Per me è sempre un’emozione andare a votare.
Mi emoziona come se fosse il primo giorno di scuola,
di lavoro, di una prima teatrale, come se fosse appunto sempre la prima volta.
Mi emoziona sapere che in tanti stiamo andando a
votare e in tanti votiamo per lo stesso ideale.
Mi sento parte di una comunità, di un popolo, ed è
come se fosse Natale, sembriamo tutti più buoni, più solidali e conviviali.
E ci si saluta.
Ci si saluta per strada, con gli
sguardi taciti, nel salire le scale per raggiungere il seggio, all’uscita, a
prescindere dal voto, con la convinzione di esercitare il proprio diritto
e di poter influire su decisioni importanti per il nostro futuro.
E mi sento anch’io importante, orgogliosa e felice
d’appartenere ad un paese bellissimo.
Oggi, alle nove e trenta, non c’era molta gente al
mio seggio, solo qualche anziano prima di andare a messa.
E loro indicano la nostra strada, proprio loro che
di strada non ne hanno più tanta davanti a se.
Eppure sono lì ad esercitare il
diritto al voto, a sostenere che l’acqua deve essere pubblica, a sostenere che
il nucleare non è il nostro futuro, a sostenere che tutti siamo uguali davanti
alla legge anche chi le leggi le fa.
I nostri anziani votano anche per noi, per tutti i
nipoti d’Italia.
Nello scendere le scale un po’ zoppicanti con le
articolazioni acciaccate, marito e moglie ottantenni.
Il marito davanti si tiene alla ringhiera:
- però non c’è tanta gente.
E la moglie, attaccata anch’ella alla ringhiera:
- si, ma è ancora presto.
Da dietro, più giovane e attaccata anch’io alla ringhiera:
- speriamo che vengano in molti.
E nel sorpassarli la signora alza lo sguardo e mi
sorride:
- speriamo.
E dico:
- Diciamolo a tutti quelli che incontriamo di venire
a votare.
E sorridono ancora, dietro alle spesse lenti
d’occhiali, due enormi occhi azzurri del colore del mare.
LA SPERANZA E' DI TUTTI.
