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Ricordi

Da Infanziadelbambino

Da qualche giorno la mia memoria mi rimanda ricordi dei miei primi giorni di lavoro. Non mi dispiace ricordare i momenti che mi hanno portato ad iniziare a fare l’educatrice, anzi a volte ripenso a quando facevo la baby sitter.
 
Ricordo il primo mattino…
La piccola aveva 16 mesi, arrivo e lei è attaccata alla gamba della mamma e le dice “No via!!” e piange, io penso ok se tutti i giorni è così non so se ce la faccio.
I genitori escono e io mi ritrovo in casa d asola con una bambina che piange disperata dietro la porta di casa.
 
Cosa faccio? Penso, la ignoro, lei capirà che non la guardo e smetterà. Passano 15 minuti buoni, forse anche di più e lei niente è ancora attaccata alla porta di casa e piange.
Ok, mi dico “Fatti venire in mente qualcosa!” eh, facile a dirsi. Prendo i giochi in salotto, il lego e alcune bambole e inizio a giocare. Silenzio, ok ho attirato al sua attenzione, ora? “Vuoi giocare con me?” Ricomincia a piangere, cavolo, non dovevo parlarle….
Dopo un’ora io sono esausta, lei piange ancora, ma almeno si è avvicinata a me, ora è sdraiata sul divano, non mi guarda, o almeno ogni tanto colgo uno sguardo, ma appena i nostri occhi si incrociano lei gira la testa dall’altra parte.
Non mi aspettavo un benvenuto così!
All’alba delle 10.30 lei piange ancora, molto meno, ma comunque non è tranquilla, io sono quasi sull’orlo delle lacrime. Non pensavo che fosse così difficile. E voglio fare l’educatrice? Non ce la farò mai.
 
Sono sconsolata…
E meno male che devo fare solo 5 ore penso. Ne sono passate 2 e sono sull’orlo di una crisi di nervi. Ma non mi faccio intimorire, in fondo io sono l’adulta e lei la bambina.
Prendo un libretto e inizio a leggerle una storia. Come prima, sento silenzio, ma non faccio l’errore di prima di interagire, continuo a leggere, volto piano piano tutte le pagine della storia e continuo a leggere… Per quasi 20 minuti non si sente piangere….. Ce l’ho fatta!!
Ma poi il caos, non so cosa e come succede, ma qualcosa scatena un pianto disperato, mi si stringe il cuore, afferro la piccola tra le braccia, la cullo e le parlo dolcemente “Capisco che sei triste, vuoi la mamma, lo so, tra poco sarà qui, io voglio solo giocare con te, voglio farti stare bene…” e altre cose, le dico tutto quello che mi passa per la mente, continuo a parlare a parlare a parlare, ho paura che se smetto lei riprenda a piangere e mi fa stare male vedere tutta quella tristezza, allora non mi fermo.
 
Poi succede qualcosa…. La piccola si addormenta tra le mie braccia. E’ esausta per il pianto.
Io la tengo così ancora un bel po’ di tempo, poi la poso delicatamente sul divano e mi siedo vicino a lei e la osservo dormire.
 
Passano le ore e finalmente sento aprirsi la porta e vedo la mamma tornare.
La piccola dorme.
Racconto alla mamma di quella prima mattina, le racconto tutto, non le nascondo nulla, anche che non ha mangiato, che sono mortificata e sconsolata che non so se sia giusto che io faccia la baby sitter. La mamma della piccola mi dice “Vieni anche domani mattina e non preoccuparti”.
 
Ancora oggi non so spiegare cosa abbia lasciato dentro di me quella frase, così semplice, ma di grande effetto. Il suo modo di rassicurarmi è stato così genuino che mi sono sentita bene, anche in quel momento di inadeguatezza, mi sentivo sbagliata, non adatta, ma quelle parole, così serene mi sono state di grande aiuto.
 
Il giorno dopo sono tornata e anche se la piccola piangeva ancora, quando la mamma è uscita, io mi sono seduta sul divano, ho aspettato che la piccola mi guardasse e quando si è girata le ho mostrato il libro del giorno prima e ho cominciato a leggere. E’ stato bellissimo vedere che mi ascoltava, e quando mi fermavo mi diceva “Ancoa” e io proseguivo. Quella mattina ho letto 4 volte di fila quel libretto, è stato il primo legame che ho instaurato con la bambina a cui dovevo fare da baby sitter.
 
Sono passati 15 anni da quel giorno…


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