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Riprendetevi la faccia: intervista a Barbara Alberti

Creato il 08 maggio 2010 da Ilbicchierediverso

Riprendetevi la faccia: intervista a Barbara Alberti

Noi adoriamo Barbara Alberti. La letteralmente amiamo e con il pretesto del suo ultimo libro “Riprendetevi la faccia” (Mondadori) abbiamo avuto il piacere di incontrarla di nuovo e di scambiare due chiacchiere con lei.

Cos’è che fa “vecchia”?

Cercare di nasconderlo. Quando ero piccola “vecchia” non era ancora un insulto. Papà e mamma a 40 anni si facevano chiamare da noi “il vecchio” e “la vecchia”(che voleva dire i capitribù, quelli che stavano in prima linea) con una sfumatura giocosa che continuo a sentire in questa parola.

Se la plastica è il burqua delle donne, le rughe sono il loro specchio?

Sì ma a volte ingannevole, come tutti gli specchi. Le rughe possono disegnare un grugno sinistro a chi ha amato il mondo, e a un vecchio manigoldo una faccia da santo.Con me però la natura è stata onesta, mi riconosco. Nella mia faccia si vedono i milioni di risate i milioni di pianti , il vizio del fumo (infinite rughe intorno alle labbra), l’aver preferito all’estetista altre perdizioni più emozionanti  e si vede, perché sembro un dattero secco anche per le nuotate sterminate sotto il sole credendomi Robinson, l’imprudenza, l’ottusità di un ottimismo irresponsabile che mi abbandona solo quando scrivo,  e  perdo la mia identità ovvero sono meno  stupida.E poi chi non ha ancora le rughe crede che si tratti di uno stato perenne, ma non è vero. Mica le hai tutto il giorno. Te ne ricordi d’un tratto se incontri uno specchio o uno sguardo malevolo, il resto è come nei sogni. Un turbine di incarnazioni, brutte, medie, belle.

Perché le donne si sono rimbecillite al punto di assumere tratti mostruosi?

Mica solo le donne. Gli umani di qualsiasi sesso si fanno raggirare, si consegnano a una credulità suicida. Una gigantesca Wanna Marchi ci circonda e ci dirige. Quattro, cinque generazioni nate davanti alla pubblicità- un genocidio dell’immaginazione, del pensiero, del sogno. Morte del libero arbitrio, della capacità di rivolta  per incapacità di visione. Tutti gli stimoli vengono dall’esterno. Si stacca il contatto  con l’unica persona su cui dovremmo poter contare sempre, noi stessi. Schiavi e tristi. Con una sopportazione autolesionista da capanna dello zio Tom. Che abbia ragione Dostoevskij nei Karamazov (“ La leggenda del grande Inquisitore”) quando dice che gli umani vogliono solo obbedire e inginocchiarsi in gruppo?

E gli uomini? Lei dice che hanno ancora più paura? Li trova così infighettiti?-

No li trovo drammatici. Più delle donne lontani da sé, incapaci di reagire, conformisti per terrore. Difatti se ne compare uno disobbediente e spiritoso (ovvero che sappia ridere anche di sé)  se lo contendono in cinquanta. A qualcuna piacciono i soldi, ma il coraggio piace molto di più.

Si può ancora trovare la bellezza in mezzo alla serialità che ancheggia per le strade?

Le strade sono piene di bellezza. Molto più della TV dove vogliono imporre il modello d’ordinanza, con attributi femminili così esagerati da cancellare la femminilità.

Come ci si riprende la faccia?

Giorno per giorno. Non è mai definitivo. Puoi perderla anche un istante prima di morire, quando pensavi “Tò, ce l’ho fatta”. Quanto al “come”, beh dei dieci comandamenti almeno otto sono sempre validi.

Cosa la secca di lei?

Che sono sempre molto lontana dall’idea che ho di me. Brechtianamente, “della inadeguatezza degli sforzi umani”. Ma è anche una grande spinta: la speranza di riuscire a educare almeno un po’ questo mezzo cretino che mi è toccato in sorte, me stessa- verso il quale ho poca indulgenza ma tanta pazienza, sempre sperando che migliori. Fisicamente parecchie cose, se ci penso. Ma ci penso poco, ho una spensieratezza da oca. Mi tratto come una vecchia macchina sportiva, qui c’è un bozzo, lì è scrostato, le ruote sono lisce, gli sportelli potrebbero staccarsi da un momento all’altro…ma via, in strada! Secondo il mio modello che non è Ivana Trump ma il suonatore Jones di Spoon River.

Che giocò con la vita per tutti i  novant’anni

Fronteggiando il nevischio a petto nudo

Bevendo, facendo chiasso, non pensando né a moglie né a parenti

Né al denaro né all’amore né al cielo…

(il tutto complicato dal fatto che sono anche una chioccia e veglio sul pollaio).

Cosa fa davanti allo specchio?

Mi trucco e mi pettino.

 

Lo sguardo di una donna può invecchiare?

Certo, come quello di un gatto. Di chiunque abbia occhi e un’anima per spegnerli e accenderli.

 

Ha mai ricevuto un bacio da uno più giovane? Se sì com’è stato?

Ho ricevuto molto di più, un amore di due anni con uno di tre lustri più giovane. I peggiori anni della mia vita. Lui era un angelo, ma io troppo orgogliosa per sopportare la differenza d’età, e ne facevo un dramma. Quando l’ho lasciato mi sono sentita giovanissima, senza più confronto.

 

Se le dicessi che la trovo tremendamente sensuale e la invitassi ad una serata con me, cosa risponderebbe e cosa farebbe?

Ma va’...

 

Siamo figli del Diavolo o di Lilith?

Di entrambi e di altri dèmoni di sesso indefinibile e mutante (come nella mitologia induista, dove trapassano da un genere all’altro e si fanno maschi e femmine ed ermafroditi ma anche elefanti scimmie e serpenti con leggerezza, volando), di cui mai sapremo i nomi e il numero.

Buona scelta

ibd


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