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Shell Italia rinuncia alle trivelle nel Golfo di Taranto

Creato il 23 febbraio 2016 da Retrò Online Magazine @retr_online

Shell Italia si ritira: stop alla ricerca di petrolio nel Golfo di Taranto

Le coste pugliesi si liberano delle trivelle in mare: la società petrolifera Shell Italia si ritira.

Il gruppo olandese aveva presentato due istanze per la ricerca di idrocarburi, che interessavano aree escluse dai recenti decreti di riperimetrazione del Ministero dello Sviluppo Economico scaturiti dalle norme presenti nella Legge di Stabilità e dalle pressioni del movimento anti trivelle e del Referendum No Triv.

Shell Italia lascia a causa dei “troppi controlli”, come riportato in una nota protocollata al MISE, dopo l’esclusione di oltre 450 km² di mare posti entro il limite delle 12 miglia su un totale di circa 1300 km² che per Shell facevano parte di un solo unico progetto di ricerca che il gruppo olandese ha presentato come tale, dividendolo però in due tranche per sottostare al limite previsto di 750 km² per singola istanza. Il tutto per evitare procedure autorizzative più gravose.

Dopo i ripetuti cambiamenti normativi che si sono registrati in Italia dal 2009, anno di presentazione delle istanze, ad oggi, il Referendum è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso – si legge in una nota del Coordinamento No TrivL’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato da alcuni tecnici in 9-12 milioni di barili-giorno e ciò dura da circa 16 mesi. Nonostante tutto l’Italia continua a rischiare ciò che ha di più prezioso, i suoi mari e le coste, con tutte le attività produttive collegate – turismo, pesca, agricoltura – a fronte di uno scenario internazionale sempre più critico per il prezzo del petrolio, per i rapporti tra produttori e per gli equilibri geopolitici”.

Shell Italia non è la prima ad abbandonare il progetto: anche la Petroceltic, circa due settimane fa, ha presentato l’istanza di rinuncia in merito al permesso di ricerca nel Mare Adriatico meridionale, a largo delle isole Tremiti. La stessa società dichiara che  “essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell’istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale, Petroceltic Italia ha visto venir meno l’interesse minerario al predetto permesso“.

Spero adesso che, grazie anche a questa scelta venga messa una volta per tutte la parola fine a strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione, dopo la decisione della Petroceltic” aveva detto il ministro Federica Guidi.

Il referendum abrogativo che si terrà il prossimo 17 aprile chiarirà le idee e, in caso di risultato positivo, si tradurrà nello stop alle trivelle e impedirà alle compagnie petrolifere di sfruttare i giacimenti senza limiti di tempo, così come prevede la normativa vigente.

CM

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