Silvio uno e trino: apre ai gay e alle coppie di fatto, bastona le “giudichesse” comuniste e femministe, dà del “finto” a Monti. E stasera il grande show da Santoro.

Creato il 10 gennaio 2013 da Massimoconsorti @massimoconsorti
Ormai non lo ferma più nessuno. Quando Silvio parte sgomma, come il Trota con la Ferrari pagata dalla segreteria confederale della Lega. In alcuni momenti diventa irrefrenabile, un po’ perché altrimenti non se lo fila più nessuno, un po’ perché l’istituto della provocazione greve, è entrato di diritto nel lessico guerrafondaio del miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni. Silvio lancia fendenti. Se potesse, e se Gnazio fosse ancora ministro della Difesa, si farebbe regalare un lanciafiamme, e via con il fuoco purificatore contro il tribunale di Milano, la stampa comunista e sfascista, la vagonata di ex concubine che costano un fottio di euro per tacere, una moglie esosa, la Chiesa che lo ha abbandonato a se stesso e il mondo crudele che proprio non lo capisce. Ma non potendo adoperare gli stessi mezzi di Putin, Silvio si affida alle parole, anche se nutriamo la segreta speranza che si possa presto riconciliare con un uso corretto della lingua italiana. Il fatto è che, mentre fino a qualche mese fa nessuno aveva il coraggio di rispondergli, oggi come apre bocca parte la contraerea. Silvio lo sa e non smentisce manco più, a lui bastano i titoli dei giornali e che la gente sappia che è vivo, vegeto, vispo e pronto alla pugna. Così, dalla procura della repubblica di Milano, parte una risposta piccata del presidente della Corte d’appello e da quello del Tribunale che, in poche parole, gli dicono: “Guarda, pirla, che sulla terzietà del collegio giudicante non hai proprio nulla da dire. Il dissenso manifestalo sul contenuto e ricorri, se vuoi, altrimenti facci il favore, taci”. Ovviamente Silvio non ha risposto, con buona pace di Vespa-Rockfeller (il corvo, non il banchiere) che gli avrebbe dedicato una puntata di Porta a Porta prona, linda e con la colonna sonora di Dallas a far da sottofondo. Maurizio Crozza deve aver contagiato anche l’ex premier che, in ogni dove, non perde l’occasione per dare a Mario Monti del “finto”. Lo sappiamo, Silvio è uno verace, non disdegna le volgarità né le bestemmie contestualizzate, però è anche uno che ha trascorso buona parte della sua vita in mezzo ai lustrini e alle pailettes, un uomo di televisione che sa riconoscere il vero dal falso; questa è la ragione per la quale continua a sparare cazzate senza pudore. Lui la falsità la sente a naso, come Gordon Ramsay il curry, e dirlo di Monti non è che la conferma indiretta di quello che pensiamo dall’ormai 16 novembre dello scorso anno: Monti è una specie di trumeau del ‘700 venduto a Portobello Road. Ma tutti i nodi verranno al pettine questa sera. Silvio andrà nella tana del leone, da Michele Santoro, a Servizio Pubblico. “Non potevo fare un torto al mio amico Marco Travaglio”, ha detto Berlusconi mettendo una mano sulla fondina della 44 Magnum e l’altra abbassata a tastare i regi attributi. La scusa è che Santoro gli assicura un passaggio in prime-time che altrimenti nessuno gli avrebbe dato (o potuto dare). La ragione vera è che questa sera La7 rischia un’audience da finale del campionato del mondo di calcio con la nazionale italiana impegnata. A chi a più pelo nello stomaco che in testa, cosa volete che gliene freghi di rimediare una figuraccia? Comunque vada, sarà un botto.

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