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[Recensione] Il passo del ragno di Gabriella Grieco

Creato il 22 dicembre 2014 da Queenseptienna @queenseptienna

Il passo del ragnoTitolo: Il passo del ragno
Autore:
 Gabriella Grieco
Editore: Lettere Animate
Anno:
2014
ASIN: B00OPJQCK4
Lingua: italiana

Formato: Kindle
Dimensioni: 
221 Kb
Prezzo:
€ 1,49

Voto: [Recensione] Il passo del ragno di Gabriella Grieco

 

TramaMarila e Francesco si incontrano, si piacciono, si sposano. Una vita semplice e tranquilla. In apparenza. Un passato poco chiaro influisce sul presente e sugli altri personaggi: il Ragno, l’ombra e la mosca. 
Sola una cosa è chiara: il Ragno è un assassino, la mosca è la sua vittima. E l’ombra? L’ombra è fumo… 
Il lettore viene trasportato nell’inferno in cui lentamente si trasforma la vita dei due protagonisti, ma fino all’ultimo, fin quando il Ragno non si svelerà in tutta la sua rabbiosa violenza, ne ignorerà il perché.

Recensione: Raccontare la trama di un thriller senza rischiare di dire una parola di troppo è impresa assai imprudente, soprattutto quando, com’è giusto che sia, la storia si gioca nel finale che giunge inaspettato terrificante.

Non ci si può limitare a dire che si parte da una certa premessa per giungere al ribaltamento della situazione iniziale creando l’effetto. Né appare sufficiente precisare che a lettura ultimata è irresistibile la tentazione di scorrere tra le righe quei passaggi che, col senno di poi, assumono ben altro significato.

Indossiamo volentieri la veste di provetti investigatori, a inseguire tracce, segnali, indizi di ciò che ignoravamo e di ciò che, spudoratamente, ci veniva offerto sotto mentite spoglie. A confondere le acque è la semplicità del racconto: pochi i personaggi, pochi gli eventi, nulla che trascenda una vita ordinaria in un paesino in cui si conoscono tutti.  Anche il lettore più distratto è tenuto a bada e irretito dai disegni dell’autrice.

I personaggi di questo romanzo (Marila, Francesco, l’addetta delle poste, l’ex padrona di casa…) si muovono con accanto le loro ombre. E, incollata a una di queste, il ragno si muove leggero, cammina in silenzio, in silenzio tesse la sua tela mortale. Altra figura, non certo di contorno, è la mosca, colei che non sa, che prima di esserne consapevole è preda. Nasce preda, poi muore.

Devo dire che dare un volto a chi, di intermezzo in intermezzo, butta un occhio al lettore dicendo: attento che ci sono anch’io, non è facile. La storia che si snoda non potrebbe essere più normale e ordinaria, anche nelle difficoltà della vita di coppia che non mancano di trapelare.

A contribuire all’atmosfera è indubbiamente l’ambientazione. Non una grande città, ma un paesino tra gli Appennini. Pochi gli abitanti, si conoscono tutti, non si può nascondere nulla. Dura vita per le mosche,  guardate a vista dal ragno. Sembra un paradosso, ma è notorio che è più facile nascondersi nell’anonimato dei grandi centri piuttosto che tra gli occhi dei compaesani curiosi, siano la postina, il droghiere, l’appuntato, il prete. Pur contandoli sulla punta delle dita, la mosca finché non sa di essere preda, avanza e vola baldanzosa. E quando percepisce qualcosa di strano, qualcosa che rompe l’equilibrio della routine, non sa da che parte guardare, contro chi stare in guardia.

Ma chi diavolo è il ragno, o la mosca? ci domandiamo noi indispettiti man mano che entriamo in casa di Màrila e Francesco, sposi di fresco, e abbiamo già preso confidenza con Fischio, il cagnolino esuberante e incomodo, che fa danni tra le aiuole. Per non parlare delle chiacchiere di paese, dei si dice, che scompigliano un qualsiasi convincimento prima che metta radici:

 “Ecco, vede che brutte cose si pensano? Eppure l’abbiamo pensato tutti in paese…”

Una cosa è chiara. Per quanto ci riguarda il ragno in primis è l’autrice che sfodera tutta la sua pazienza e getta qua e là indizi fuorvianti. Tra l’altro anche il lettore più sprovveduto non può nascondersi che ragno/predatore, predatore/preda, siano equazioni troppo scontate per non nascondere un tranello: l’ordito, la trama della tela, in fondo, è un tutt’uno con il romanzo. È proprio la tela invisibile ad affascinare ad attirarci come mosche:

La ragnatela è fatta così. Una volta tessuta, non la si può disfare senza distruggerla.

Direi quasi che c’è qualche spunto per una teoria del romanzo: non ha torto Cesare De Marchi a ribadire che la trama non è l’unico elemento del romanzo, occorre anche l’emozione letteraria, quella che spinge alla lettura e a proseguire una volta iniziato(1). A tale  principio fa eco la stessa autrice quando ci mette in guardia da se stessa:

Tessere non è l’unico impegno del ragno. La sola ragnatela non basta.

E brava. Così la ragnatela non la cerchiamo più, guardiamo altrove e, come mosche, voliamo ignari intorno a quella che si forma sotto il nostro naso.

(1) C. De Marchi, Romanzi – Leggerli, scriverli – Feltrinelli

 


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