“Russia ed Europa: le prospettive di un dialogo”. La conferenza di Roma alla Commissione Europea

Creato il 27 maggio 2012 da Geopoliticarivista @GeopoliticaR

Giovedì 24 maggio, alle ore 10.30, si è tenuta la tavola rotonda “Russia ed Europa: le prospettive di un dialogo” presso la sede della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea (Via IV Novembre 149 Roma). L’evento è inserito nel quadro del Dottorato di ricerca in Storia d’Europa dell’Università La Sapienza e organizzato dal Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), editore di Geopolitica, assieme alla Fondazione Russkij Mir, a EURISPES e al Institut de la Démocratie et de la Coopération (IDC) di Parigi.

A moderare la tavola rotonda è stato il professor Antonello Folco Biagini, professore ordinario in Storia dell’Europa Orientale e prorettore all’Università La Sapienza, membro del Comitato Scientifico di Geopolitica. Gli onori di casa sono stati invece affidati a Natalia Montefusco, che ha ricordato come la Commissione Europea in Italia avesse già ospitato altri eventi dedicati alle relazioni con la Russia, paese cui l’Europa è accomunata dal retaggio storico-culturale, dagl’interessi strategici e dal destino futuro.

E’ intervenuto quindi Francesco Tufarelli, capo di Gabinetto del Ministro degli Affari Europei con un ricco curriculum accademico e burocratico. Anche Tufarelli ha voluto far presente come i rapporti con la Russia siano al centro dell’attenzione istituzionale italiana ed europea, ed ha descritto la propria presenza come un segno dell’interesse del Governo per questo tipo d’eventi. Ha inoltre voluto sottolineare la necessità della collaborazione tra l’accademia e le istituzioni, e tra paese e paese, per superare la critica fase nazionale ed internazionale.

Terminati gl’interventi introduttivi, è stato il turno dei relatori. Per prima ha parlato Natalija Naročnickaja, la quale presiede l’Institut de la Démocratie et de la Coopération (IDC) di Parigi, partner dell’IsAG, e la Fondazione per la Prospettiva Storica di Mosca. Ex deputata alla Duma, ha lavorato nella recente e vittoriosa campagna elettorale di Vladimir Putin, rappresentandolo nel dibattito televisivo col rivale Vladimir Žirinovskij.
La professoressa ha spiegato come l’IDC si dedichi alla comprensione dei fondamenti filosofici e geopolitici della questione dei diritti umani, e ai problemi degli affari internazionali contemporanei in genere.

Sebbene sia frequente sentire gli analisti chiedersi dove stia andando la Russia, N. Naročnickaja ha ribaltato la domanda, e si è posta il problema di dove sia indirizzata l’Europa, nel momento in cui sembra che tutti i valori tradizionali che l’hanno caratterizzata e resa grande siano sistematicamente cancellati. Al posto di quei valori tradizionali sono imposti clichés ideologici libertari che, per come sono accolti e promossi, ricordano il modo in cui il marxismo era acriticamente imposto ai cittadini sovietici come perfetto ed infallibile. La professoressa N. Naročnickaja ha criticato lo zelo totalitario con cui i burocrati e rappresentanti di Bruxelles ripetono quei clichés libertari ed intaccano le tradizioni che accomunano la Russia e l’Europa. Mosca è anzi parte della civiltà europea e, secondo la presidentessa del IDC, solo se la Russia e gli altri paesi europei rimangono uniti possono rappresentare un soggetto del nuovo mondo multipolare, alla pari con USA e Cina.

E’ intervenuta successivamente Ekaterina Naročnickaja, direttrice del Dipartimento per l’Europa e l’America dell’Istituto per l’Informazione Scientifica nelle Scienze Sociali dell’Accademia Russa delle Scienze, nonché membro della Fondazione per la Prospettiva Storica di Mosca. La seconda relatrice ha ribadito come Russia e Europa siano vicine non solo geograficamente, ma anche culturalmente; inoltre, esse costituiscono un’unità geopolitica, sono complementari, e da questo rapporto scaturisce la grande potenza, come già aveva inteso Charles De Gaulle. Il dialogo russo-europeo dev’essere analizzato strategicamente e nel contesto delle sfide globali. Le sfide dell’Europa cui si riferisce E. Naročnickaja non solo quelle contingenti, finanziarie, che lei ritiene l’UE saprà superare con successo, ma quelle strutturali: la principale sfida per l’Europa è quella di diventare un polo nel mondo multipolare, adattarsi al cambiamento in atto.
Al dialogo russo-europeo va data una definizione strategica: qual è la vera natura del rapporto reciproco, che ancora non è chiara né a Mosca né a Bruxelles? Le domande fondamentali sono le seguenti: all’Europa conviene una Russia forte, ed è disposta ad accettarla su un piano paritetico? Gli europei dovrebbero, secondo E. Naročnickaja, dismettere il leit motiv dell’imperfezione della democrazia russa ed accettare che la democrazia possa assumere delle declinazioni nazionali. Importante è anche che il dialogo non sia limitato alle istituzioni ed ai centri di ricerca, ma riguardi pure i popoli, portatori delle culture nazionali accumulate in secoli e millenni di storia.

La terza ed ultima relazione è stata quella di John Laughland, direttore del IDC di Parigi, che l’ha pronunciata direttamente in italiano. Lo studioso britannico ha ricordato come i tentativi di unità europea portati avanti militarmente da Napoleone e Hitler postulassero la necessità di annichilire la Russia; i tentativi di natura “filosofica” astraevano invece dalla realtà di un’Europa greco-bizantina che viene costantemente ignorata. Ancora oggi la concezione unionista dell’Europa è fissata sul solo retaggio romano-germanico, un’eredità mentale della Guerra Fredda, quando tra l’altro l’Europa Occidentale era unita solo perché soggetta alla dominazione statunitense. Dopo il crollo dell’URSS si è discusso molto della possibilità di completare l’unità europea, ma mai di associarvi la Russia. L’Unione Europea è infatti una organizzazione sovra-nazionale, che nega i singoli componenti nazionali dell’Europa e cerca di sostituirvi una sovrastruttura tecnocratica e postmoderna: la Russia, se non altro perché troppo grande, non può entrare a farvi parte. Inoltre, l’UE è legata a doppio filo ad un’altra organizzazione sovra-nazionale (ossia anti-nazionale, secondo Laughland), la NATO. Non si tratta solo di una semi-identità filosofica, ma anche politico-istituzionale, come dimostra quanto scritto nel Trattato di Lisbona, che subordina la politica di sicurezza europea ai dettami del Trattato dell’Atlantico del Nord. Il dialogo con la Russia non può avere successo finché l’Europa non riconquisterà la propria sovranità: sovranità dalla tutela statunitense, e sovranità delle nazioni che la compongono.

Elena Dundovich, professoressa associata di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Pisa, ha mosso un appunto alle relazioni, asserendo che si dovrebbe guardare anche alle colpe della Russia nel non perfetto andamento delle relazioni con l’Europa. A suo dire, l’attitudine “eurasista” del governo russo sembrerebbe sottintendere la volontà di guardare più a Oriente che a Occidente. Le professoresse Naročnickaja hanno risposto che ai loro occhi non v’è contraddizione tra un inclinazione eurasista – assolutamente naturale per la Russia, che è oggettivamente un paese eurasiatico e non unicamente europeo – e il dialogo costruttivo con i paesi europei. Il processo d’integrazione eurasiatica, ossia all’interno dell’area ex sovietica, può essere letto secondo E. Naročnickaja come un tentativo di stabilizzazione politica e stimolo alla crescita economica dell’Asia Centrale, con ciò controbilanciando la grande crescita cinese per creare un equilibrio nell’area.

Fabio Grassi, ricercatore e docente all’Università La Sapienza, pur mostrandosi d’accordo con molte delle considerazioni fatte dai relatori, ritiene che un buon dialogo sia possibile anche senza una piena identità culturale e strategica tra Russia e Unione Europea, in quanto la comunanza è già di per sé molto elevata. Il professor Grassi ha inoltre attirato l’attenzione sulla prossima presidenza di turno dell’UE da parte di Cipro, che potrebbe farsi promotore delle istanze di Mosca.

Tiberio Graziani, presidente dell’IsAG e direttore di Geopolitica, ha sottolineato l’esigenza d’inquadrare il dialogo tra soggetti della politica internazionale nel contesto geopolitico e nella dimensione storica in cui avviene. I soggetti politici sono portatori di visioni ed interessi propri, e il dialogo tra loro ha senso e prospettive di successo solo nella misura in cui condividono obiettivi strategici di lungo periodo. In caso contrario, il dialogo può avere effetto solo nel breve periodo, nel quadro degl’interessi contingenti, o addirittura risolversi nella mera retorica. Il dialogo russo-europeo dev’essere contestualizzato nell’attuale fase di transizione geopolitica dall’unipolarismo al multipolarismo. Mentre la Russia rappresenta una grande potenza mondiale, l’Europa non è stata in grado di realizzare la sua unità politica e strategicamente è rimasta alla stregua di testa di ponte degli USA sul continente eurasiatico: per ciò stesso attualmente l’Unione Europea non è un vero attore geopolitico. Le sue strategie sono subordinate agl’interessi di Washington, che spesso non coincidono con quelli degli Stati europei, in particolare nei confronti della Russia. L’Europa dovrebbe, secondo il presidente Graziani, ripensare se stessa come parte della massa continentale eurasiatica, e soggetto politico indipendente affrancato dalla tutela USA; identificare i propri interessi nel nascente mondo multipolare e rendersi conto dei vantaggi di un’alleanza strategica con la Russia.

Marco Ricceri, segretario generale di EURISPES, ha lodato le relazioni per la rilevanza dei temi messi in campo. Nel ringraziare tutti i partecipanti, ha rivolto un ringraziamento particolare all’IsAG, che è stato l’ispiratore dell’evento.

L’album fotografico completo dell’evento è disponibile sulla pagina Facebook dell’IsAG ([[clicca]]).


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