Riflessione semi-polemica sul fashion system e sul commercio del lusso in generale

Creato il 18 febbraio 2015 da Nonnaso @NonnaSo

Vorrei condividere con voi una breve, anzi brevissima (ma molto polemica) riflessione sullo stato dell’arte del fashion system, e di tutta la costruzione che ci sta attorno. E sul commercio del “bene di lusso” in generale.

Qualche minuto fa ho letto un articolo dove uno dei tanti guru del suddetto fashion system si confessava “preoccupato” perchè “gli italiani aspettano i saldi per fare acquisti, e si rivolgono ai grossisti di dubbia provenienza (=cinesi) invece che alle grandi case del made in Italy

Insomma, potete immaginare: il solito piagnisteo della Confcommercio/Confesercenti/esercenti tutti riuniti che lamentano i bassi ricavi, la stagione “bucata”, e bla bla bla. Non una novità, per chi già guardava con preoccupazione al calo degli arrivi russi degli ultimi due mesi, che, con il rublo che ha perso mordente, hanno dovuto rinunciare alla solita “calata” sulla penisola per fare incetta di grandi marche col tax free.

Non potendo additare solamente i turisti stranieri che latitano (a due mesi dall’Expo??? orrore puro!), perchè non prendersela anche con quei “poveracci” degli italiani, che ormai non comprano più il made in Italy, non sostengono la causa, non fanno “girare l’economia” (E non si fanno girare le balle, aggiungo io), ma anzi, da vili traditori quali sono sostengono il commercio  di quei “cattivoni” dei grossisti cinesi che vendono brutta merce, cattiva merce, merciaccia che costa troppo poco.

certo, diamo la colpa agli italiani. Anzi no, diamo la colpa ai cinesi.

Come se non gli avessero aperto le frontiere prima, accettando bustarelle e mazzette, denari sonanti e denari in contanti per farsi colonizzare a basso prezzo.

Come se le grandi case di “moda” non si rivolgessero loro per prime ai cinesi per i materiali e la manodopera.

(non venite a dirmi di no: lo sapete che quasi tutti i setifici di Como – e della penisola se per questo – hanno chiuso bottega ormai da anni, stritolati dalla crisi, ammazzati dai debiti, in barba al concetto di “made in Italy”, all’orgoglio dell’artigianato locale, alla parlantina sul km zero e sulle identità artigianali? Lo sapete i vari Dolce e Gabbana e compagnia bella da dove la prendono la seta e perchè? Lo sapete che fanno arrivare le merci già confezionate e poi ci appiccicano sopra l’etichetta e voilà.. il prodotto diventa “made in Italy e il prezzo lievita del 1500% no? si che lo sapete.. ve lo ricordate ancora lo scandalo Moncler)

E questi cari signori, arricchiti sulla pellaccia pellaccia nostra, dei nostri sogni e dei nostri “bisogni”, ci vengono a piagnucolare che non fanno ricavi, che noi italiani poveracci siamo cattivi e brutti ad aspettare a fare le compere ai saldi, come le peggio zecche da centro commerciale.

Come se dovessimo essere tutti scemi e andare a comprare a prezzo pieno per “far girare l’economia”. Come se non avessimo il diritto di informarci, valutare, mettere in moto il cervello e cercare di risparmiare, se possiamo, e invece dovessimo farci ingozzare e farcire come tante belle oche all’ingrasso dalle loro stronzate sul lusso, sulla moda, sull’essere fescion.

E perdonatemi il francesismo ma questa pretenziosità mi ha mandato il sangue alla testa, chissà perchè.

Sarà che sono una consumatrice più che attenta, e perchè no, anche micragnosa a volte. E me ne vanto pure!

Di certo non sono una di quelle ochette più dotate di portafoglio che di cervello, gusto e senso pratico, che qualunque titolare di negozio nel quadrilatero della moda o sulle blasonate vie vorrebbe veder entrare ogni giorno: carta di credito alla mano, pronta a comprare una collezione dietro l’altra, no matter what o se fa schifo ai porci.

Cominciassero, invece di lagnarsi i cari signori, a tenere i prezzi un pò più sull’abbordabile, invece che gonfiarli oltremisura (Ed anche oltre il valore reale o percepito che sia) per poi giustificarsi col “bene di lusso” che ormai non è nemmeno lontanamente “made in Italy”, e cominciassero a prendere un pò meno per il culo la gente.

E poi, se vogliono “compratori di lusso compulsivi”, continuassero a mettere i tappeti rossi per cinesi arricchiti, russi, coreani e compagnia bella. Gli offrissero il volo da Mosca, Pechino, Hong Kong, stipulassero accordi per camere a 15€ negli hotel di lusso, e buoni di spesa complimentary negli outlet della penisola, e free gift, e tax free e duty free a go go, e welcome cocktail e “coperte in camera” e ingressi con consumazione gratuita e privè riservato nei locali blasonè della Milano da bere. 

Ah già, quello già lo fanno, alla faccia di chi invece le tasse, i mezzi pubblici, le bollette, l’affitto, l’aria che respira e i vestiti che indossa, invece, se li deve pagare.

Continuassero a fare marchette e svendere le nostre città centimetro dopo centimetro, negozio dopo negozio, fabbrica dopo fabbrica.

Ma io, il lusso, lo lascio volentieri a quella gentaglia, e continuo a fare i miei affari.

(si, lo so, sembro un pò beghina e di mente stretta a fare questi ragionamenti, ma che posso dirvi, l’ipocrisia mi offende nel profondo)



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