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Sbatti la violenza in prima pagina

Creato il 15 novembre 2012 da Antonioriccipv

Prendo spunto da un post della bravissima Giovanna Cosenza e dal suo blog.

Ieri in tutta Europa si sono succedute numerose manifestazioni, cortei organizzati dai sindacati del vecchio continente a cui hanno partecipato anche giovani studenti e lavoratori.

Numerosi gli scontri, anche violenti tra polizia e giovani.

Il commento di Massimo Giannini è perfetto.

“Ribellarsi è giusto. Non c’è bisogno di rispolverare Jean Paul Sartre, per sapere che le migliaia e migliaia di donne e uomini, giovani e meno giovani che hanno riempito le piazze d’Europa hanno ragione. Nell’Occidente disorientato, dove una finanza senza regole ha divorato l’industria manifatturiera e un mercato senza Stato ha prodotto la disuguaglianza di massa, uno “sciopero europeo” è sacrosanto, quando invoca pacificamente più lavoro, più diritti, più giustizia sociale.

Quello che non è affatto giusto è che la rabbia di una generazione, derubata del futuro da una stagione di sacrifici che non promettono il riscatto ma producono solo altri sacrifici, sfoci in una violenza altrettanto cieca e fine a se stessa”.

Prendo in considerazione un altro aspetto.

Scrive Giovanna:  “puntuali come ogni anno, i giornali sbattono in prima pagina le immagini degli scontri di piazza (fanno eccezione Il Manifesto, che mette un corteo pacifico, e Il Giornale, che mette Isabella Ferrari nuda); altrettanto si vede nei tg e nelle trasmissioni di approfondimento: la violenza, si sa, fa spettacolo”.

Penso che accanto alle violenze i media dovrebbero dare spazio anche alla stragrande maggioranza di manifestanti pacifici.

Penso che la violenza va sempre condannata senza se e senza ma, ma bisogna riconoscere che non viene solo  da infiltrati, non è estranea al movimento, ma può nascere da chiunque e può persino nascere nelle migliori famiglie, perché cresce con il con crescere delle frustrazioni dei giovani e meno giovani, della tensione e sofferenza sociale. E se continua così, è destinata a crescere ancora. Persino in Italia.

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