I dati sono impressionanti: consumiamo 480 mq di suolo al minuto, la grandezza di una palestra, quindi sessanta palestre ogni ora.
In Italia secondo l’istituito nazionale ISPRA, si colano 20.500 Kmq di cemento in un solo anno, pari a 340 mq per ogni italiano, con una percentuale del 6,9% del suolo nazionale rispetto ad una media europea di 2,8 mq, pur in assenza di incremento demografico.
Questa costante erosione, oltre a sottrarre, purtroppo in modo irreversibile, terreno alla produzione agricola e forestale, rende fragile il nostro territorio sottoponendolo a dissesto idrogeologico con morti, distruzioni e danni economici per il ripristino e il risanamento.
L’ingiustificata espansione delle città come la nostra, rende il terreno impermeabile e quindi crea anche problemi nell’assorbimento delle acque pluviali, infatti, abbiamo l’annoso problema dello smaltimento di queste acque ogni volta che c’è un’abbondante pioggia, con danni alle abitazioni e agli esercizi commerciali. Inoltre, si verifica la disgregazione del tessuto sociale che viene spinto verso le periferie senza servizi e senza identità provocando così, nel tempo, guasti alla convivenza civile che non si possono risolvere solamente con interventi di Polizia. Ma il danno è anche economico sia per la collettività che deve sopportare enormi costi per portare almeno i servizi primari nelle zone di espansione (servizio di igiene urbana, illuminazione, manutenzione stradale) ma anche allo stesso settore edilizio privato che, con la saturazione del mercato, oggi si trova con case invendute e in crisi, senza molte prospettive.
Non va dimenticato, infatti, che la crisi mondiale è partita dagli Stati Uniti d’America a causa di una bolla speculativa immobiliare. La strada quindi da seguire credo è una sola: avviare un processo di riconversione del settore che deve puntare sul restauro conservativo, sulla ristrutturazione, sulla riqualificazione dell’esistente sia privato sia pubblico.
L’ente comunale ha il compito di indirizzare e facilitare le scelte con opportuni incentivi e con la messa in cantiere delle tante sbandierate opere di risanamento dei quartieri periferici e del centro storico e con opere innovative e di carattere sociale: perché la casa degli anziani in via Fraccacreta è ferma? Perché non si avviano i lavori nel quartiere di san Bernardino? Perché non si realizza il parco pubblico del nuovo comune? E la struttura in largo Sanità, i locali di via Fortore e gli altri edifici sottoutilizzati; e il vecchio macello? Perché si è lasciata abbandonata l’area della scuola ex San Giovanni Bosco, senza prevedere un intervento di recupero?
AltraCittà vuole dare un contributo di idee in tal senso se si avrà l’umiltà di ascoltare.
Quali vantaggi ci ha portato la mega centrale elettrica, quale occupazione e sviluppo? I politici senza scrupoli che hanno governato e governano la città hanno il fiato corto, sono stati sordi a ogni ragionevole richiamo a sani principi ma hanno perseguito e perseverato nell’errore di pensare che le scorciatoie portino lontano.
Intanto, nella nostra città prosperano il malaffare, lo spaccio, il taglieggio e la violenza diffusa mentre la disoccupazione è passivamente accettata come fisiologica e senza colpevoli. Nel frattempo, frotte di giovani vagano da un locale all’altro, in cerca di cosa?
Il Coordinamento
AltraCittà San Severo
