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Roberto baggio: quando conta essere campioni anche fuori dal campo di gioco

Creato il 10 novembre 2010 da Alessandro @AleTrasforini
Roberto Baggio è stato, nel calcio italiano, un condensato enorme di straordinarie doti tecniche e fisiche. Identificato come giocatore perfetto, seppe abbinare una tecnica devastante ad un terribile senso del gol.
Fu così fenomenale da arrivare a vincere anche un Pallone d'Oro, nell'ormai lontano 1993.
Giocatore dal ruolo incerto, navigava tra attacco e centrocampo con una facilità ed una immediatezza senza pari.
Sapeva innescare le punte con assist pazzeschi, sapendo anche segnare gol preziosi per gli obiettivi delle squadre a cui prestò servizio.
Classe 1967, seppe vivere il calcio italiano in ogni sua sfaccettatura. Lottò per vincere scudetti, per raggiungere traguardi europei o per conseguire salvezze preziose come acqua.
Chiedere ai ricordi che in città da lui vissute sono maturati, come Bologna o Brescia. Gli ultimi anni di un Brescia glorioso risalgono, non a caso, agli anni che lo videro lì straordinario protagonista.
Giocò proprio a Brescia, in fase "declinante" della carriera, dal 2000 al 2004 (anno del ritiro dall'attività agonistica, nds) timbrando 95 volte il cartellino e decorando il tutto con 45 marcature. Seppe trascinare la squadra fino alle porte dell'Europa, con un talento tradito solamente da un fisico non più all'altezza della classe diamantina. Chiedere alla città di Bologna, a proposito di quell'anno di straordinarie magie che regalò al Dall'Ara. Nella Bologna del campionato 1997/1998 tutti hanno memoria di quei pesantissimi 22 gol in 30 presenze, oltrechè di quel Renato Ulivieri che non lo volle mai davvero in campo.
Nell'Italia calcistica pochi altri hanno avuto e mai avranno la sua classe ed il suo tocco divino.
Giocò anche per la Fiorentina, per il Milan, per la Juventus e per l'Inter.
In qualunque posto andò, lasciò qualche stupendo ricordo.
Roberto Baggio fu, al tempo stesso, campione di calcio e di discrezione. Riuscì a capirsi ed a gestire il proprio corpo, fino all'ultimo anno di carriera.
La sua vita fuori dal campo non fu quasi mai, al netto del ricordo, sopra le righe o davanti ai mostri dei mass-media.
Discrezione e folle talento, per un campione dentro il campo mai dimenticato. E' bello scrivere di lui anche come di un uomo che ha saputo confermare gloriosamente il suo talento, anche al di fuori del calcio giocato.
E' stato infatti insignito del "Peace Summit Award 2010", riconoscimento annuale che da sempre viene consegnato da tutti i Premi Nobel per la Pace alla personalità che più si è distinta per l'impegno verso i bisognosi.
Premio consegnato ''per il suo impegno forte e costante alla pace nel mondo e le relative attività internazionale" ; a fare compagnia al fenomeno sono state, nel passato recente, personalità come Bono Vox, Roberto Benigni, Cat Stevens, Annie Lennox e Peter Gabriel.
Che ne sarà del Premio ricevuto? Il campione è lapidario nel commentare che uso ne vorrà fare:
"Dividerò il premio che mi verrà consegnato in Giappone con tutta la brava gente della mia terra ferita a morte" , ha detto riferendosi agli alluvionati del suo Veneto.
Partirà per il Giappone, dove sarà premiato nella città di Hiroshima.
Partirà con il cuore, comunque, in tormento.
Straordinario campione, dentro e fuori da quel campo che già lo vide furoreggiare non troppi anni fa.
ROBERTO BAGGIO: QUANDO CONTA ESSERE CAMPIONI ANCHE FUORI DAL CAMPO DI GIOCO

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