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Religione o fede? Quale cristianesimo? (4)

Creato il 22 marzo 2010 da Pinomario
La dichiarazione pubblica di ateismo da parte di una giovane e pensosa amica, mi ha indotto a pormi alcune domande relative alla questione religiosa, la principale delle quali è stata senz’altro la seguente: ma chi è il credente? colui che professa di credere nel Dio cristiano e poi ritiene impossibili un altro mondo e una umanità diversa, o colui che dice di non credere nel Dio cristiano, ma non smette di credere, di sperare, e di lottare, perché questo mondo cambi le sue logiche e diventi una casa accogliente per ogni essere umano?
Beh, non ho dovuto pensarci molto per scegliere la seconda ipotesi! Anche perché mi sono ricordato di un brano del vangelo, dove Gesù parla di un padre che aveva due figli e chiese a tutti e due di andare a lavorare nella sua vigna. Gesù prosegue il racconto dicendo che il primo rispose al padre: vado subito signore, ma non andò; mentre l’altro oppose un rifiuto alla richiesta del padre, ma poi ci andò. L’evangelista Matteo, che narra l’episodio, scrive che Gesù chiese agli interlocutori: chi dei due secondo voi si è dimostrato veramente figlio e obbediente al padre? E ai suoi ascoltatori che, ovviamente, risposero: il secondo, egli disse concludendo: in verità vi dico (una formula del tempo per dire: vi attesto solennemente e voi potete essere sicuri che sarà così) i pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel regno di Dio! E cioè: quelli che vengono ritenuti più lontani da Dio, secondo i comuni parametri “religiosi”, sono più vicini a Dio di quelli che credono che Dio stia, invece, sempre dalla loro parte!
Certo, se non si confondesse la “fede cristiana” con una qualunque “religione” pagana; se non si identificasse il messaggio cristiano solo con un complesso di norme, pratiche e riti suggestivi; se non si identificasse l’essere cristiani con appartenenze culturali e identità sociologiche, da usare magari contro altre identità e appartenenze; se la fede cristiana non fosse, per molti, solo un prodotto di “consumo” che “serve” in alcuni casi e poi si mette via, o un farmaco per momenti difficili; se l’essere cristiani non si identificasse con l’andare in giro per i vari santuari e luoghi “sacri” mentre il resto della vita e delle idee rimangono immutati; se non si considerasse la fede cristiana come la “religione civile” del paganesimo, spendibile sul piano dei rapporti di forza e di potere politico, allora sarebbe più facile rispondere alla domanda: chi è il cristiano, come a una domanda che riguarda la vita dei credenti, e non come a un argomento da salotto. Allora, se quelli che si dicono cristiani sapessero rispondere veramente a questa domanda, forse avrebbe più senso il discorso cristiano, anche per gli uomini e le donne di oggi, anche quelli per i quali il discorso cristiano sembra non dire più molto! Allora la presenza, lo stile, la vita, i comportamenti e il tipo di società dei cristiani non diventerebbero, come è successo e succede spesso, una paradossale prova della non esistenza del Dio cristiano!
Infatti, chi può rendere credibile il Dio cristiano? Chi dice di credere in un Dio, Padre di tutti, e poi accetta e non ritiene strano un mondo in cui gli esseri umani vengono distinti in “figli e figliastri”, gli uni da accogliere e gli altri da escludere e dimenticare? Chi si riconosce nell’identità cristiana che consiste nel credere che Dio, che nessuno ha mai visto (vangelo di Giovanni), si è manifestato in un volto umano (Gesù), e poi non riesce a riconoscerlo nei volti, a volte deturpati e feriti, degli uomini e delle donne di oggi, solo perché non appartengono ai “nostri”? Chi dice di credere in qualcosa di inimmaginabile come la resurrezione, e poi ritiene impossibile che questo mondo possa essere cambiato e reso più umano, più giusto, più solidale? Chi dice di credere nel Dio-amore e poi considera normale che in questo mondo prevalga la legge della giungla, del si salvi chi può, dove si considera normale e naturale che chi è più forte o più furbo arraffi quanto più è possibile, a spese degli altri? Chi dice di credere in un unico Dio creatore, da cui dipende tutto, e poi accetta che le risorse di questo mondo siano controllate da una piccola minoranza di privilegiati, ai quali, come a dei, è riconosciuto il diritto di decidere chi è escluso dal banchetto della creazione e chi no, come se si trattasse di un semplice reality tv? Chi dice di credere in un Dio crocifisso e poi accetta la folla sterminata di crocifissi e vittime della sopraffazione, della prepotenza, dell’avidità dei potenti della terra, senza fiatare, scrollando le spalle e voltandosi dall’altra parte, o magari partecipando alla sopraffazione? Chi dice di essere la comunità dei seguaci dell’indifeso Gesù e poi negozia e contratta continuamente condizioni di vantaggio e posizioni di forza, con i potenti di questo mondo? Chi dice di credere che l’uomo è fatto a immagine di Dio, e poi tollera che gente e popoli di ogni colore, vivano umiliati e offesi nella loro dignità? Chi dice di credere nella venuta del Regno di Dio, cioè nell’attesa di “terra nuova e cieli nuovi” e poi è disperatamente, e fatalisticamente, aggrappato allo stato presente delle cose, difeso “con le unghie e coi denti”? Chi proclama, a gran voce, a ogni pie’ sospinto, il primato dello spirito, della religione, dell’etica e dei “valori” e poi organizza le relazioni umane in ossequio alle logiche del denaro e delle “ferree” leggi dell’interesse privato e dell’economia? Chi professa continuamente gli ideali evangelici annunciati da Gesù di Nazareth, ma poi pensa che, in realtà, la vita è tutta un’altra cosa, anzi, come il “grande inquisitore” di Dostoevskij, vorrebbe quasi rimproverare Gesù di essere venuto a crearci problemi dicendoci quello che ha detto, e chiedendogli, casomai, di lasciarci in pace e tornarsene là da dove è venuto, con tutti i suoi ideali e le sue speranze?

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