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Skyfall: resurrezione di una spia

Creato il 12 novembre 2012 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Skyfall: Resurrezione di una Spia

«Non c’è niente, niente del vecchio 007?». La domanda che il sadico Silva pone a James Bond durante uno spietato gioco al massacro è lo specchio dei dubbi di chi si accinge a vedere o ha già visto il nuovo capitolo della saga dell’agente creato da Ian Fleming. Dopo ventidue film e con la ricorrenza del cinquantesimo anno dalla prima proiezione di Licenza di uccidere, cosa resta e cosa cambia di un personaggio spremuto e alcune volte al limite della caricatura di sé stesso? Nel 2006 Casino Royale, con l’avvento di Daniel Craig nei panni dell’agente di Sua Maestà, aveva avuto il merito di riportare l’attenzione sulle contraddizioni dell’uomo Bond, accuratamente descritto nella propria personale discesa all’inferno, narrandone la genesi e lo sviluppo delle cifre stilistiche che lo hanno contraddistinto e che hanno reso iconico il personaggio fin dalle prime pellicole degli anni sessanta. Il lungometraggio riuscì nella non facile impresa di riportare in auge il brand, riconquistando i fan più accaniti e affascinando un pubblico nuovo. Quantum of Solace (2008), secondo film con Craig confermato tra i ranghi dell’MI6, risultò tutto fuorché impeccabile, quasi un’opera incompiuta ma ambiziosa nel tentativo di porsi come sequel di Casino Royale. Nell’ipotetica trilogia che vede Craig protagonista, Skyfall (2012) è il punto di arrivo di un progetto, cominciato nel 2006, che cerca di inserire elementi di serialità e continuity nell’universo filmico di James Bond. L’indipendenza di una pellicola dall’altra (fatta salva l’eccezione rappresentata dall’appartenenza di molti villains all’organizzazione SPECTRE) è stata per molti anni letta come uno dei punti di forza del brand, ma la sfida degli autori contemporanei che si sono confrontati con Bond è stata quella di adattare ai tempi un personaggio invecchiato nella propria fama; così, con un occhio ai romanzi originali, e un altro al successo della serialità televisiva e fumettistica, James Bond si è evoluto abbracciando perfettamente le nuove modalità di narrazione.

una immagine di Skyfall 2012 di Sam Mendes 620x981 su Skyfall: Resurrezione di una Spia

In questo contesto vanno lette quindi le numerose strizzatine d’occhio ai fan presenti in Skyfall, altrimenti incomprensibili nella propria autoreferenzialità. Sam Mendes, regista multiforme e autore capace, immette nella pellicola lo stesso conflitto tra il nuovo e il vecchio che lacera gli autori, in un gioco di rimandi metafilmici che rivela le difficoltà di chi si trova a dover rileggere un personaggio dalla mitologia ormai chiara ed intoccabile. Mendes non è Lucas, non viola i nodi cari ai fan ma li arricchisce di particolari, suscitando la curiosità dei neofiti (il pulsante della rediviva Aston Martin DB5, ad esempio); il risultato è un Bond adrenalinico, più votato all’azione che al dialogo (non necessariamente un male per Craig), capace di rendere le proprie contraddizioni e i contrasti interni non con le parole ma con un tiro al bersaglio non proprio impeccabile. Dopo averlo visto incontrare in occasione dell’apertura delle Olimpiadi Sua Maestà in persona, torna piacevolmente ad essere uno 007 britannico (pur con le eccezioni della prima parte in Oriente), incapace di agire in un’affollatissima metropolitana ma a proprio agio in una sperduta magione scozzese.

una immagine di Daniel Craig 1 620x413 su Skyfall: Resurrezione di una Spia

In Skyfall avviene, contestualmente all’evoluzione di Bond, anche quella dei personaggi che lo accompagnano: fa la sua comparsa, in chiave del tutto nuova, lo scienziato Q, il quale, abbandonato il camice delle precedenti versioni, fa affidamento al pigiama e alle proprie doti informatiche per sostenere l’agente 007. Non inganni però la presenza di Q, e quanti si aspettano un Bond ultra accessoriato rimarranno delusi nello scoprire una versione del personaggio più vicina a MacGyver che non ad un Man in Black (ma sempre fedele alla propria Walther PPK). Anche la monolitica M viene favorita da questa evoluzione dei personaggi e del contesto, e, pur conservando le granitiche caratteristiche che hanno contraddistinto il capo dell’MI6, anche lei lascia spazio ad accenni emotivi e a colpi di scena. La fotografia è eccellente, adatta a sottolineare i colori caldi e multipli dell’Oriente passando per il sabbioso luogo di scontro tra Silva e Bond, senza dimenticare però Londra coi suoi toni tendenti al cupo, ma mai più nera della landa scozzese del finale.

una immagine di Javier Bardem 620x413 su Skyfall: Resurrezione di una Spia

Vale la pena inoltre sottolineare il bellissimo ed intricato gioco di specchi e riflessi del grattacielo a Shanghai, che rivela quanto accurata sia stato il lavoro fatto da Mendes e dal suo direttore della fotografia. Una menzione a parte merita il cattivo, vero fiore all’occhiello dei film di 007. Javier Bardem interpreta magistralmente il perfido Silva, contraltare perfetto di Bond, quasi un gemello allo specchio, un nemico fragile e al contempo determinato nel suo scopo, freddo e (fortunatamente) loquace quanto basta a rendere la cifra dell’orrore che l’ha generato. Quando Bond pensa a Skyfall vi associa la fine; per certi versi in effetti questo Skyfall è la fine di un vecchio racconto che ha l’ambizioso obiettivo di porsi come traduzione contemporanea di un mito che i colpi del tempo li ha accusati eccome. I presupposti per una nuova storia basata su fondamenta solide e tirate a lucido ci sono, del resto cosa ci si aspettava da uno che ha come hobby la resurrezione?

una immagine di Daniel Craig 2 620x450 su Skyfall: Resurrezione di una Spia


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