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Sacrisassi Rosso, piccola storia di un grande vino

Da Iltaccuvino

le-due-terre-vigneParlando di Friuli si pensa spesso di primo impatto ai vini bianchi che lo hanno reso (e continuano a renderlo) celebre, ma non è raro imbattersi in rossi davvero meritevoli di soffermarsi nell’assaggio e, una volta scoperti, è difficile dimenticarsene e non desiderarne qualche bottiglia.

Tra questi in cima alla mia lista personale metterei il Sacrisassi Rosso de Le Due Terre, un vino dotato di una immensa capacità di raccontare i vitigni che lo originano ed il territorio da cui proviene, nella fattispecie Prepotto, comune al confine con la Slovenia, in zona Colli Orientali del Friuli, laddove il fiume Judrio scorre segnando il confine col Collio goriziano. I terreni caratteristici della zona sono costituiti da due tipologie fondamentali (da cui il nome Le Due Terre), il Flysch di Cormons e le argille rosse subacide e ferrose delle fasce pedecollinari. Si trovano inoltre zone di valle, basate su depositi alluvionali a prevalenza di argilla e limo, con ricca presenza di ciottoli.

A raccontarci diffusamente di questa piccola azienda è stato l’amico Francesco Falcone, che questa realtà la conosce da 15 anni e ne ha seguito l’evolversi, scoprendone i risvolti e approfondendo la storia ed il lavoro dei produttori, Flavio Basilicata e Silvana Forte. Due persone che con la loro storia inquadrano subito il loro territorio. I nomi palesano un’origine alloctona, e di fatti entrambi nascono in questa terra di confine, dove venivano in servizio molti militari, spesso dal meridione e nella fattispecie dalla Campania. Crescono come “mezzosangue”, di madri friulane e padri campani, con in bocca una lingua slovena.

Flavio ha sempre vissuto sul confine, terra al centro di tante tensioni, all’apice durante la guerra fredda prima e nei moti di scissione della Jugoslavia poi. Da sempre Flavio si è appassionato di tutto ciò che riguardava la campagna, dal frumento al bestiame, e si diploma in agraria (compagno di classe, tra gli altri, di Silvio Jermann). Finita la scuola inizia la sua carriera lavorativa alle dipendenze di aziende latifondiste, facendo da consulente nel tempo libero, sfruttando il crescente bisogno di capacità tecniche, quando tra fine anni 70 e inizio anni 80 nascevano sempre più aziende autonome. Nel suo lavoro, da principio, Flavio ha sempre messo al centro il pallino della purezza, restando lontano dalla chimica.

Nel 1979 si sposa con Silvana, e iniziano insieme anche un percorso lavorativo, affittando alcune vigne a Corno di Rosazzo, e nell’82 cominciano a vinificare e imbottigliare di 2.2 ha di vigneti in locazione. Nel 1987 la vera svolta, col trasferimento a Prepotto, dove si insediano sulle attuali terre, dove progettano di strutturarsi con una cantina che gli desse la necessaria autonomia (e che arriverà 4 anni dopo). Nello stesso anno Flavio si licenzia dal lavoro di dipendente per fare a tempo pieno il vignaiolo, battezzando la loro azienda Le Due Terre, come detto in una sorta di celebrazione dei terreni dei loro campi, fatti di Flysch di Cormons nella parte alta e di un pedecollina rosso, subacido e ferroso. Suoli che hanno scatenato la passione ed il lavoro di questa coppia di vignaioli, dediti a una ricerca personale nell’adattare le varietà più propense ai terreni. E così a seconda delle differenze pedoclimatiche dei vari fazzoletti di terra piantano vigne dall’87 al 90, con tocai e ribolla gialla, schioppettino e refosco, e una piccola quota di pinot nero, che vinificano in purezza. Nel 2001 lasciano le vigne in affitto di Corno di Rosazzo, mentre mano a mano affittano piccoli appezzamenti di terreno nella parte bassa della valle dello Judrio, dove il suolo è fatto meno di ponca e più di argille rosse, ed è lì che piantano merlot, innestandolo su vecchie vigne a bacca bianca, fin’allora potate a casarsa.

Le prime bottiglie ufficiali della cantina risalgono al 1994, quando inizia una produzione che si può considerare di nicchia, attingendo agli iniziali 2 ettari o poco più di vigneto, che oggi sono divenuti circa 5 totali, di cui 3 di proprietà. Le potature sono a guyot semplice, abbastanza alto (90 cm) per contrastare i problemi di umidità, e non utilizzano più il doppio capovolto o cappuccina (che va per la maggiore in zona) perché le vigne hanno ormai sopito il vigore iniziale, che tale potatura permette di limitare. Come accennato, da sempre Flavio ha puntato a preservare i terreni e la loro naturalità, lavorando solo in biologico e negli ultimi 10 anni cercando soluzioni alternative per limitare l’impiego di composti rameosi.

Dalla vigna alla cantina la filosofia cambia poco, l’interventismo è minimo, e il vino che ne consegue è un sincero connubio di uve, annate e terroir. Il Sacrisassi Rosso nasce come uvaggio di schioppettino e refosco, raccolte insieme e selezionate su tavolo di cernita. Le percentuali vedono lo schioppettino al 60% fino al 2006, mentre dal 2007 il rapporto è divenuto paritario, introducendo anche la quota di uve refosco piantate su una piccola parcella pedecollinare su terre rosse.

La vendemmia avviene mediamente tra l’ultima settimana di settembre e la prima di ottobre, con raccolta manuale in cassette. Le uve sono pressate e messe in macerazione in vasche di cemento vetrificato, dove restano in media quattro settimane in compagnia delle vinacce, fermentando senza controllo della temperatura, che comunque non sale mai particolarmente anche grazie alle naturali condizioni esterne, sempre piuttosto fresche in autunno. Dopo la svinatura eliminano le fecce e travasano in barrique, dove si svolge la mallolattica, spontanea e sempre molto rapida, e l’elevage, che perdura per circa 21 mesi. I legni sono oggi barrique e tonneau francesi, sia nuovi che usati, mentre le prime tre annate maturarono in botti grandi. A proposito delle annate qualche cenno preliminare, propedeutico all’assaggio, con etichette coperte, raccontando le impressioni di Flavio e Silvana: la 2011 è considerata tenera, la 2010 verticale, da annata fredda, la 2009 caldissima nel finale, piuttosto ricca, la 2003 siccitosa, la 99 molto calda a settembre, simile al 2009, mentre 1994 equilibrata, come del resto la 2006. Nella loro storia la 2005 e la 2014 sono ricordate invece come le più piovose e drastiche.

L’assaggio della verticale, con 8 annate, dal 1994 al 2012, è anticipato da un escursus di riscaldamento, utile a focalizzare la mente sulla degustazione, sempre con etichette coperte, cercando di individuare vitigni e zone di origine, con qualche suggerimento da parte del Falco su terreni e climi.

Qui le note sintetiche di una introduzione graduale, culminata con il Merlot 2009 sempre de Le Due Terre, plasmato da un’ annata calda ma non siccitosa, esasperata nella seconda metà di settembre da caldo con forti venti di scirocco, che ha impattato negativamente sui vitigni tardivi, mentre si riscontrano meno sofferenze su uve precoci, come appunto il merlot, vendemmiato entro la prima metà di settembre.

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Friulano 2013 – Alessandro Pascolo. Giallo oro giovane il colore, sasso bagnato, un cenno di riduzione (oliva), poi cotogna, pera, pepe bianco e fiori resinosi come la lavanda. Fresco e sapido, tenero al palato, con morbidezza suadente in una struttura che allunga bene il sorso, dal finale sassoso, con ricordi di timo, pera e fiori. Vino ottenuto a Dolegna, sulla collina di Ruttars, da una parcella di vecchie cappuccine di 30 anni.

Planta 2012 – Matiaz Tercic (chardonnay). Giallo appena più carico e densità più marcata, profumi più maturi e segnati da toni boisè, che non nascondono belle nuance di albicocca matura, zenzero fresco, castagna, mela fresca e miele di acacia. Al naso può dare idea di ricchezza, per contro al palato sorprende con eleganza essenziale, con ricordi di frutta secca, una beva precisa e una sbavatura di fumè in un finale che sa di fieno ed erba limoncella. Resta anche una sensazione dolce di noce e miele. Grande slancio a corredo di una fibra solida, che durerà nel tempo. Ottenuto da vigne nel comune più alto del Collio Sloveno.

Valpolicella Classico 2013 – Rubinelli Vaiol. Colore trasparente e brillante, come succo di melograno, rimanda note erbacee, con marasca, lampone e pepe sugli scudi. Sorso che chiama la merenda, i pomeriggi di primavera, le gite in montagna, con un ricordo finale appena amaricante di affumicatura al ginepro. Pulizia di bocca e sviluppo leggiadro. Prodotto da un’azienda molto recente, con appena 6 anni di storia, posizionata in conca molto calda, vicino a Cengia, su terreni di calcare e basalto, che interpretano molto bene questa tipologia, ormai poco frequentata in favore di più corpulenti e concentrati Amaroni e Valpolicella Ripasso.

Grotte Rosse Montecucco 2010 – Leonardo Salustri. Rubino piuttosto fitto, e naso intenso di fumo, pietra focaia, ciliegia, carne, terra e ruggine, con ricordi vivi di macchia mediterranea. Vino potente e dal tannino vivo, ricco in personalità, succoso e dalle durezze ben integrate, torna bene nel finale con ciliegia e prugna, e sensazioni ferruginose che denunciano l’origine maremmana di questo sangiovese nato ai piedi del Monte Amiata, da vecchie vigne di 50 anni, a Poggio al Sasso, nella parte alta di Ciniggiano.

Merlot 2009 Le Due Terre. Entriamo nel vivo della serata, con questo vino dal colore profondo e pieno, rosso vivo dai riflessi bluastri. Anch’esso affina in barrique e tonneau, per due terzi nuove, mentre le vecchie arrivano fino a 15 anni. Naso ricco ma lontano dalla caricatura, con ciliegia matura e confit in evidenza, candito di agrume, un cenno vegetale fine, e un ricordo di pepe rosa e di grafite. L’assaggio si fa forte di una beva strepitosa, fresco e e dal finale pieno, con richiami di carne fresca, con tannino sofficissimo e un finale pepato e minerale. Versione lontana dai totem muscolari che hanno segnato il successo di grandi etichette toscane, ma giocato più in eleganza ed equilibrio, donando grandissima soddisfazione. A fine degustazione l’ho riassaggiato, ancor più buono con evoluzioni sui fiori viola.

Verticale di Sacrisassi Rosso (serviti in questo ordine, a etichette coperte, svelate nel finale, confortando nella maggior parte dei casi le nostre sensazioni)

1. Succo di ciliegia, pepe verde molto fine, china, inchiostro, sorso fresco, teso, slanciato, con ribes e more nel finale, tannino sofficissimo. Al palato un po’ di erba sfalciata, pepe, selvaggina e grafite, con punta di calore nel finale. Entra fresco e chiude voluttuoso, con sensazionei di crostatina di frutti neri. Molto fruibile ma non troppo sfaccettato, da un’annata debole. Sacrisassi Rosso 2011. (14 %)

2. Ematico, appena più complesso al naso, e più fitto nel colore: mirtilli e cacao, e refolo balsamico di menta. Anche al palato torna questa sensazione, con tratti da bordolese e balsamica, tannino più asciutto, accentuato da una acidità elettrica. Al gusto resto un frutto molto fresco, sottobosco e finale inchiostroso. Sacrisassi Rosso 2010. Annata dalla produzione ricca, con maturazioni graduali, 13% svolti, profilo davvero bordolese, e tanti anni davanti per esprimersi in tutto il suo potenziale, ma già ora da bere di gusto.

3. Bottiglia infelice, tappo che lascia un segno di TCA, ma la bocca ha carattere, elegante, senza note amare nonostante il tappo. Annata dal finale caldo, profilo cupo, e molte bottiglie purtroppo rovinate da un lotto di tappi infelici. Sacrisassi Rosso 2009.

4. Bellissime note floreali di lavanda e glicine, e frutti gialli di albicocca, pesca, e agrume profumato da bergamotto. Colore leggermente più ammaccato, bocca dal frutto dolce, tannino praticamente liquefatto nell’insieme e cenni di caffè nel finale, ci fanno intuire il Sacrisassi Rosso 2003. 14%vol, ben integrati in una materia elegantissima e goduriosa, tutta da bere ora e subito.

5. Servita da decanter, probabilmente per filtrare i residui di un tappo deteriorato, mostra toni più evoluti dai contorni granato, frutto di amarena, inizi di ossidazione, fondi di caffè, aprendosi su cioccolato e fiori di iris e viola. Meno frutta nei suoi contorni, che vanno sull’evoluzione, con buon fiore anche al palato e una volatile maggiormente in evidenza, che da complessità e ritmo a un sorso di buona muscolatura, ma meno fine nella trama. Sacrisassi Rosso 1999 (13.5%).

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6. Uno dei più incisivi, nel colore vivissimo, giovanile, nei profumi netti e intensi, sfaccettati di pepe, spezie, frutti rossi, albicocca, mirabelle e arancia bionda. Buonissimo è quel che ti salta in mente all’approccio in bocca, incisivo nel tannino, elegante ma muscolare, con ribes, liquirizia, lampone ed erbe aromatiche, di basilico, lungo e potente, cavalca l’acidità con sapore e complessità di ricordi. Sacrisassi Rosso 2006 (13.5%), ultima annata prima dell’integrazione con le uve dai vigneti di valle. Nel suo evolversi anche funghi e un bel balsamico di eucalipto, poi fiori di glicine e note ematiche. Assaggio da ripetere ancora e ancora.

7. 1994. Cuoio e fiori secchi al naso, con ricordi di radici ed elisir di erbe. Freschezza viva, molti ricordi di radice, perde frutto ma guadagna in terziarizzazioni, con un profilo nordico, dal tannino vellutato, sorso disinvolto e chiusura scura di inchiostri e chine. Sacrisassi Rosso 1994, (13%) la prima annata di questo vino, che raccolsero appena prima delle piogge incessanti che arrivarono a interrompere un’annata praticamente esemplare fino al 30 agosto, per le favorevoli condizioni peraltro molto precoce. Grande vino, un debutto ancora in grado di emozionare.

8. Toni netti balsamici, di menta e lavanda, frutto succoso nero, palato sferzato da un tannino acceso, acidità viva e un allungo sicuro. La sua veemenza rivela la giovane età, Sacrisassi Rosso 2012, che mostra tutta la sua classe ed il carattere che ne lo renderanno ancora più grande, se ce ne fosse bisogno, con l’evoluzione.  lungo, 13.5%

Bellissima questa ultima annata, sorprendente la prima, ancora impeccabile, ottima la 2010, golosa la 2003, speciale la 2006, ma sempre divertenti, autentici e fedeli al lavoro di Silvana e Flavio, e alle annate che hanno plasmato le uve delle loro vigne, a Le Due Terre.

Piccola chicca finale, per pulire il palato e salutarci con un brindisi, il Franciacorta Dosaggio Zero Rosè di Andrea Arici, bella espressione dal frutto rosso dolce, accenti agrumati e di melograno, bolla ben misurata e finale scevro da note amaricanti, lungo e gradevole.Altra bella scoperta da approfondire

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