Quelle strane morti di infarto

Creato il 17 ottobre 2012 da Lioneisy
... di magistrati (onesti) in Italia. Mentre si fa sempre più chiaro il quadro inquietante di un sistema politico "tenuto per le palle" dalla mafia a livello di amministrazioni locali.
Una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze rassomigliano ad una prova. Ma e' possibile che in Italia, a livello istituzionale, non ci sia nessuno che faccia 1 + 1, che abbia il coraggio di parlare a viso aperto, di mettere insieme i pezzi di un puzzle fin troppo chiaro. Napolitano che dice? Come commenta queste coincidenze, soprattutto dopo la morte del suo amico D'Ambrosio, il giudice che si occupava delle collusioni tra Stato e mafia? Macchè, neanche un accenno.
Borsellino su morte D’Ambrosio: Italia paese di cardiopatici
di Patrizia Maltese - 31 lug 2012

Il Magistrato D'Ambrosio,
morto d'infarto a 65 anni.

Solo un tarlo, nessuna certezza. Però ronza in testa.
Ronza nella testa di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso vent’anni fa nella strage di via D’Amelio, il tarlo che Loris D’Ambrosio, il consulente giuridico di Giorgio Napolitano coinvolto nelle polemiche sulle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa fra Stato e mafia, non sia morto per infarto.
Salvatore Borsellino ha detto la sua oggi intervenendo alla trasmissione La Zanzara su Radio 24: “In Italia tante persone coinvolte nelle inchieste, come quella su Ustica per esempio, sono morte per infarto. Tante, troppe persone”. E ha fatto un esempio: “Parisi (Vincenzo Parisi, capo della Polizia ai tempi della trattativa, ndr) è morto per infarto come altri testimoni”.
E alla domanda su come faccia a fare queste affermazioni, ha risposto: “Infatti non ho prove, ho solo un tarlo che mi ronza in testa, diciamo che il nostro è un Paese con un livello di cardiopatie molto alto…”.
Quindi ha fatto riferimento all’invettiva del Capo dello Stato che ha attribuito proprio a quelle polemiche la morte del suo consigliere giuridico: “Ho letto le critiche di Napolitano per le aggressioni che avrebbe subito D’Ambrosio ma conosco persone che hanno subito attacchi più gravi e non sono morte. L’infarto arriva quando deve arrivare. Anch’io sono cardiopatico. Mi accusano di vivere sulla morte di mio fratello, mi attaccano pesantemente, ma l’infarto non mi è ancora venuto”.
Borsellino ha anche espresso una preoccupazione pesante rispetto al trasferimento di Antonio Ingroia in Guatemala: “Ha subito una grande pressione psicologica, ma è una decisione che non condivido. Rischia la vita e in Guatemala – temo che qualcuno potrebbe chiedere ai narcotrafficanti un favore. Verrebbe eliminato e si direbbe che è stato ucciso per cose che non riguardano l’Italia. Qualcuno qui da noi sarebbe sicuramente soddisfatto, un certo sistema di potere”. 
Fonte
Morto Alberto Caperna: il procuratore che indagava su Fiorito e Maruccio
15 ottobre 2012

Il Procuratore Caperna,
morto d'infarto a 61 anni.

ROMA – Il procuratore aggiunto Alberto Caperna è morto di infarto a Roma il 14 ottobre. Il magistrato di 61 anni era il titolare delle indagini sui casi di Franco Fiorito e Vincenzo Maruccio per i fondi di Pdl ed Idv della Regione Lazio. Caperna  era originario di Veroli, in provincia di Frosinone. I casi di Fiorito e Maruccio finirono sulla sua scrivania in quanto era il titolare dei procedimenti contro la pubblica amministrazione ed in questa veste coordinava le indagini relative a fatti di corruzione e peculato.
Al suo attivo Caperna aveva svolto importanti inchieste giudiziarie tra le quali il crollo del palazzo di via Vigna Iacobini, avvenuto alla fine degli anni novanta nel quartiere Portuense, a Roma. Al suo vaglio sono finite numerose e delicate inchieste giud
iziarie come quelle relative al caso di Luigi Lusi ed altre analoghe. Noto per la sua riservatezza e discrezione, ma soprattutto per la sua professionalità, Caperna si è anche occupato della vicenda della casa dell’ex ministro Claudio Scajola, dell’appalto nell’ambito dell’inchieste sul G8 della scuola Marescialli di Firenze, dell’indagine Parentopoli romana, del filone romano dell’inchiesta Parmalat. Si occupò anche della presunta compravendita di senatoriFonte

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