Il Rush si può intendere come l’ultimo sforzo in vista del traguardo, ed è l’azzeccato titolo del film di Ron Howard sulla leggendaria rivalità fra i corridori di formula uno Niki Lauda e James Hunt. Partendo dal presupposto che non tutti conoscono questi due personaggi, il film si gioca bene la carta della voce fuori campo, alternando prima quella di un protagonista e poi quella dell’altro. Da subito ci si chiede: ma questa è la storia di James Hunt che corre contro il cattivo Lauda per vincere il mondiale, o è la storia di Lauda contro il piacione Hunt? Non è una storia che esalta la mente calcolatrice di Lauda a discapito dell’atteggiamento molto hippy del rivale, ne l’esaltazione del prendere la vita un po come viene senza pensarci troppo, tipica dell’ Hunt-pensiero. L’equilibrio che si crea nella narrazione è più che notevole, non descrivendo mai nettamente eroi e antieroi. Ognuno dei due protagonisti ha sfumature positive e sfumature negative del proprio carattere, sarà tuttalpiù lo spettatore a sceglie chi per lui è il protagonista del film e chi l’antagonista.
La storia racconta l’accesa rivalità tra i due piloti, emersi dalle ceneri di una vita che stava loro stretta. Entrambi sono spinti dall’ambizione, ma le motivazioni sono diametralmente opposte. James Hunt è bello, spavaldo, istintivo; è un gran scopatore e bevitore, non tratta nulla con la necessaria serietà e si fa letteralmente di adrenalina. Niki Lauda è figlio di un imprenditore austriaco che vuole fare tutt’altro nella vita che essere un avvocato o un contabile. Freddo e calcolatore, vive con ferrea disciplina, senza eccessi, disprezzando i rapporti umani.
Parlare di Niki Lauda significa parlare anche del famoso incidente che lo coinvolse a Nurbugring nel 1976, in cui rimase per quasi un minuto imprigionato nella sua vettura in fiamme, esposto a più di 800 gradi. I danni riportarti lo sfigurarono per sempre, lesionandogli oltre che il volto anche i polmoni. Un avvenimento che in tutta la sua drammaticità nel film viene narrato come occasione di riscatto verso un destino baro, esaltando la forza d’animo di un uomo determinato a ritornare in pista ad ogni costo.
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Il Rush si può intendere come l’ultimo sforzo in vista del traguardo, ed è l’azzeccato titolo del film di Ron Howard sulla leggendaria rivalità fra i corridori di formula uno Niki Lauda e James Hunt. Partendo dal presupposto che non tutti conoscono questi due personaggi, il film si gioca bene la carta della voce fuori campo, alternando prima quella di un protagonista e poi quella dell’altro. Da subito ci si chiede: ma questa è la storia di James Hunt che corre contro il cattivo Lauda per vincere il mondiale, o è la storia di Lauda contro il piacione Hunt? Non è una storia che esalta la mente calcolatrice di Lauda a discapito dell’atteggiamento molto hippy del rivale, ne l’esaltazione del prendere la vita un po come viene senza pensarci troppo, tipica dell’ Hunt-pensiero. L’equilibrio che si crea nella narrazione è più che notevole, non descrivendo mai nettamente eroi e antieroi. Ognuno dei due protagonisti ha sfumature positive e sfumature negative del proprio carattere, sarà tuttalpiù lo spettatore a sceglie chi per lui è il protagonista del film e chi l’antagonista.
