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Quella luce ammicante nel buio: Hayao Miyazaki

Creato il 14 settembre 2013 da Frank_romantico @Combinazione_C
Pubblico questo post con colpevole ritardo. La colpa è mia, non di Silly che l'ha scritto ma se mi perdo e non seguo un determinato programma allora è la fine. Ora, la notizia del ritiro di Hayao Miyazaki risale alla scorsa settimana ma questo articolo è talmente pieno di passione e così autobiografico che non potevo non pubblicarlo. Vorrei ricordare al mondo, però, che il Maestro non è morto, è solo andato in pensione e dando uno sguardo a tutta la sua produzione, non gli si può rimproverare un bel niente.

QUELLA LUCE AMMICCANTE NEL BUIO: HAYAO MIYAZAKI
Quella luce ammicante nel buio: Hayao Miyazaki
«Ogni volta che mi presentano un neonato, mi verrebbe da dirgli: "Ma che ci fai qui? Non ti hanno spiegato che non è proprio il momento di nascere?". Forse è per questo che non faccio che realizzare film: per rassicurare i nuovi venuti, per confortarli sull'accidentato percorso dell'esistenza. Il mio cinema è una menzogna: guardatelo e vivete felici. Che ipocrisia. Ma, una volta nati, che dobbiamo fare: cacciarli indietro o dar loro un minimo d'illusione?» (H.M.)
Questo è uno di quei giorni in cui una notizia può ribaltarti completamente il senso di una giornata. Per me questa è stata una giornata di ripiglio da un gran bel concerto metallazzo in quel di Bolzano, vissuto intensamente nonostante due giorni di dolore allucinante alla cervicale. Sonnecchiando sul divano a casa dei miei amichetti stupendi, maneggio il cellulare e mi imbatto in una notizia scioccante. Hayao Miyazaki si ritira, se ne va in pensione e lascia lo scettro al figlio Gorō. Lo Studio Ghibli continuerà ad esistere, ma lui, il Maestro, conclude la sua carriera con l’anime Si alza il vento (Kaze Tachinu). La notizia arriva direttamente dalla 70esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, dove il film pare abbia ricevuto une vera e propria ovazione (non vedo letteralmente l’ora di vederlo). Ma Si alza il vento sarà l’ultima fatica del regista, il suo testamento, il suo addio al cinema. Ora vi sto scrivendo queste poche righe con una morsa allo stomaco, trattengo a stento le lacrime. No, non sto esagerando. Per quanto mi fidi del figlio e abbia apprezzato soprattutto il suo ultimo lavoro, non posso pensare di non vedere mai più una nuova opera del Maestro. Ebbi a che fare con lui per la prima volta una vita e mezza fa, quando vidi Heidi e Conan-il ragazzo del futuro, ignorando del tutto che quello era solo un assaggio, un benvenuto in un mondo fantastico nel quale mi potevo rifugiare. Molti anni dopo mi imbattei in un vero e proprio capolavoro dell’animazione, La Città Incantata, scoprendo successivamente che quella meraviglia era opera di un gigante, di colui aveva fatto di me, per qualche tempo, una bambina felice. Da quel momento in po' andai alla ricerca di tutti i suoi film e il mio amore per lui divenne una certezza. Perché anche la me stessa adulta aveva bisogno di illudersi di nuovo, abbandonando le meschinità, le angosce, le piaghe interne di questo mondo reale. C’è chi usa droghe, chi si alcolizza, chi fa sport estremi o va a trans. Io guardo i film di Miyazaki. Voi non avete idea di quante volte abbia visto Il castello errante di Howl. O Kiki consegne a domicilio. O Ponyo. O  Lupin III - Il castello di Cagliostro. Ed ogni volta era una gioia infinita.  
Quella luce ammicante nel buio: Hayao Miyazaki
Capitemi, sono in lutto. Molti amici mi hanno mandato messaggi di cordoglio sentita la notizia, sapendo come l’avrei presa. Sono anche un po’ arrabbiata, perché non c’è mestizia senza un briciolo di collera, per quanto mi riguarda. Miyazaki si ritira mentre Dario Argento insiste nell’offendere il cinema, propinandoci le sue orribili opere all’infinito? No, non va bene. Vorrei scrivere una mail a Miyazaki, pregarlo di rifletterci, che è ancora gagliardo e giovincello e può continuare rendermi felice, ma poi mi sono ricordata che sicuramente non ha un computer. E allora non mi resta che accettare la sua decisione ed invidiarlo pure un po’ (eh, beata pensione). Vedere rivedere, da sola o in compagnia degli amici o dei nipoti, tutte le sue creazioni. Non importa se viste e straviste, ogni volta è un’esperienza nuova, perché certe emozioni non invecchiano, non sbiadiscono. Stanno lì, sopite dentro di noi e ogni tanto abbiamo la fortuna di riviverle.   Miyazaki è un bell’omino coi capelli bianchi e gli occhiali da nerd. Sorride al mondo occidentale dal quale ha preso ispirazione, un mondo così distante dal suo, che per molto tempo lo ha osservato solo da lontano, per poi idolatrarlo come merita. L’animazione occidentale deve molto a questo immenso regista, La Pixar sicuramente non faticherà ad ammetterlo. La poesia, l’incredibile potenza fantastica unita ad una condensa di messaggi etici lascia senza parole. Le donne come fulcro di forza e coraggio, dipinte con personalità uniche, l’ambiente, la pace, l’amore per il prossimo, il tutto raccontato con un’incredibile narrazione epica. E quei disegni. Quei colori. Magia pura, tra castelli fluttuanti nel cielo, aviatori maiali, pesciolini che mangiano prosciutto. Ora mi aspetta questa nuova storia sull’ingegnere aereonautico Jirō Horikoshi. Mi aspetta di nuovo il cielo, mi aspettano gli aerei. Mi aspetta la sua ultima storia.

Grazie Hayao, diamoci del tu ormai. O come disse una mia amica qualche sera fa, diamoci del ciao. Ciao e buona vita.
Silly
Quella luce ammicante nel buio: Hayao Miyazaki

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