
Chi sarà mai questa bambina bionda in vestitino di merletto e calzamaglia di lana, che tiene in braccio un gatto quasi più grande di lei?
E chi sarà mai questo paziente esemplare fulvo tigrato della specie felis domesticus?
E' Biscotto, gatto a dir poco leggendario, sul quale circolano mille e una storia.
Si narra ad esempio che Biscotto salisse a casa sua, sita all'ottavo piano di un condominio, prendendo l'ascensore, come tutti gli altri condomini. Come facesse non chiedetelo a me. Fatto sta che Biscotto era un vero e proprio signore.
Si racconta ancora che una volta se ne tornò da una delle sue epiche avventure metropolitane, recando seco un'affascinante gatta nera e bianca, che prese il nome di Insalata. Aveva finalmente deciso che era giunto il momento di metter su famiglia e per questo motivo portava a far conoscere alla sua famiglia colei che sarebbe diventata la madre dei suoi figli. Gentiluomo e responsabile. Fossero tutti così i maschi.
Si tramanda infine che Biscotto decidesse un bel giorno, al termine di un'estate di villeggiatura nella casa di famiglia sulle sponde del lago di Vico, che la vita di città proprio non faceva per lui, e che lui se ne sarebbe rimasto volentieri lì, tra i pini e i canneti, a scorrazzare con gli altri gatti del posto, a litigarsi teste di pesci e ad amministrare il proprio territorio di caccia. Non volle tornare con noi, si dice: preferì rimanere lì.
Fu il mio primo amore, Biscotto. Il primo gatto di cui io serbi memoria, e mi piace dire che fu anche la mia attenta e premurosa balia.
E' giusto quindi che io ve ne parli ora, principiando con questa rubrica felina.
Se avete avuto anche voi un primo amore con unghie retrattili, pelo lucido, orecchie a punta e pupilla a fessura, preco: vi invito a parlarmene presto su queste pagine.
I primi amori non si scordano mai. Quando fanno le fusa poi...
