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Rodolfo Laganà

Creato il 04 marzo 2011 da Bitmag

Rodolfo Laganà

Rodolfo Laganà, attore e comico, nasce a Roma il 7 marzo 1957.

Dopo aver frequentato il laboratorio teatrale di Gigi Proietti, esordisce nel mondo dello spettacolo con il gruppo “La Zavorra”, formato insieme ad altri colleghi del corso (tra cui Massimo Wertmuller, Patrizia Cruciani, Giorgio Tirabassi e Patrizia Loreti) e con il quale partecipa a diversi programmi televisivi (nel 2000 è ospite fisso a “Domenica In”).

Le sue apparizioni sul grande schermo non sono molte, ma tra i film che lo vedono protagonista possiamo ricordare “Febbre da cavallo - La mandrakata”, sequel del celebre film di Steno.

La sua attività principale è il teatro, dove debutta nel 1989 accanto a Massimo Ranieri e dove, grazie ad una serie di spettacoli di successo da lui ideati ed interpretati, vede crescere la sua popolarità.

 

Rodolfo come è iniziata la tua esperienza nel mondo dello spettacolo?

E’ cominciata per caso: era il 1978, mi ero appena diplomato ed ero alla ricerca di un lavoro.

Un giorno andai al botteghino del Teatro Brancaccio per comprare un biglietto perché c’era Gigi

Proietti che recitava. E mentre aspettavo il mio turno mi accorsi che distanti dal botteghino 

c’erano delle persone in fila. Incuriosito da questo fatto mi avvicinai e chiesi il motivo di quella

coda. ”Facciamo la fila perché Proietti fa il laboratorio teatrale e ci vogliamo iscrivere”, mi risposero. Allora mi misi in fila anche io, feci la domanda, mi presero e da lì la mia vita cambiò completamente!

Qual è il segreto per far ridere?

Ci sono molti segreti! Io sono una persona che vive in mezzo alla gente e quello che faccio è

raccontare la vita di tutti i giorni. Racconto i problemi, l’incomunicabilità, la difficoltà di vivere

portati sul palcoscenico in maniera esasperata e comica.

E se non avessi fatto ridere?

Mi sarei messo a piangere da solo! Non so veramente quale altro mestiere avrei potuto fare.

A me piace stare a contatto con la gente, quindi sicuramente avrei scelto un mestiere che me lo

avrebbe permesso. Ma credo di saper fare forse solo l’attore!

E allora parliamo del tuo mestiere: quel è il tuo ricordo più bello?

Un ricordo particolare che mi ha stravolto la vita era proprio nel 1981 quando ancora frequentavo

il laboratorio di Proietti. Andammo a Torino per fare un grande lavoro su Cesare Zavattini con la

regia di Gregoretti ed io fui scelto per fare proprio il protagonista, Cesare Zavattini. Quella fu una

cosa che ancora ricordo con grande emozione.

Ti ispiri a qualcuno?

Io ho 2 miti, che sono uno l’opposto dell’altro: Aldo Fabrizi e John Belushi.

Di Aldo Fabrizi mi ispiro a tutta la sua poesia, all’indolenza romana, al fatto di prendersela con

calma. Di John Belushi mi ispiro alla sua follia, all’aggressività ed all’unione con la musica.

E’ stato semplice arrivare al successo?

Quando ho iniziato la scuola, dal 1979 al 1981, ho vissuto momenti duri. Quando tornavo a casa

molto spesso ci pensavo, mi chiedevo cosa stavo facendo.

I miei genitori sono stati fantastici perchè non mi hanno mai ostacolato, ma chiaramente quando

inizi a fare un mestiere, soprattutto quello dell’attore, niente è semplice. Ancora adesso non sono

certo di niente, figuriamoci all’epoca! Ho avuto grandi momenti di sconforto che però sono

riuscito a superare con la “tigna”, come dice il grande Proietti. Questo mestiere non è facile,

non devi mollare mai e soprattutto devi crederci. Se c’è la forza di sopportare tutto questo, allora

vai avanti. Ma se questa forza manca, tanta strada non la fai. Ed io ho avuto la forza di

sopportare. Poi piano piano con la televisione ed il teatro i risultati sono arrivati.

Tra gli artisti con cui hai lavorato a chi sei più legato?

Naturalmente l’artista a cui sono più legato è Gigi Proietti. Con lui ho un bellissimo rapporto di

amicizia che dura da 30 anni, lo considero un mio papà! E poi ho sempre mantenuto dei 

buoni rapporti di amicizia con tutti gli artisti con i quali ho lavorato. Spesso vengono a casa mia a

mangiare perché sanno che a casa mia si mangia bene e si vive in armonia. Io sono

poco mondano, preferisco la chitarra, gli spaghetti, un fiasco di vino e raccontare barzellette,

insomma una vita molto semplice.

Cinema o teatro?

Teatro tutta la vita! Io faccio teatro da 30 anni e penso che sia la cosa migliore perché hai un

contatto con il pubblico immediato e poi non bluffi: a teatro se funzioni la gente ti batte

le mani, mentre se non fai ridere oppure vai male, se ne vanno. Il teatro è un momento di grande verità ed è la forma d’arte che preferisco in assoluto.

C’è una canzone nella tua vita?

“Figli delle stelle” di Alan Sorrenti è una canzone che mi mette sempre molta energia.

E poi c’è “Insieme a te” di Ornella Vanoni a cui sono legato particolarmente.

Hai 53 anni, ma quanti te ne senti?

La metà! Certo, a 53 anni il fisico risponde in maniera diversa rispetto a quando ne avevi 30.

Ma a parte questo, di testa, di energia e di allegria me ne sento la metà!

Parteciperesti a reality?

No, assolutamente no! Me l’hanno offerto ma gli ho detto di no! Non è una cosa che mi interessa,

è una forma d’arte che non mi piace.

C’è un momento in cui ti sei sentito in imbarazzo?

Ce ne sono stati molti, ma l’episodio che mi ha messo più in imbarazzo è stato nel 2000 quando feci Full Monty, con la regia di Proietti, precisamente nella scena dello strip: mi sono vergognato come un ladro! C’erano le luci che ci accecavano e quindi non vedevamo niente davanti a noi, però è stato davvero imbarazzante! Sì, quello è stato il momento peggiore!

Ti senti un cittadino sicuro?

A volte sì e a volte no. Credo che la sicurezza si debba anche costruire da soli perché le Forze dell’ordine vanno aiutate, il cittadino gli deve comunque dare una mano.

Fanno tanto per noi, anche se mi rendo conto che a volte si trovano in difficoltà perché non ci

sono i mezzi, non ci sono i soldi.

Mio padre poi mi ha insegnato il grande rispetto per le Forze dell’ordine. Mentre una volta non ci si poteva permettere di rispondere male ad un poliziotto oppure ad un carabiniere, oggi noto molta sfacciataggine e molta mancanza di rispetto. Le Forze dell’ordine sono amici, non sono nemici. Io li ho sempre visti come persone che mi tutelano.

E poi ci vuole rispetto perché sono persone che rischiano la propria vita ogni giorno per tutelare la sicurezza altrui.

Io questo mi chiedo: come fai ad essere contro una persona che ti protegge? Non c’è logica, è un controsenso. Una persona che è pagata per proteggerti e tu gli vai contro. Allora che vuol dire: sei matto! Io la penso così!

 

Massimo D'Anastasio



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