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Riportando (quasi) tutto a casa

Creato il 19 agosto 2012 da Francosenia

 

Io

 

 

 

 

 

 

Credo sia Unamuno, in "Nebbia", che, riferendosi alla cosiddetta "mania di viaggiare", asserisce che la cosa ha a che fare con la topofobia, piuttosto che con la filotopia. Come a dire, si viaggia perché si odia - non ci piace - il luogo in cui si vive e non perché si ami il luogo verso cui ci si dirige. Un po' come la famosa affermazione, di non ricordo chi, a proposito del fatto che si può essere vegetariani per odio alle piante, e non per amore verso gli animali. Detto questo, e pagato il solito tributo ai riferimenti che qui e là mi assillano, torno a scrivere - o quel che è - su quel che succede e che, in varie gradazioni, mi tocca. Di quel che ho saputo mentre ero ancora via, di quel che ho appreso al momento in cui sono tornato, e di varie cose su cui mi è capitato di rimuginare.

minatori

Giovedì scorso, nel paese di Nelson Mandela, 34 minatori sudafricani sono stati passati per le armi dalla polizia. Sassi e bastoni contro fucili mitragliatori. Nei filmati, si vedono i poliziotti dopo il massacro. Molti di loro sono neri, e sorridono. Non credo serva aggiungere altro.

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Intanto, apprendo con ritardo, è morto Harry Harrison. Uno dei pochi autori di fantascienza capace di coniugare avventura spaziale e commedia, ma anche di disegnare uno dei più impietosi ritratti del nostro futuro. Libro e film imperdibili; mi era capitato di parlarne qui. Sul sito del guardian, si può leggere la sentita commemorazione che ne fa Christopher Priest.

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Ultimamente, nel luogo dove quotidianamente mi reco per scambiare tempo con reddito, è in corso una "trattativa" su orari e tempi di lavoro. Mi spiego: ogni tanto succede che qualche dirigente, a livello più o meno nazionale, si accorge che orari di lavoro e di apertura al pubblico non sono uniformati a livello nazionale, e non corrispondono al concetto di "servizio" in auge al momento. Ovviamente, tutto questo si traduce immediatamente in un tentativo di peggiorare le condizioni di vita, riducendo flessibilità e orario di servizio in modo da aumentare, ad esempio, i tempi di percorrenza ed altre cose del genere.
La trafila è la solita. Il direttore convoca i sindacati e le RSU ed illustra loro la proposta, intrisa delle magnifiche sorti e progressive. Sindacati e RSU, pieni di buona volontà, si risolvono poi a parlarne con l'assemblea, non senza prima aver cercato di dimostrare di essere pronti a far capire alla dirigenza che sì, si può trovare un accordo; una piccola correzione là, un'altra qua ... L'assemblea dice no. Punto e basta. Ma loro, no. E che diamine!?! Non si può mica fermare il progresso, il liberismo, la concertazione. Sennò che cazzo ci stanno a fare, loro!?? E perciò, alla faccia dell'assemblea, si tratta! Perché - ci fa sapere il delegato della cgil - il sindacato tratta. E un sindacato che non tratta non è un sindacato. Sono più o meno tutti d'accordo. Sindacati confederali e non, cub usb rdb sindacati più o meno gialli, rossi e viola a pallini blu. Tutti d'accordo, tranne l'assemblea. Quella non conta. E, in fondo, non ha mai contato. Diciamocelo!
Ah, la foto qui sotto l'ho scattata in un vecchio negozio di ceramiche, in via Cavour, a Siracusa. Non c'entra niente. Forse!

lenin


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