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Recensione a: “L’eternità rubata” di Luigi Mancini

Creato il 12 marzo 2015 da Soleeluna

l'eternitˆ perduta 1200X1600Il romanzo si apre con un prologo che lascia senza fiato. Luigi Mancini è un’artista delle parole, le incastra come piccole tessere di un puzzle che, a lavoro compiuto, diventano immagini splendide.

Una leggenda che narra il nefasto amore di due amanti: Stefano e Elisa. Ma chi sono i due protagonisti?

Elisa, la bella del paese, sposata a un uomo ricco, scelto per lei dalla famiglia e Stefano, un nullafacente che rincorre il sogno di diventare musicista. Non potrebbero essere più diversi, eppure le loro anime si incrociano. Si incontrano e si appartengono fin dal primo sguardo. Non c’è niente che possa tenerli lontani, non la paura e nemmeno la consapevolezza che dal loro amore non potrà scaturire nulla di buona.

Il loro destino è segnato, ma i due amanti non si fermano, non vogliono riflettere, l’unica cosa che desiderano è appartenersi ed essere liberi di farlo senza vincoli, segreti o timori.

La prosa di Luigi buca le pagine e non lo dico in senso lato. Le sue parole, la maniera in cui le assembla fanno sì che l’intero romanzi diventi un opera d’arte dalla quale staccarsi risulta impossibile.

Avevo già conosciuto la maestria di questo giovane autore emiliano leggendo il romanzo pubblicato con la Butterfly edizioni “Il punto esatto di due anime”. L’avevo scoperto e me ne ero innamorata dopo poche righe, ma devo confessare che questo nuovo libro mi ha addirittura stregata impedendomi di distogliere l’attenzione dalle pagine.

Avrei voluto avere in mano fisicamente il libro per respirarne l’odore.

La storia d’amore raccontata ferisce l’anima, Lo fa con la consapevolezza che Stefano e Elisa resteranno nei cuori dei lettori anche una volta girata l’ultima pagina.

È un romanzo dal quale scaturisce una profonda solitudine dei protagonisti, la ricerca di una felicità che appare a portata di mano, ma che non si riesce ad afferrare.

Elisa e Stefano lo faranno?

Il finale resta aperto, è scritto, ma allo stesso tempo, come tutte le leggende, lascia al lettore uno spiraglio per credere ciò che gli è più consono.

C’è una cosa che mi preme dire ed è che, nonostante la storia sia piacevole, ho la convinzione che Luigi Mancini sarebbe in grado di rendere appassionante anche la stesura della lista della spesa.

Quest’autore ha un dono grandissimo, un’abilità che mi sorprendo non sia ancora stata scoperta da grandi editori. Quando dico che la sua scrittura buca le pagine, lo affermo con la certezza che, chiunque si troverà a leggere un suo libro, non potrà fare a meno di cercare altro di lui.

Mancini crea una sorta di dipendenza con le sue parole. Finito di leggere vi sentirete svuotati e bisognosi di continuare.

È un romanzo straziante che non crea false aspettative, che non gira intorno alle parole, nemmeno quando racconta gli incontri clandestini dei due amanti. Questo lo rende vero, credibile agli occhi del lettore, come se ciò che sta leggendo fosse una storia accaduta a qualcuno che si conosce.

Potrei andare avanti all’infinito a elogiare la bravura di questo scrittore, ma mi fermo qui.

Vorrei che lo scopriste da soli, leggendo un suo romanzo, uno qualsiasi perché sono sicura che non ne  rimarrete delusi.


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