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Recensione "Doppelganger" (e una prefazione sulla passione dei giovani autori)

Creato il 28 febbraio 2015 da Giuseppe Armellini
Questo è stato un mese strano ed anomalo per il "dietro le quinte" del blog.
In circa 20 giorni infatti mi hanno contattato 3 giovani registi per visionare i loro "piccoli" film, un importante sito per recensire un film facente parte di un loro progetto che deve partire più altri 4,5 "contatti" misti tra case di produzione, portali di blog e altro.
Ho detto no ad almeno la metà o perchè quello che dovevo fare avrebbe snaturato il blog (tipo fare promo o anteprime di film) o perchè, in un caso, il giovane regista si credeva stocazzo e io non volevo contribuire nè a farcelo credere di più nè a smontarlo.
Il primo che mi ha contattato è stato Gian Guido Zurli (classe 77, la migliore) con un atteggiamento così "giusto" ed umile che raramente si trova in giro. Gli ho scritto che avrei sicuramente visto il film ma che se non mi fosse piaciuto non lo avrei recensito sia perchè a me distruggere il lavoro frutto della passione di giovani cineasti non piace sia perchè non sono nessuno per farlo.
Mi ha risposto così:
"Ciao Giuseppe.
Grazie per la tua disponibilità.
Per me non ci sarebbe stato problema nemmeno per una “stroncatura”.
Facciamo cosi, guardalo, se ti piace fai la recensione e se non ti piace me lo dici privatamente.
Sto organizzando le riprese del sequel, quindi, qualsiasi critica e’ ben accetta per migliorare il prodotto."
Questo mi porta a dire una cosa. Quando tanti si divertono a massacrare un piccolo prodotto dovrebbero pensare che molte volte dall'altra parte c'è gente che ci mette passione, umiltà e, addirittura, voglia di imparare dalle critiche. Io non son nessuno per aiutare Gian Guido a migliorare, ma il suo atteggiamento è straordinario per me.
Che poi, sorpresa, il film è buono, in alcuni aspetti molto buono (potete vederlo e trovare ogni informazione qui).
Siamo dalle parti dell'horror psicologico, molto poco horror e tanto psicologico. Del resto lo stesso titolo, Doppelganger, richiama al tema del doppio, uno dei topoi per eccellenza della psicologia (e anche della psicoanalisi). In realtà di solito il doppelganger non è tanto il sosia "reale" di una persona, quanto la sua copia fantasma che lo perseguita.
E in questo il film rispetta perfettamente l'assunto, anzi, lo rende ancora più complesso.
La vicenda si snoda in due diverse temporalità, nel 1817 e 200 anni dopo, nel 2017 (strano vezzo di scrittura). Nel passato è successo quello che, a prima vista, appare come un omicidio/suicidio.
La suicida è una ragazza identica a quella protagonista nel tempo presente (o 2017, è lo stesso). Insomma, ecco il doppelganger no?
Anche nel presente iniziano a succedere cose strane, la ragazza trova bigliettini scritti in caratteri sconosciuti, poi inizia a sentire voci e vedere cose molto inquietanti.
C'è un legame forte tra il 1817 e il 2017, che sarà successo?
Ve lo dico subito, non lo saprete. Sì, perchè questa è chiaramente la prima parte di un progetto più lungo visto che non c'è finale, anzi, si aprono 2,3 strade diverse senza che ne venga chiusa una.
Il film è molto ben girato, molto ben fotografato e ha delle bellissime location (ville sgarruppate, chiese, boschi) restituite allo spettatore davvero molto bene. Ma probabilmente il merito maggiore è quello di una sceneggiatura che è sì molto (anche se volutamente) confusa ma diversa dalle solite cose che siamo abituati a vedere in piccole produzioni semi professionistiche.
Si è provato a scrivere qualcosa di interessante, intrigante, complesso. Senza mai dare la sensazione di eccessiva autorialità poi.
Il problema principale, e purtroppo in queste produzioni è sempre lo stesso, è la recitazione. Per fortuna la protagonista è molto brava (anche a cantare, come l'ottima scena del locale dimostra) e anche il giovane ispettore è davvero convincente (con un taglio degli occhi che richiama la famiglia De Sica). Il resto va dall'accettabile al disastroso (il prete). E la fregatura di questi film è che tu puoi curare l'aspetto tecnico alla grande, puoi costruire l'inquadratura, puoi scrivere bei dialoghi, puoi creare un bell'intreccio ma poi quando alcuni attori aprono bocca dimentichi tutto quello che di buono c'è intorno.
E tutto crolla.
Quante volte ci è capitato di sentire parlare un attore cane in un film italiano e solo per quel motivo affossare il film? Spesso purtroppo.
E quelli sono pure professionisti, non come la maggior parte (credo) di quelli di Doppelganger.
La colonna sonora, o almeno il motivo principale, a mio parere è un pò troppo invadente, enfatico e ripetitivo.
Peccato perchè è una bella colonna.
Ho visto qualche simpatico errorino inutile da scrivere qua, mi sono divertito a comunicarlo al regista che, confermando quanto pensavo di lui, mi ha dato ragione.
Davvero "perfetto" il corpo della ragazza morta nel passato, con quel volto bianco e leggermente reclinato che richiama tanto Laura Palmer. Ma, sinceramente, a livello d'immagine funziona un pò tutto e gli unici problemi, come detto, sono nelle parti dialogiche, e non tanto per colpa della scrittura ma degli attori.
Nell'intreccio scopriremo che quello della protagonista non è l'unico doppio, anzi, ce ne sono almeno 3 (un 3x2 insomma) sparsi tra passato e presente. E tanti piccoli indizi ancora tutti da capire.
Vedetelo, cercate di andare oltre alcune recitazioni, cercate di analizzare ogni aspetto.
E diamo una mano a chi cerca di far qualcosa di diverso, imperfetto sì, ma meritevole.
Soprattutto se non ha l'arroganza di sentirsi arrivato.
Se tutti gli uomini si sentissero piccoli riusciremmo a fare qualcosa di grande.
Insieme.

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