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Spirito di Vendetta - Capitolo 11

Da Sofiastella84 @Sw3etValent1na

Spirito di Vendetta - Capitolo 11

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“Hikari, dovremmo rivelare a Yamazaki parte della verità.”
Erano passati un paio di giorni da quando Miharu era stato ospedalizzato. Le sue condizioni erano migliorate ed era stato trasferito in una stanza privata nel reparto di medicina generale. Era pomeriggio, era a letto e stava leggendo un ololibro.
Hikari era venuta a trovarlo dopo essere uscita dal college, e stava sistemando un vaso di fiori sul tavolo.
“Miharu, stai parlando sul serio?” chiese, posando il vaso e volgendosi a guardarlo.
“Ci ho riflettuto” replicò Miharu, “Stando così le cose, probabilmente non uscirò per almeno una settimana. Non so cosa tu abbia detto a Janssen per coprire la mia assenza, ma se dovesse insospettirsi, comincerebbe a fare delle domande e il rischio è che scopra chi sono veramente e cosa ci venuto a fare, qui. Parola delle mie condizioni di salute non deve uscire da questo ospedale e avremo bisogno delle conoscenze di Yamazaki per regolamentare il flusso di informazioni in uscita, falsificare le cartelle e convincere i medici e il resto del personale a non parlare.”
Hikari prese la sedia della scrivania e la spostò accanto al letto di Miharu, sedette.
“E’ vero, ma...ne sei sicuro, Miharu?”
“Non dobbiamo rivelare tutta la storia, basterà parlare a Yamazaki delle mie condizioni di salute.”
“Va bene. Vado a telefonargli.”
Hikari si alzò e uscì dalla stanza. Miharu riprese a leggere l’ololibro.
Un giovane infermiere aveva udito la conversazione tra Miharu e Hikari, attraverso una fessura della porta rimasta accostata. Quando udì Hikari alzarsi dalla sedia e attraversare la stanza per uscire, si affrettò a scostarsi dalla porta e a mettersi al lavoro su un vicino carrello. Seguì Hikari con lo sguardo finché la ragazza non raggiunse il fondo del corridoio, poi le si mise alle calcagna, seguendola in silenzio e con discrezione, stando attento a non farsi notare.
Hikari salì sul tetto dell’edificio, si assicurò di non essere stata seguita e che non ci fossero altri astanti, trasse il cellulare di tasca e formò il numero di Yamazaki.
“Yamazaki-senpai?”
“Hikari. Se mi chiami su questo numero dev’essere successo qualcosa. Stai bene? Sei ferita?”
Hikari scosse la testa, anche se il suo senpai non poteva vederla. Un gesto automatico.
“No. Io sto bene. Si tratta di Miharu. Ecco...”
Raccontò a Yamazaki del malore di Miharu e della sua ospedalizzazione. Gli raccontò la storia che il ragazzo aveva raccontato a lei qualche giorno prima, omettendo la parte relativa ai veri ordini di Miharu. Quando ebbe finito, seguì un momento di silenzio.
“Ho capito” disse Yamazaki, dopo un momento di riflessione, “D’accordo. Dì a Miharu che mi occuperò di tutto io. Tu stagli vicina.”
“Sì, senpai.”
Yamazaki riattaccò e Hikari chiuse la chiamata e ripose il telefono.
Tornò da Miharu per riferirgli la risposta di Yamazaki.
L’infermiere aveva assistito, non visto, alla telefonata di Hikari e ora stava scendendo nel parcheggio sotterraneo dell’ospedale per vedere il suo contatto e riferirgli quanto scoperto.
Le porte del turboascensore si aprirono e avanzò nel sotterraneo.
Un uomo uscì dall’ombra di una colonna e gli si fece incontro.
L’infermiere riferì tutto ciò che aveva visto e sentito. L’uomo annuì e gli allungò una busta con dei soldi.
“Mi sei stato utile.”
L’infermiere ringraziò. Janssen lo osservò che attraversava il sotterraneo correndo e si infilava in un’uscita d’emergenza, sparendo alla vista.
Ora aveva scoperto come stavano veramente le cose con il ragazzino e la sua amichetta.
Ma non poteva ancora liberarsi di quei due. Gli serviva che il moccioso completasse il lavoro, anche se questo significava fare il gioco della Federazione. Dopotutto, a lui non importava se quel pianeta di terza categoria saltava in aria, tutto ciò che voleva era la guerra e l’avrebbe ottenuta, anche a costo di sacrificare degli innocenti, per ottenerla.
Avrebbe potuto avere la sua vendetta più tardi, a lavoro finito. Non si diceva che la vendetta è un piatto che va consumato freddo?

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