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si può parlare di morte ai ragazzi? ci provo in una favola

Da Foscasensi @foscasensi
La sera in cui ho fatto amicizia con la morte

    Prima di addormentarmi controllo sempre sotto il letto perché ho paura che da qualche parte stia nascosta la morte e mi porti via. Infatti so che nessuno sfugge alla morte. Per questo sprimaccio i cuscini, ispeziono le coperte, illumino con la mia lampadina gialla tutti gli angoli della stanza. Quando sono sicura che la morte non c'è mi infilo nel letto e riesco a riposare tranquilla.
  Una sera trovo la morte seduta sul materasso. “Buonasera” dice la morte. “Buonasera – rispondo – cosa ci fai in camera mia?” “Niente, siccome ho saputo che mi cerchi spesso sono passata a fare un salutino” “Avresti anche potuto risparmiartelo. Non so se lo sai ma non mi piaci per niente” “Per la verità non piaccio a nessuno”.  “È tutta colpa tua: dovresti smetterla di portare via la gente. Guarda cosa è successo qui: hai preso mia nonna e i miei pesci rossi e non se ne è saputo più nulla. Io vorrei sapere dove sono e se puoi evitare di portare con te almeno la mia famiglia e quelli che conosco”.
  Al che la morte, che ascoltava con la falce in mano, tira indietro il cappuccio e fa un lungo sospiro. Sulle spalle ricadono lunghi capelli biondi e ha il volto abbronzato e insieme luminoso. In effetti, la morte è bellissima.
  “Vedi – spiega la morte – io sono qui da molto moltissimo, tempo. A dire il vero percorro la Terra da prima dei dinosauri, quando la vita era ancora confusa e non sapendo bene cosa fare si divertiva a modellare creature minuscole e non molto intelligenti, come i batteri e altre piccolissime alghe che non sto a spiegarti. Naturalmente in quel caso il mio compito era molto più semplice e non mi preoccupavo nemmeno di parlare o avere un aspetto particolare. Prendevo ciò che la terra mi offriva e la vita continuava a plasmare il mondo come meglio credeva, secondo me un po' a caso. Comunque: col tempo la vita si è fatta sempre più brava nello svolgere il suo lavoro e le creature che popolano la terra più complesse e intelligenti. Io stessa mi sono trasformata in molte cose e alla fine sono approdata qui come mi vedi adesso, e parlo la tua lingua. Non sei certo la prima chiedermi: per favore, lascia stare me e la mia famiglia.  Purtroppo non si può fare”. “Ma perché?” rispondo “Per una ragione più grande di qualsiasi pensiero – risponde la morte –. Ma temo che ti sentiresti triste se ti dicessi che un motivo vero e proprio non esiste, almeno un motivo come quelli che pensi tu, come quando si dice che il motivo per cui si prende l'ombrello è che fuori piove”. “Signora morte” “Sì?” “Mi sembra saggio costruire ombrelli per ripararsi dalla pioggia” “Senza dubbio. Ecco, prova a immaginare di aprire un ombrello così grande da riparare dalla pioggia e dal sole, dalle tempeste, dalla nebbia, dal buio e dalla neve. E immagina che questo ombrello sia più grande ancora, così grande da coprire perfino i pensieri e la calma, la tristezza, le lacrime, il pane con la marmellata, le piante, i fiori, le nuvole, i salmoni, le felci e ogni altra cosa possa venirti in mente. Puoi immaginarlo, questo?” “No, signora morte”.  “È  appunto per questo che non posso rispondere alla tua domanda. Ma tu non devi aver paura. Quando io sono con te, infatti, il male scompare”. Detto questo la morte mi scompiglia i capelli, mi dà un bacio affettuoso sulla fronte e se ne va.  Adesso non ho più bisogno di ispezionare la camera e ogni notte vado a letto tranquilla.

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