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Sblocca Italia o sblocca trivelle?

Creato il 30 novembre 2014 da Jet @lucecolore

Sblocca Italia o sblocca trivelle?

Domani forse questa simpatica invasione potrebbe non
essere tanto pacifica. Dipende anche da noi.


Lettera aperta inviata ad amministratori locali e politici, ma destinatari siamo anche noi.

Carissimi amici,  come certamente sarete a conoscenza il Governo ha approvato il decreto convertito in legge dello stato denominato sblocca Italia; con tale decreto, e precisamente all'art. 38, in materia di ricerche di idrocarburi e giacimenti gassosi, si pone le regioni di fronte ad un ultimatum inaccettabile chiedendo loro di dare il via al rilascio delle concessioni per le trivellazioni entro e non oltre il 31 marzo 2015, altrimenti ci penserà direttamente il ministero dell'ambiente.

 Al di là della questione ambientale, e dei rischi cui verrebbe sottoposto il territorio italiano e quello della nostra regione, si pone un problema di carattere costituzionale, in quanto il titolo V della Costituzione affida tali provvedimenti alle regioni e non allo Stato.  Diverse Regioni italiane hanno già impugnato l'art 38 dello sblocca Italia presso la Corte Costituzionale e analoghe iniziative sono state prese da centinaia di Consigli Comunali che hanno deliberato di chiedere alle Regioni l'impugnazione del decreto.  Naturalmente in Emilia, essendo rimasti fino a domenica scorsa senza Consiglio Regionale, il problema è passato un po in sordina.  Alla luce di quanto sta avvenendo in tutta Italia, ed in particolare ciò che avviene in Basilicata, dove da oltre vent'anni si estraggono idrocarburi, e dove a migliaia i cittadini stanno scendendo nelle piazze per protestare contro le nuove trivellazioni, voglio chiedere ad ognuno di voi se non sia il caso di sottoporre anche qui in Emilia la questione dell'art.38 e della sua relativa impugnazione da parte del Consiglio Regionale. Sicuro che su un tema cosi costante farete delle dovute considerazioni vi invio un cordiale saluto. Tonino Ditaranto

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All'Emilia Romagna il primato: 142 permessi
A casa nostra: permesso di ricerca «SANTA MARGHERITA»







Sblocca Italia o sblocca trivelle?

Il permesso di ricerca data dal 2008, oggi è pendente Istanza di rinuncia al permesso di ricerca «SANTA MARGHERITA» presentata dalla Società Sviluppo Risorse Naturali S.r.l. al Ministero dello sviluppo economico il 12 giugno 2014 in quanto la Società Sviluppo Risorse Naturali S.r.l., unico titolare del permesso di ricerca ubicato nella provincia di Parma, convenzionalmente denominato «SANTA MARGHERITA», ha chiesto la rinuncia volontaria al permesso stesso.  Alla rinuncia potrebbe seguire il subentro di altro operatore.
Per saperne un po' di più

Sblocca Italia o sblocca trivelle?

Trivellazioni e decreto Sblocca Italia


  Il governo Renzi lancia la conquista del west: tutto diventa strategico, regioni  imbavagliate, i nostri mari a rischio
Sblocca Italia o sblocca trivelle?

Il miraggio di un Texas nostrano, retaggio del secolo scorso, più che l’incubo attuale dell’inquinamento da petrolio dopo l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon del Golfo del Messico del 2010, convince il Governo Renzi a considerare “strategiche” (senza alcuna distinzione) tutte le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi: diminuendo l’efficacia delle valutazioni ambientali, emarginando le Regioni e forzando sulle norme che avevano dichiarato dal 2002 off limits l’Alto Adriatico, per il rischio di subsidenza. La denuncia parte da WWF, Legambiente e Greenpeace che chiedono ai membri della Commissione Ambiente della Camera dei deputati di decidere per l’abrogazione dell’art. 38 del decreto legge Sblocca Italia n. 133/2014. Gli ambientalisti osservano che, nonostante le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi al Summit ONU sul cambiamento climatico del 23 settembre sulla necessità di impegni precisi per tenere sotto controllo la febbre del Pianeta, l’Italia stenta a definire una roadmap per la decarbonizzazione. Punto di riferimento delle politiche governative è ancora la SEN - Strategia Energetica Nazionale - mai sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica, nella quale viene presentata una stima di 15 miliardi di euro di investimento (un punto di PIL!) e di 25 mila nuovi posti di lavoro legati al rilancio delle estrazioni degli idrocarburi in Italia. Sono gli stessi dati che vengono ancora oggi usati dal Governo Renzi. Ma è da tempo noto che il nostro petrolio è poco e di scarsa qualità. Secondo le valutazioni dello stesso ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 8 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi. Gli ambientalisti sottolineano come l’accelerazione indiscriminata impressa dal Governo metta a rischio la Basilicata che è interessata in terra ferma da 18 istanze di permessi di ricerca, 11 permessi di ricerca e 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi per circa i 3/4 del territorio. E non è esonerato dalla corsa all’oro nero neanche il mare italiano. In totale oggi le aree richieste o già interessate dalle attività di ricerca di petrolio si estendono per circa 29.209,6 kmq di aree marine, 5000 kmq in più rispetto allo scorso anno. Attività che vanno a mettere a rischio il bacino del Mediterraneo dove si concentra più del 25% di tutto il traffico petrolifero marittimo mondiale provocando un inquinamento da idrocarburi che non ha paragoni al mondo. Ci sono 7 buoni motivi per chiedere l’abrogazione dell’art. 38 del decreto legge 133/2014, perché le disposizioni in esso contenute: 1) consentono di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità; 2) trasferiscono d’autorità le VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente; 3) compiono una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni cui al vigente Titolo V della Costituzione; 4)  prevedono una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi del diritto comunitario; 5) applicano impropriamente e erroneamente la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale;  6) trasformano forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico legato alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in“progetti sperimentali di coltivazione”; 7) costituiscono una distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/13/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale Ufficio stampa Greenpeace 06.68136061 int. 101 – 203 Ufficio stampa Legambiente 06.86268353 -79- 99 Ufficio stampa WWF Italia 02.83133233 – 06.84497215

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