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Rome e Giulietta al teatro Carignano.

Creato il 27 aprile 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

Che cosa ha da raccontarci ancora Shakespeare dopo che ogni sua opera è stata spremuta fino all’osso, letta e riletta, portata al cinema, a teatro e in televisione? Il famoso poeta inglese ha ancora molto da dare e il “Romeo e Giulietta” che sarà rappresentato fino al 5 maggio al teatro Carignano ne è la prova.

Valerio Binasco, che nel 2011 ha vinto il premio Ubu per la miglior regia, ha scelto un cast spettacolare e ha focalizzato la sua attenzione su temi marginali e personaggi secondari. Giulietta, interpretata da Deniz Ozdogǎn, parla direttamente all’anima del pubblico grazie alla sua esuberanza e alla semplicità dei gesti e delle parole. Deniz ha dato vita ad una Giulietta sfacciata e innamorata, attaccata alla vita e all’amore per Romeo in misura quasi uguale.
Sullo sfondo di una lotta massacrante tra due famiglie rivali, emerge in tutta la sua bontà e fermezza la figura di Padre Lorenzo, interpretato da Filippo Dini che solo il mese scorso aveva solcato il palco del Carignano con lo spettacolo “Il discorso del Re”. Forse è proprio la sua figura quella che spicca di più tra tutti i personaggi. Attore egregio, tocca punte di perfezione quando invita Romeo, interpretato da Francesco Montanari, ad accettare l’esilio in nome dell’amore che prova per la sua Giulietta. Un prete che sa ascoltare i giovani e calarsi nella quotidianità, andando contro la legge pur di aiutare il prossimo.

Che cosa lascia questa rappresentazione teatrale? I personaggi secondari, che si muovono come flebili figure attorno all’amore incontrastato dei due giovani, sono l’emblema dell’ottusità e della violenza. Una violenza animalesca che il regista ha voluto portare sulla scena senza mezze misure. Nonostante Romeo e Giulietta sia stato scritto secoli or sono, rimane sempre un testo attuale, perché, come dice lo stesso Binasco nelle sue note di regia, la violenza nasce dall’imbecillità umana. E questo testo parla proprio di questo: solamente i due giovani hanno vinto la violenza grazie all’amore e il loro sacrificio è servito per cancellare il rancore che legava le due famiglie avverse. Se il sacrificio di due giovani è servito per placare gli animi, essi devono essere considerati come due capri espiatori, immolati per superare la bassezza umana.

Articolo di Alessandra Coppo.

teatro carignano torino

 

Foto Goldmund100, licenza CC BY-SA


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