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Riscoprire in classici: “Il gabbiano Jonathan Livingstone”

Creato il 23 gennaio 2015 da Leggere A Colori @leggereacolori

I grandi libri non muoiono mai: così vuole un adagio comune e il sentire della stragrande maggioranza dei lettori.  Per questo ci sono libri e libri, che vanno al di là delle logiche commerciali. Basterebbe qua citare i famosi “25 lettori” de “I promessi sposi” del Manzoni per ricordare quanto troppo spesso si faccia, e si sia fatto, della buona letteratura un sotto-genere da destinare ai posteri. Ma se non è il mercato la logica di classificazione del valore di un libro, né in un senso né in un altro, non devono essere scoraggianti le milioni di copie vendute de “Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach. Pubblicato nel 1970, oltre a essere un successo editoriale fu anche un grande successo di costume, in quanto metafora dell’autoperfezionamento che abbracciò (e abbraccia tutt’oggi) diverse ideologie: dal cristianesimo al pensiero positivo, fino alla New Age.il-gabbiano-jonathan-livingstone_fronte

Livingstone infatti comprende conoscendo altri gabbiano che volare normalmente è un limite, perché non ti permette di trovarti nel posto esatto in cui lo desideri quando è necessario esserci: vi ricorda qualcosa, forse?

Le ricerche interiori di oggi e il bisogno sempre più urgente di darsi delle risposte, per semplici e spicciole che siano, trovano ne “Il gabbiano…” un’antesignano della loro espressione in narrativa divulgato alle masse, da non intendersi qui negativamente, questo termine, perché usato solamente come parola che indica le moltitudini. Insomma, un buon parente e precursore  del più illustre e celebrato Paulo Coelho e di molti autori odierni che celebrano la riscoperta di sé stessi, pur avendo venduto anch’esso molto ai suoi tempi.

Direi a questo punto che è trasversale quanto a orientamenti e gusti letterari, in quanto anche e soprattutto una bellissima fiaba: dunque assolutamente da riscoprire e da provare a rileggere in chiave moderna.


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