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Review: La favola di Natale

Creato il 06 gennaio 2014 da Paperottolo37 @RecensioniLibra

La favola di Natale
La favola di Natale by Giovannino Guareschi
My rating: 5 of 5 stars

Questo racconto, scritto da Giovannino Guareschi durante il periodo che ha passato come internato “in un campo di concentramento del nord-est germanico…” e ideata per rendere meno gravoso il carico, già estremamente pesante da portare, di nostalgia agli altri suoi compagni di sventura, potrebbe intitolarsi anche “Il sogno di Natale”. Protagonisti principali de “La favola di Natale” sono, oltre allo stesso Giovannino, il suo figlio primogenito Alberto (Albertino), la nonna di Albertino nonchè madre dello stesso Giovannino, il fido cane di famiglia Flik e, con il compito di illuminare la strada ad Albertino, la nonna e Flik, una lucciola.
E’ la notte di Natale e, avendo verificato che la poesia da lui recitata e poi “spedita” al padre nella sua prigione lontana non era riuscita, anche se non certo per colpa sua, ad avere notizie del padre, decide di recarsi di persona a trovare il padre. Mentre si sta incamminando a lui si uniscono Flik, il cane di famiglia che vuole rivedere il proprio padrone e la nonna di Albertino ansiosa di rivedere il proprio “bambino”.
Dopo un viaggio lungo e pieno di incontri fantastici, nel vero senso della parola, i tre “illustri personaggi”, come direbbe lo stesso Giovannino Guareschi, si incontrano con Giovannino, egli stesso in viaggio allo scopo di visitare i sogni dei propri cari e rendere, a sé e a loro, meno gravoso il forzato distacco. I quattro trascorrono la Notte Santa insieme e Giovannino riesce a dar forma e consistenza ad un panettone improvvisato che ha il gusto “di cielo e di bosco“. Durante quella notte per il bosco nel quale i quattro sono riuniti passa anche la Sacra Famiglia in cerca della capanna dove il Bambinello possa rinascere nuovamente. Al momento di separarsi nuovamente Albertino chiede al padre perchè non lo porti con sé e Giovannino gli risponde che “neappure in sogno i bambini devono entrare laggiù“. Quindi i quattro si separano con la promessa di rivedersi “Domani“. Un “domani” ancora un po’ in là da venire ma comunque si lasciano con la ferma speranza di ritrovarsi, un giorno, tutti insieme, cosa che poi succederà.
Con “La favola di Natale” come già con il “Giornale parlato” ideato e messo, diciamo così, in scena all’interno dei campi di concentramento, Giovannino Guareschi, non solo tiene alto, o quantomeno cerca di tenere alto, il morale di quanti insieme a lui sono costretti a quel “forzato esilio”, a quella “Resistenza bianca” cui Giovannino Guareschi e gli IMI, gli Internati Militari Italiani i quali, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono l’adesione alla Repubblica Sociale, ma tiene fede al giuramento solenne pronunciato il giorno in cui fu deportato e fece l’ingresso nel primo dei campi di concentramento, giuramento solenne riportato anche nelle pagine iniziali del “Diario clandestino“: “Non muoio neanche se mi ammazzano“. Giuramento che porta in sé il germe di quella speranza di resistere anche a quella prova che la vita gli presenta!

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