe ben guardato dal lanciarsi in una simile esperienza. Anche la mia amica Paola un'estate si è ritrovata in un ashram in Toscana dove per due settimane non si poteva proferire parola e chissà quanto le è costato il soggiorno; il perché è misterioso, ma certe avventure più sono dure e più sono costose. Voleva seguire un corso sulla meditazione tibetana, ma non se l'aspettava organizzato così, i primi giorni voleva scappare a gambe levate. Con l'esercizio del "quel che c'è di buono" la prospettiva cambia, per esempio mi dico che ho la fortuna di riflettere e lavorare "sul silenzio" comodamente a casa mia e senza spendere una lira. E' stata probabilmente la mia amica-nemica di una vita, la "bionda" che ho sempre fra le dita a farmi venire quel nodulo sulle corde vocali che adesso mi hanno appena tolto e l'ordine tassativo del medico è: silenzio assoluto per due settimane, le corde devono restare a riposo. Per fortuna non sono analfabeta, così scrivo come una matta, per fortuna ho una pigna di libri sul tavolo, è arrivata l'ora di leggerli, per fortuna ci sono le amiche accanto e io ne approfitto, è così bello farsi coccolare e poi magari la mia voce cambierà e al telefono di prima mattina non mi diranno più "buongiorno signore" come spesso mi capita. Con la lingua biforcuta che mi ritrovo un tempo sarei impazzita all'idea di non poter intervenire in una discussione per dire la mia, adesso in fondo trovo che sia un'occasione d'oro per un sacco di cose, è anche il periodo delle feste che francamente non amo e ho la scusa per ascoltare ovvietà senza aggiungerci le mie altrettanto ovvie e tra l'altro mi è impossibile litigare, interrompere l'altro che parla come ammetto di fare spesso e sparare cazzate. L'avevo detto che c'è sempre qualcosa di buono.
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