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Recensione di "L'abbazia di Northanger" - Jane Austen

Creato il 05 settembre 2013 da Annie_caffeine @annie_caffeine
Cari visitatori della Tana,Probabilmente per me l’estate è la migliore stagione per leggere, e quest’anno ne ho approfittato anche per riprendere qualche classico iniziato e mai finito. Tra questi c’è L’abbazia di Northanger di Jane Austen, che molto tempo fa mi ero ripromessa di leggere ma che non ho mai terminato, finché non mi sono ritrovata a riprenderlo, appunto quest'estate.
Il romanzo fu pubblicato postumo nel 1818. La versione che ho letto io è quella contenuta nel Mammut della Newton Compton dedicato all'autrice inglese, a cura di Ornella de Zordo.
TRAMA
Catherine Morland, la protagonista del romanzo, è invitata a trascorrere qualche giorno presso l’ex abbazia di Northanger, residenza della famiglia del giovane pastore anglicano con cui si è fidanzata, e che la crede una ricca ereditiera. Suggestionata dal luogo e ancor più dalle intense letture di romanzi dell’orrore all’epoca in gran voga, la giovane vive alterando banali eventi quotidiani alla luce di immaginarie atmosfere di terrore. Una serie di malintesi, frutto della sua fantasia sovreccitata, mette a repentaglio il rapporto sentimentale appena nato, pregiudicato anche dalla scoperta delle sue reali condizioni economiche. Celebrazione dei riti di iniziazione sociale della borghesia inglese di provincia a cavallo tra Sette e Ottocento, quest’opera della Austen non si esaurisce nella storia di una contrastata passione, ma rappresenta una sottile parodia del romanzo sentimentale, e soprattutto del romanzo gotico, che resta di grande attualità ancora oggi.
LA MIA OPINIONELa prima cosa che devo dirvi di questo romanzo, è che mi ha stupito. Avevo letto soltanto tre romanzi della Asten prima di questo, e posso assicurarvi che Northanger Abbey si discosta molto da Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio e Mansfield Park.
L'intento della Austen è chiaramente quello di parodizzare il genere gotico e quello romantico, e lo fa tramite una protagonista molto originale.
Catherine Morland è una giovane amante dei romanzi gotici e dei misteri e ansiosa di conoscere l'uomo della sua vita.
L'occasione le si presenta quando i coniugi Allen la invitano a Bath, cittadina in cui ha la possibilità di fare diversi incontri, tra cui quello con Henry Tilney, che immediatamente dimostra una notevole simpatia per la nostra protagonista.
Catherine è molto diversa dalle altre protagoniste della Austen, ma nonostante ciò si rivela divertente, originale e capace di mettersi in gioco, scoprendo a sue spese le ipocrisie della società in cui vive, ma non per questo evita di mettersi in discussione o di scusarsi per i suoi errori.
All'inizio del romanzo la troviamo persa in un mondo fantastico, convinta di poter diventare un'eroina, come quelle di cui legge, ma è proprio l'esperienza che vive prima a Bath e poi nell'Abbazia a farla crescere e cambiare, rendendola sicuramente più matura e con i piedi per terra.
Ma la maestria della Austen non si ritrova soltanto nel tratteggio della protagonista quanto anche nei personaggi con cui questa interagisce: innanzitutto Isabella Thorpe ed Eleanor Tilney, con cui Catherine stringe amicizia. Le due figure sono l'una l'opposto dell'altra: mentre Eleanor è timida e riservata, Isabella è simpatica, coinvolgente ed esuberante. Tuttavia, Isabella non ci mette molto a rivelarsi un'opportunista, mentre Eleanor un'amica fedele.
Anche due figure maschili sono messe nettamente in contrapposizione. Abbiamo da un lato John Thorpe, un giovane spaccone che crede di affascinare tutte le donne che ha intorno con molta facilità, sfoggiando le poche conoscenze che ha, mentre dall'altra c'è Henry Tilney, un uomo semplice, devoto ed intelligente, senza grandi aspirazioni e con i piedi per terra; tra lui e Catherine si instaura un legame particolare che non è tanto sentimentale quanto intellettuale, poiché è proprio henry, in alcuni casi, a far sì che Catherine apra gli occhi su quello che le succede intorno.
Ovviamente sono proprio Catherine ed Henry i protagonisti del lieto fine. Devo dire però, ancora una volta, dal finale sono rimasta delusa, e non perché sia un lieto fine, quanto per il fatto che risulta troppo breve rispetto all'intera narrazione. La stessa cosa succede negli altri romanzi della Auten che ho letto e devo dire che per me ogni volta risulta un po' destabilizzante, perché i libri si concludono troppo presto.
Tuttavia ho apprezzato moltissimo il romanzo, che si discosta nettamente dagli altri della Austen, che dimostra di avere una penna adatta anche per un genere parodistico, in cui sfodera uno stile graffiante, coinvolgente e divertente e in cui smaschera le ipocrisie della società del suo tempo, senza tuttavia far mancare un po' di romanticismo.

Il mio voto per questo romanzo è quattro riccetti e mezzo!
Per gli appassionati della Austen e di questo romanzo in particolare, poi, non posso fare a meno di consigliarvi di vedere l'adattamento del 2007, i cui protagonisti sono Felicity Jones e J.J. Feild.

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