Recensione film Tutto Tutto Niente Niente

Creato il 13 dicembre 2012 da Masedomani @ma_se_domani

E se Cetto, Olfo e Frengo sedessero da domani in Parlamento, cosa accadrebbe al nostro Bel Paese? Se i miei nuovi tre amici (conosciuti a fondo solo da pochi giorni) diventassero i nostri rappresentanti, come reagireste? La mia domanda è seria e non vedo l’ora di leggere i vostri commenti Qualora, invece, vi steste domandando chi siano i tre signori sopra citati, adesso provo a schiarirvi le idee.

Ammetto di non amare le serate sul divano facendo zapping, alla televisione preferisco il grande schermo o il palco, luoghi in grado di regalarmi vere e proprie iniezioni di emozioni, quindi dei personaggi di Antonio Albanese ne avevo spesso sentito parlare ma raramente intravisto qualche fotogramma. Poi, una mattina, mi sono trovata faccia a faccia con tutti e tre i cavalli di battaglia del comico nostrano, riuniti in un film tanto leggero quanto lungimirante. “Tutto Tutto Niente Niente”, in uscita nelle sale quest’oggi, è una semplice e lucida critica alla nostra società che (e qui sa un po’ di beffardo) approda al cinema a pochi giorni da capovolgimenti politici che rendono la pellicola un’incredibile e precisa profezia.

Nessun errore, quindi, vi aspettano tante risate, le gag sono molte e le battute sono pensate, che prendono di mira ingigantendo (speriamo!) in nostri più noti difetti senza mancare di garbo: tutto è caricaturale e mai di cattivo gusto. Un po’ di amarezza talvolta però sorgerà a causa dell’inevitabile parallelismo con le notizie e probabilmente vi troverete a dispiacervi che il film sia reale solo all’interno del cinema sotto casa, unico luogo in cui incontrare i tre neo-deputati che, ahinoi, non saranno eleggibili alle prossime elezioni. Perché, tutto sommato, Cetto è la versione più sobria (!) di certe personalità e Adolfo è solo la summa (inoffensiva!) di una fascia di ottusi presenti qua e la per lo Stivale.

A ripensarci, forse, il punto debole del film coincide proprio con la sua forza: le caricature che hanno consacrato Antonio Albanese all’olimpo della comicità nostrana, a questo giro potrebbero far solo sorridere. La ferita è aperta e fa male vederla su grande schermo. La storia mostra una grottesca radiografia da nord a sud una volta in più, anzi di troppo, e il pubblico che sta vivendo quotidianamente una simile situazione, frustrato dal non vedere mai una via d’uscita, potrebbe non divertirsi più e percepire l’opera come una sorta di grillo parlante. Un po’ come nella realtà: ad occhi esterni talvolta appariamo come una triste barzelletta che non fa più ridere per le troppe volte in cui è stata raccontata.

C’era una volta Sordi con i suoi personaggi comicamente tristi, poi sono arrivati i ragionier Fantozzi e oggi ci sono i Cetto, Frengo e Olfo, c’est la vie… Il nostro augurio è di prendere “Tutto Tutto Niente Niente” per quello che è: una parodia, un passatempo divertente, un film perfetto per sfuggire all’assedio natalizio del parentado, un modo per godersi qualche ora di digestione e relax. Se poi stimola l’(auto)critica, meglio così che intorpidire le menti con comicità demenziale


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