Mi andrebbe
un'aranciata. Dio solo sa quanto mi andrebbe.
Il suo viso
scavato dal digiuno prolungato e dall'inappetenza le danno le
sembianze di uno scricciolo abbandonato nel letto senza forze.
Ma ha voglia
di parlare e parla e ringrazia e ringrazia e parla e ringrazia perchè
le prestiamo attenzione.
Ci guarda
con due grandi occhi neri e non la si può toccare perchè è dolente
in tutte le parti del suo corpo: sulle braccia trivellate dai buchi
dei prelievi, sulle gambe di cui una appena operata al femore, sul
sedere che inizia a scorticarsi.
Io e la mia
collega ci guardiamo ed in un attimo ecco le monetine: ARANCIATA SIA.
Alla vista
della piccola bottiglia color arancio gli occhi le si sono illuminati
e non la finiva di ringraziare e parlare, parlare e ringraziare.
L'ha bevuta
tutta d'un fiato.
Dovete
venire a casa mia che vi offro il caffè.
Io ho tanta
voglia di tornare a casa mia.
Lo
scricciolo vive in una casa di cura da qualche mese, da quando il suo
femore si è fratturato.
Vi do il
numero di telefono e poi venite da me.
E poi volge
lo sguardo fuori dalla grande finestra del settimo piano
dell'ospedale la dove il sole splende e la primavera scalda l'aria, e
si perde nei suoi pensieri.
Ah...quanto
mi piace il sole e quanto mi piace di notte vedere le stelle, da qui
se ne vedono tante.
