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RECENSIONE: "Fondente come il cioccolato"

Da Blake16 @Blake_165
"Fondente come il cioccolato" di Megan Hart:
L'ho incontrato in un negozio di dolciumi e lui ha fatto una battuta sul mio sacchetto di praline al cioccolato. Da allora non faccio altro che pensare a lui, sta diventando un'ossessione. Mi è capitato un sacco di volte di lasciarmi sedurre da uomini il cui unico pensiero era quello di fare sesso. Mi è capitato di andare a casa con loro, a volte, solo perché è piacevole desiderare ed essere desiderata,

COVER ORIGINALE

nonostante fossi consapevole che era tutta una finzione e che alla fine sarei stata delusa.

Io non mi scuso per chi sono o per cosa ho fatto a letto o fuori dal letto. Ho il mio lavoro, la mia casa e la mia vita, e per molto tempo non ho desiderato altro. Fino a Dan. Fino a ora.
Un romanzo intensamente erotico e, nello stesso tempo, di crescita personale. Un segreto dal passato contribuisce a rendere le pagine di questo libro intense e appassionate.
Cosa penso:
Leggendo “Fondente come il cioccolato”, ho capito una cosa: che scriva di rapimenti, di dilemmi familiari o di romanzi erotici, Megan Hart non è la scrittrice che fa per me e non perché non sia una scrittrice degna di farsi chiamare come tale - delle vere e proprie schiappe ce ne sono in giro e non si vergognano a definirsi SCRITTRICI, quando di scrittrici non hanno nulla, neanche una grammatica corretta -, non è per questo, la sua bravura va riconosciuta a livello oggettivo, non nego che sia una scrittrice che vale, il problema è che non riesco proprio a farmela piacere… è una sensazione a pelle, appena inizio a leggere i suoi romanzi, sin dalle prime pagine c’è qualcosa che me la fa quasi venire a noia, che mi rende la lettura pesante.
E non venite a chiedermi che cosa sia, perché in tutta sincerità ancora non l’ho capito neanch’io.
“Fondente come il cioccolato” è il secondo libro che leggo di quest’autrice – il primo è stato “Fragili e preziose”, romanzo di tutt’altro genere – e nonostante cambi totalmente genere, l’ho trovato ugualmente pesante e pomposo: troppo articolato, troppe introspezioni, troppe menate mentali e troppe menate mentali durante le varie, anzi svariate “sedute di sesso” che vengono descritte durante lo svolgersi della trama.
Insomma, va bene che la protagonista ha avuto un’adolescenza al quanto difficile, e mi va bene che il lettore lo venga a scoprire poco per volta, ma se questo svelarsi “poco alla volta” vuol dire ripetere sempre lo stesso concetto mentale aggiungendo un nuovo pezzo man mano che la storia procede e ogni qual volta Elle, la nostra protagonista, fa sesso, cioè ad ogni pagina o quasi, e no… questo non va bene per niente, stufa, annoia, fa sbuffare.
E poi, tutte le protagoniste di Megan Hart sono tutte delle pazze egocentriche, delle svasate, con passati terribili e con la prospettiva di futuri altrettanto poco idilliaci.
E che palle!!! E basta!!!
Signora, ma scrivi qualcosa di più distensivo…
Dai un po’ di tregua ai tuoi personaggi… falli rilassare… falli vivere serenamente… e non sfracassare i cosiddetti a noi poveri lettori con ‘ste storie, tristi, depressive e stressanti.
Sì, perché anche questa volta mi sono stressata non poco leggendo questo romanzo.
E anche i lieti fine fanno veramente penare: è un lieto fine che non è tanto lieto… insomma stressata dall’inizio alla fine e neanche all’ora ho potuto tirare un sospiro di sollievo…
E devo ammettere che forse è per questo che l’ho sentita una storia VERA.
Di storie del genere se ne sentono in giro e purtroppo è la realtà della nostra società… una realtà agghiacciante, ma una realtà che dobbiamo riconoscere e cambiare… impresa titanica.
Infanzie violate da persone che dovrebbero proteggere, l’omertà, il rifiuto di vedere i fatti così come sono, nascondere la testa sotto terra pur di non vedere la realtà che ci circonda.
Megan Hart descrive alla perfezione il baratro in cui si rischia di affondare – o in cui si è già affondati – per chi ha avuto un’infanzia spezzata.
E poi, quando finalmente si vede una via d’uscita, quando si arriva all’accettare quello che è stato, perdonando prima fra tutti se stessi e poi il proprio carnefice, l’autrice ci dice attraverso Elle forse la cosa più vera di tutte:
Non mi ritrovai a correre in un campo di margherite, mano nella mano con Dan. Non sentivo i violini quando lo baciavo. La mia vita non cambiò drasticamente, a dimostrazione che non serviva solo un cavaliere senza macchia e senza paura con un martello per rompere la torre di vetro e cambiare la vita della principessa imprigionata, per vivere per sempre felici e contenti.
Pero c’impegnammo per far funzionare il nostro rapporto, con sincerità e fiducia, cercando di essere onesti e fedeli, di ascoltarci a vicenda, di guardare al presente e al futuro invece di ripensare al passato.

Insomma, nella vita vera non è sempre facile trovare il lieto fine, non è così a portata di mano come ci propinano le più smielate storie d’amore… bisogna cercarlo, e poi con pazienza conquistarselo.
Obiettivamente parlando, non mi sento di dare un giudizio inferiore alle quattro stelle – se mi dovessi basare solo sui miei gusti ne darei tre a stento – devo essere obiettiva, scevra da qualsiasi pregiudizio e so per certo che la mia è l’unica voce stonata, perché “Fondente come il cioccolato” è un libro che piace o che piacerà, questo è un dato oggettivo e qui non ci piove.
È difficile, e altrettanto strano, per me dirlo, però certamente è una lettura CONSIGLIATA.
Un’ultima cosa…
Ma che minchia c’entra il titolo scelto per la versione italiana con la trama?
Che ci azzecca con quello originale?
Un titolo formato da una sola parola, “Dirty”, che racchiude in sé il vero significato dell’intero romanzo.
Se qualcuno dovesse risolvere questo arcano mistero e dare una risposta a questi miei interrogativi, gli sarei grata se me lo facesse sapere
.
L'ho letto il... 23 Maggio 2013GIUDIZIO:

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