Satanassi and family

Da Abattoir

sabato 20 ottobre 2012 di Noemi Venturella

Mr. & Mrs.,
oggi vi parlerò di un bambino.
Lo conobbi nella sventurata attesa del trapano del dentista che di lì a poco si sarebbe posato sui miei palettoni da incisione per renderli più lisci e felici.
Ecco, in quell’occasione di stanca attesa post-lavoro sostai nella saletta di accoglienza pre-trapani per almeno un paio d’ore… di puro stillicidio. Difatti, non appena varcai la soglia della saletta, un nano urlante da appartamento di massimo 4 anni mi sgusciò davanti; e purtroppo costui non era il paziente successivo, no! Era il penultimo; e l’ultima ero io.
Così fu che io, il nano e i suoi familiari fummo per un paio d’infelici ore accomunati dalla stessa attesa. Io e i suoi familiari fummo inoltre accomunati dalla stessa disgrazia di dover attendere con intorno il nano in versione selvaggia.
In particolare, quella sorta di infante credo fosse un discepolo di Satana ligio al suo dovere, che faceva non in un preciso ordine tutte queste cose: saltava sul pavimento e sui divanetti; prendeva giornali, li tirava alla nonna, li strappava; gettava a terra una lampada; prendeva la sorellina di 9 mesi, le dava da mangiare i giornali, le saltava addosso o la gettava sul pavimento per poi ricoprirla col suo corpo; lanciava il cellulare in faccia alla madre; squarciava poltroncine; prendeva depliants, ci scriveva sopra e poi li strappava e buttava a terra o persisteva a nutrirci la sorellina; puliva egregiamente il pavimento col suo corpo; mi guardava furbamente sperando di sottomettermi (restando deluso dalla mia manata sull’unico Focus che ero riuscita ad arraffare prima che lui me lo sottraesse); e ancora urlava, piangeva, urlava, piangeva, urlava, parlava, urlava.

Ed ora passiamo alla sua degna madre.
La madre credo avesse poco meno della mia età; ciò nonostante, era una donzella plurimaternata con una magliettina di Minnie, con una piccina sulle gambe e con una suoneria di Shakira sul cellulare. E ovviamente col discepolo di Satana che credo nel corso della settimana la impali alla sedia almeno tutti i giorni dispari.
Nel corso delle due ore che abbiamo condiviso, la madre tentò spesso e sempre invano di dare retta alternativamente alla sua ignobile suoneria e alla sua adorabile piccina, ma era persistentemente distratta dal frutto del suo grembo. Lei, mogia ma urlante, soleva minacciarlo col ditino. Ogni tanto, e nella fattispecie quando il sangue del suo sangue puliva il pavimento con i calzoncini da lei lavati, decideva di alzarsi dal suo angolo di divano, andava verso di lui e gli dava rumorose boffe in testa; poco dopo, abbracciava il piccolo satanasso e se lo sbaciucchiava.
Fece più o meno lo stesso quando il discepolo decise di lanciarle in faccia il cellulare; in quell’occasione fu più clemente però: invece delle boffazze sonore sulla capa, lo schiaffò su una poltrona con violenza minacciandolo verbalmente. Lui, tracotante, dopo 38 secondi aveva già strappato la poltrona. Lei, autorevolissima, dopo 3 secondi era già tornata da Shakira.

Ma accenniamo anche alla nonna e al pater familias.
La prima era una donnona di scuro vestita, robusta nell’apparenza, ma fragile nella voce. Guardava il nipotino spargere attorno a sé le fiamme dell’inferno e restava in silenzio, finché, dopo avergli chiesto ripetutamente un Famiglia Cristiana senza mai riceverlo, mutò il suo atteggiamento e decise di punire il discepolo tirandogli i capelli con forza non appena il groviglio mortale “sorellina-di-6-mesi/discepolo-che-tenta-di-soffocarla-col-suo-corpo” le fu a tiro.
Il pater familias, invece, giunse in ritardo ad allietarci con la sua presenza; era abbigliato da tredicenne, con un cappellino sulla testa ingellata degno di un teen-ager de noantri. Non appena giunse, la moglie gli si avvicinò teneramente, prendendo subito a narrargli con furia delle ultime monellerie di Satana e schiaffandogli addosso entrambi i figli. Dopo 4 bacetti alla piccina, il pater si volse grave verso il discepolo e gli disse severo: “Cam’affari?!?”. L’infante sorrise compiaciuto e riprese a distruggere tutto come sopra, mentre l’adulto continuava a guardarlo grave, inframezzando tra una distruzione e l’altra un cloppicloppi cavalluccio dal valore indubbiamente premiante.

Infine, vi parlerò della povera me che assistette a tutto ciò: dopo questa splendida esperienza, il mio mal di testa colossale e il mio desiderio omicida mi comunicarono senza mezzi termini che la mia voglia di maternità aveva raggiunto la soglia del – 76 e che la mia disillusione sociale faceva addirittura concorrenza allo spread italiano.
Fremevo dalla voglia di sputare in faccia alla madre con la maglietta di Minnie che il mio volto era disgustato non tanto da un problema di “bimbo vivace, monello o con ADHD”.
No, non era il discepolo di Satana il punto, quanto LEI, sfornafigli ambigua e ambivalente, imprevedibile nelle risposte, affettuosa o rigida per come le gira la luna. Sono queste madri-coniglio che non impartiscono regole e punizioni (e che, quando lo fanno, non sono chiare e coerenti) a creare nei figli la convinzione che le regole non hanno valore e che possono essere trasgredite. E sono questi figli-delle-madri-coniglio a diventare i nostri beneamati concittadini incivili.
E’ qui ovvio infatti che se un bambino riceve un rimprovero sotto forma di boffazza in testa per aver tirato il cellulare in faccia alla sua partoriente e poi riceve una carezzina… sarà per lui normale dopo mezzo secondo di disorientamento fare a pezzi una poltrona. Proprio così: dopo il rimprovero il figlio di Lucifero ha fatto a pezzi indisturbato la poltrona del dentista! Perché?
1) per dimostrare oppositivamente alla madre che le sue regole non valgono un C. (e com’è vero Iddio ha ragione!) e che lui può fare ciò che vuole;
2) per esprimere la rabbia derivante dall’assenza di un comportamento comprensibile della madre e dal bisogno di espellere la frustrazione di un rimprovero altrettanto incomprensibile.

Insomma, quando deciderete di diventare madri & padri, sappiate che se vostro figlio di 6 anni è Satana, voi non non sarete solo le sue sfigatissime vittime; sarete semmai dei carnefici incompetenti, giacché è uno stile educativo lassista e incoerente come quello di questa giovine madre-coniglio a generare marmocchi Luciferini, agitati e dirompenti, distratti da tutti gli stimoli contingenti, iperattivi, impulsivi, invadenti, insopportabili, irrequieti… che quando andrete a farvi otturare una mola si dimeneranno sulle sedie altrui scorazzando e saltando in modo eccessivo attorno al vostro odontoiatra di fiducia, col rischio di fargli saltare il trapano dalle mani. Che andrà inevitabilmente a conficcarsi sul vostro occhio destro.

…Io sono sopravvissuta e non l’ho soppresso, ma l’aver ipotizzato per qualche millisecondo che la bambina bionda, silenziosa, composta, placida e sorridente che entrò nella saletta d’attesa dopo che loro sloggiarono potesse essere ammalata o ritardata …vi dice tutto sui beceri effetti di normalizzazione/alienazione che seguono a questi splendidi ”incontri di inciviltà”.

I rapporti familiari sono il succo della vita, desideri, frustrazioni, legami fedeli. E’ da quei rapporti che ricaviamo la nostra forza, li godiamo anche se ci danno dolore. Naturalmente, anche i nostri problemi in parte vengono da lì, ma anche la capacità di sopravvivere a quei problemi ci viene dalla famiglia.
[…]
Se alla famiglia si dedicasse altrettanta attenzione quanta ne abbiamo per le armi da fuoco o per il gioco del calcio, questo paese sarebbe infinitamente più sano e più felice.

(U. Brofenbrenner).


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