Magazine Cultura

"Signore delle lacrime" di Antonio Franchini

Creato il 19 settembre 2010 da Barbaragreggio
Questa recensione è stata scritta per Sul Romanzo (sulromanzo.blogspot.com) Il “viaggio” è sempre un simbolo della prova iniziatica. Il viaggio dell’io narrante assume i contorni di una peregrinazione verso l’interno, nella parte più intima dell’uomo – fatta di memoria e passato – più che di un’esplorazione scientifica dei luoghi raggiunti. Dai ghat di Benares, le pire funerarie dove chi ha abbastanza soldi per pagarsi la legna da ardere brucia il corpo fino a divenire cenere da sciogliere nel Gange, si passa d’istinto agli scoli dell’infanzia, fatti per essere saltati, risaliti o attraversati. La morte è meno dolorosa da affrontare, se vista da fuori, in uno spazio in cui non si è soli. L’odore dei corpi che bruciano crea sbigottimento, perché non nauseabondo, come di carne arrostita. I mendicanti che racimolano poche rupie si fanno testimoni di una riflessione intima e silenziosa, di rimandi temporali che solo il lettore ha il privilegio di cogliere. Il parallelismo tra mondo occidentale e cultura induista prende corpo nei ricordi di una vita trascorsa nell’agio, eppure tormentata da inezie che non si raddrizzano. Piccole imperfezioni che all’apparenza si fermano alla mancanza di manualità, ma che, ad una lettura più attenta, si ritrovano anche nel dubbio di una fede tralasciata, dimenticata in un’era lontana della vita, e tornata d’un tratto a colpire. Lo studio di Sìva, divinità che tutto crea e tutto distrugge, lo yogin asceta capace di amare una donna, ininterrottamente, per diecimila anni, permette all’autore di guardare con spirito critico alle proprie scelte, ad un’esistenza che fatica a trovare consolazione in un bilancio puramente statistico. La probabilità della morte lo coglie di sorpresa, come una fitta, un’urgenza di liberazione, lungo il trekking che lo porterà ad Har Ki Dun. Se la morte dovesse portarselo via lì, su quel pezzo di terra umido e coperto di neve, cosa resterebbe della sua esperienza da tramandare ai figli? La figura del padre assume un duplice significato nell’immaginario dialogo che l’autore fa con la sua giovane prole. Ricorda i tempi in cui lui non era ancora padre, e da figlio osservava l’afasia del genitore, costretto nel contegno di un’epoca passata, privato della capacità di parlare liberamente con il figlio, eppure volenteroso di condividere con lui anche solo un gesto. Spesso è per fare gesti minimi che ci vuole una forza grande. E così, in assenza di parole programmate, meglio lasciarsi guidare da un’ispirazione, che certo è più appagante di mille confuse volizioni, perché è una cosa sicura, un possesso. A cinquant’anni tutto assume un peso differente, la morte – su cui da ragazzi si discuteva con le parole grevi della letteratura classica – lascia senza fiato e senza pensieri, quando arriva senza avviso. Claudio, l’amico fraterno del protagonista, muore in silenzio, lontano dalla compassione degli amici. Non provavo niente. A una certa età le reazioni rallentano come il decorso delle malattie. Come combattere l’impotenza? Osando. Mandando in frantumi le mille inibizioni che il pudore ha creato negli anni. La discesa del Gange in canoa diventa liberazione da infrastrutture pesanti, urla lanciate contro il fragore dell’acqua, immerso nel rumore che tutto attutisce e tutto esalta. Anche le parole appaiono più libere, dopo questo episodio. Il pudore cede il posto allo stupore. La vita è insieme tutto e il suo contrario, proprio come Sìva, Signore delle lacrime, è Colui che fa piangere, ma anche Colui che piange. Barbara Greggio

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Tre signore in giallo...

    signore giallo...

    Questa mattina, all'interno del 3° Festival della Letteratura "Grado Giallo", sulla suggestiva cornice della diga affacciata al mare, si è svolto l'incontro... Leggere il seguito

    Da  Tuttosuilibri
    CULTURA, LIBRI
  • Il signore delle mosche

    signore delle mosche

    Titolo: Il signore delle mosche Titolo originale: The Lord of the FliesAutore: William Golding Anno: 1954 Il libro  Copertina della prima edizione inglese ... Leggere il seguito

    Da  Charliecitrine
    CINEMA, CULTURA, LIBRI
  • Il signore del canto

    signore canto

    , di Andrea Franco, Delos BooksNel mondo di Al'ajis la magia è regolata dal canto e le persone sono suddivise in una rigida gerarchia sociale di stampo... Leggere il seguito

    Da  Rox186
    CULTURA, LIBRI
  • Non si maltrattano così le signore

    maltrattano così signore

    Non si maltrattano così le signore. Mi sono accomodata sulla poltrona del parrucchiere. Poca gente, musica new-age e volume un po’ troppo alto. “ Arrivo subito... Leggere il seguito

    Da  Viadellebelledonne
    CULTURA, LIBRI
  • Paolo Franchini e il noir: perbacco!

    Paolo Franchini noir: perbacco!

    Etimologia (o giù di lì…) Bacco (Bacchus), figura della mitologia romana, corrisponde alla divinità greca Dioniso, di cui "Bacco" – per l'appunto - era uno dei... Leggere il seguito

    Da  Zetaman
    CULTURA, GIALLI, LIBRI, RADIO
  • Paolo Franchini, il ghiaccio e il noir

    Paolo Franchini, ghiaccio noir

    Etimologia Ghiaccio è un termine di derivazione latina: glàcies. Sta per gelàces e arriva dal tema galak contratto in glac. Germoglia, come si dice, dalla radic... Leggere il seguito

    Da  Zetaman
    CULTURA, GIALLI, LIBRI, RADIO
  • L'India del signore delle lacrime

    L'India signore delle lacrime

    Le strade che abbiamo percorso, anche non tante volte ma avendo la piena consapevolezza piena di quel che facevano, si impregnano di noi. Leggere il seguito

    Da  Paciampi
    CULTURA, LIBRI, ROMANZI

Dossier Paperblog

Magazines