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Se non c’è alternativa

Creato il 25 novembre 2013 da Hodyjean

Guardate questo grafico (link).

Osservatelo attentamente. È la percentuale di debito pubblico rispetto al PIL, uno dei moltissimi indicatori economici che vede l’ Europa spaccata in due parti. Da un lato Italia, Portogallo, Irlanda, Grecia, dall’altro Germania, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi. La divisione non è affatto casuale: da una parte ci sono i paesi che sono in recessione, che soffrono moltissimo la crisi, dall’altra abbiamo nazioni in crescita, o comunque intaccate in modo minimo dalla crisi economica. Un’altro indicatore che mostra una divisione, più netta ed evidente, e anche più dolorosa, è quello sul tasso di occupazione:

File:Mappa disoccupazione UE2.png

Mi fermo qui perchè di grafici e indicatori ce ne sono diversi, e tutti molto negativi per l’Italia. Eppure questi grafici non sono fini a sè stessi. Non si esauriscono sulla carta dove sono stampati, non sono dei semplici numeri senza alcun significato. Dietro questi indicatori c’è infatti la vita economica di un paese, la vita reale della popolazione. Allora diviene naturale pensare, ragionare su questi grafici, sorgono spontanee delle domande. E la prima cosa che viene in mente, la più banale, è quela di fare qualcosa, per cambiare strada.

Eppure l’Italia non può far niente. Questo post nasce proprio dalla necessità di raccontare un qualcosa che viene continuamente sottovalutato, ovvero come in questo preciso momento storico l’Italia non possa in alcun modo promuovere una propria politica. E questa potrebbe essere un’occasione clamorosa.

Mi spiego meglio. Il grafico che ha aperto questo post non è stato scelto casualmente tra lo spettro dei grafici economici possibili. Esso è la causa principale del perchè l’Italia si trova nella situazione in cui è impantanata oggi. Il debito pubblico italiano è altissimo. La spesa pubblica è stata evidentemente spropositata in relazione al PIL, le tasse, per questo motivo, sono altissime, e gli interessi sul debito sono mostruosamente elevati. Ed è qui che viene la chiave per poter provare a uscire dalla crisi economica. L’Italia infatti non può far nulla proprio per questo motivo. Essendo in Europa, deve sottostare a delle regole, che sono state saggiamente fissate per impedire che un paese possa andare in bancarotta. Se il nostro paese vuole restare nell’Unione Europea, ed è una follia pensare di uscirne, deve rispettare alcuni parametri economici. Tali parametri prevedono che non possano essere immessi soldi in circolazione, che non si possa più permettersi di spendere, dato che si è già speso troppo in passato, e quindi, cosa fondamentale, che non si possa più fare alcuna riforma. Se si parte da questa corretta ipotesi, ovvero che l’Italia è bloccata dal suo debito, le conclusioni divengono chiare e lampanti. Se una qualsiasi politica, di destra, di sinistra, di centro, è impossibile, perchè l’Italia è troppo indebitata per poter fare qualunque cosa, immobilizzata da un gigantesco macigno che è il debito pubblico, è ovvio che l’unica alternativa possibile sia quella di ridurre questo enorme debito. E ridurlo drasticamente. Ripeto: questa non si tratta di una possibilità politica, ma dell’unica possibilità politica rimasta al nostro paese. È la base dal quale partire. Senza quella base l’Italia muore, soffocata da interessi sul debito di 84 milardi di euro. Le politiche di qualsiasi tipo, progressiste, liberali, conservatrici, vengono dopo quella primaria necessità di tagliare il debito.

Il governo Letta sembra averlo in parte capito, ma i tagli sono troppo poco drastici. Se Letta continuerà così rischiamo di passare diversi anni a tagliare poco debito, che continuerà a salire, e ci ritroveremmo dunque nella stessa situazione di partenza, ma senza diverse aziende strategiche da privatizzare, se le privatizzazioni vengono fatte un po’ per volta e male. Se si vuole recuperare una minima sovranità politica (anche se non è detto che ciò sia un bene ) bisogna dunque fare grandi tagli, attraverso privatizzazioni e liberalizzazioni. Dopo aver fatto questo, e solo dopo, si può pensare a una politica più progressista che porti soldi all’economia e aiuti a permettere la crescita dell’economia. Ma per ora, lo ripeto, non c’è alternativa.

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