San Pietroburgo e il suo stile italiano

Da Annaulaola

San Pietroburgo, poi Pietrogrado negli anni della rivoluzione bolscevica, quindi Leningrado e dal 1991 di nuovo San Pietroburgo, è una città dal fascino unico, irripetibile e magnetico. La bellezza che ammanta questa città, costruita perché fortemente voluta dall’allora illuminato zar Pietro il Grande, risiede nella sua peculiarità geografica (visto che galleggia su tanti isolotti uniti tra di loro da ponti mobili), nella sua architettura (peraltro firmata da mano italiana) e nella cultura letteraria e musicale che la avvolge.

Un viaggio a San Pietroburgo è impegnativo: non basta una guida tascabile a farti vivere la città. Devi essere trascinato da una forte passione, sia essa per il balletto (in quel caso trovereste nel Teatr’ Marinskij la vostra gioia), per la musica classica (a ogni strada è facilissimo trovare negozi di musica con gli spartiti più datati e con gli strumenti più magnifici che esistano), per l’architettura (lo stile settecentesco di San Pietroburgo è abbagliante per bellezza, ricchezza e imponenza), per l’arte, per la letteratura (personalmente penso che basterebbe citare Tolstoj e Dostojevskij, seppur la fila si snoderebbe per nomi e nomi), per alcuni addirittura per la cucina (vodka e caviale, connubio perfetto per una serata all’insegna del lusso).

San Pietroburgo è stata conosciuta per anni come la Venezia del Nord, non soltanto per la sua particolare conformazione geografica che la associa automaticamente alla nostra città italiana, quanto anche per la sua architettura, progettata dall’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli che ne diede un’impronta dal sapore di Italia del Settecento, profondamente visibile in monumenti quali il Convento Smolny, ricovero per fanciulle nobili dell’epoca, la residenza estiva di Carskoe Selo e l’impareggiabile Palazzo d’Inverno, meglio noto come Hermitage. Oggi museo statale di San Pietroburgo, vanta oltre 3 milioni di opere d’arte e si è stimato che se si dedicasse un minuto a ogni opera, non basterebbero undici anni di fila per vederle tutte!

L’impronta italiana regalata alla città di San Pietroburgo si confonde davanti alla colossale cattedrale della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato che, eretta sul luogo dove venne ucciso lo zar Alessandro II, venne terminata nel 1907 secondo i criteri della chiesa ortodossa e delle linee guide architettoniche che prendevano come esempio la Cattedrale moscovita di San Basilio.

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Se deciderete di trascorrere dei giorni a San Pietroburgo e il gelo non avrà ghiacciato la Neva, il fiume che attraversa la città, approfittatene per un giro in barca tra i canali, una delle esperienze più romantiche e suggestive che possiate mai fare nella vostra vita. I giorni migliori sarebbero quelli che, da metà maggio ai primi di luglio sono noti con il nome di notti bianche, non facendo mai totalmente buio neppure di notte fonda. Suggestivo, mentre si attraversa il fiume in barca, notare il sollevamento dei ponti che consentono il passaggio delle navi mercantili e che, alzandosi seguendo degli orari prestabiliti, rischiano di bloccarvi dall’altra parte della città qualora aveste deciso di muovervi in auto o a piedi!

Le distanze macroscopiche, i paesaggi a perdita d’occhio, il cielo di una possenza inebriante contribuiscono a fare della scoperta di San Pietroburgo una scoperta mistica, un’esperienza introspettiva e profonda che vi accompagnerà a lungo. Assolutamente da provare!

Cosa portare in valigia? Delle comodissime ballerine di Spelta per affrontare le lunghe distanze, una sciarpa di Textilemotion per non farsi trovare impreparati da improvvisi cali di temperatura e un comodo porta I-pad di Nati con la camicia per proteggere la vostra personale guida turistica!

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