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"Sabato sera, domenica mattina" di Alan Sillitoe

Creato il 23 febbraio 2011 da Sulromanzo

 

Sabato sera domenica mattina
minimum fax e i classici del futuro

La Divina commedia sì. I promessi sposi anche. L’Odissea di sicuro, ma anche l’Ulysses. No, non si tratta solo di titoli che contengono delle doppie, come in un gioco che si propone sui pullman per ingannare l’attesa del viaggio. Ciò che i libri citati hanno in comune è il loro essere Classici: nessuno avrebbe difficoltà a definirli tali, pur non potendo enumerare quali ingredienti servano per ottenere il sapore inconfondibile del libro in grado di resistere nei secoli.

È dunque meritorio il lavoro svolto dalla casa Editrice minimum fax per delineare il panorama dei Classici del futuro: operare nella confusione percettiva del recente per individuare quei testi che ai posteri apparirà naturale definire ‘Classici’. Testi destinati a tracciare, nella mente delle generazioni future, una scia luminosa di evidente – ma non per questo facilmente giustificabile – durevolezza: classicità, appunto. La collana ‘minimum classics’ contribuisce al forte posizionamento sul mercato della casa editrice romana come punto di riferimento per la letteratura straniera anglofona; non ospita Classici nell’accezione più riconoscibile del termine, ma i Classici del domani, i titoli che ancora non producono eco nella testa dei lettori ma che, azzardano da minimum fax, forse un giorno lo faranno.

In questo senso risulta interessante la prefazione di Diego De Silva a Sabato sera, domenica mattina, di Alan Sillitoe, pubblicato nella collana di classici di minimum fax nel 2010, anno della scomparsa dell'autore (il testo era già stato pubblicato nel 1982 da Einaudi, fra i Nuovi coralli): poche pagine, che bastano a fornire le coordinate del problema tassonomico sui Classici. De Silva riassume l’idea generale per cui un romanzo duraturo sia quello costantemente attuale, quello in grado di comunicare comunque e sempre il cuore di un problema che rimane invariato nei secoli. Condivisibile. Ma la definizione, in questa prefazione, slitta un po’ fino a conferire al lettore maggiore responsabilità. Un Classico diventa quindi, nell’interpretazione del prefatore, quel libro che dimostra i suoi anni, che crea nella mente del lettore la necessità di un confronto fra il suo tempo e quello, diverso, del libro, fra la sua quotidianità e lo scenario in cui si muovono i personaggi. Un Classico costringe il lettore a colmare il vuoto spazio-temporale fra sé e l’Autore, stabilendo dei confronti, annotando mentalmente cosa è cambiato nella vita delle persone da quando si comportavano come al tempo in cui il libro è stato scritto, o nell’universo testuale descritto. Ne consegue che il compito del Classico sia quello di descrivere la realtà senza commentarla, senza aggiungere il superfluo giudizio del deus ex machina narrativo, perché questo risulterebbe fastidioso al lettore. È esattamente l’invadenza del giudizio, una mal dosata intromissione sanzionante, che rende scettico il lettore di Nel paese della persuasione, recensito il mese scorso. È quella presa di sale di troppo che rovina la ricetta di un potenziale classico.

Ora, Sabato sera, domenica mattina è in grado di delineare perfettamente la cittadina britannica di metà Novecento in cui è ambientata la storia. I ritmi della vita di Arthur sono resi magistralmente e il lettore si immedesima facilmente nel protagonista, nell’attesa del sabato dopo una settimana lavorativa in fabbrica. Nonostante di Arthur si sottolinei solo che «Beve. Mente. Tradisce. S'infuria. Picchia. Si mette nei guai e prova a uscirne», in realtà non è più cinico né meno ingenuamente alla ricerca di originalità di qualunque altro essere umano. E se, come osserva il prefatore, alcuni passaggi del racconto possono sembrare anacronistici – l’esempio citato è quello di uno scambio di battute che oggi sarebbe improbabile – la distanza temporale dell’ambientazione non mette a disagio il lettore, anzi, il racconto di Sillitoe è così scorrevole e l’universo testuale così coerente che non c’è nulla che strida: né lo stile piano né la trama, distesa e diluita, ma solo per meglio ricalcare i ritmi di vita dei personaggi.

Se Sillitoe entrerà nel novero degli Autori di Classici non ci è dato sapere, ma di sicuro l’operazione culturale della casa editrice minimum fax è condotta abbastanza seriamente da lasciarlo presagire.


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