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Sto aspettando gli Spandau

Da Hombre @LaLineadHombre
Sto aspettando gli SpandauQuando ci tuffiamo nella memoria alla ricerca di spicchi temporali di contatto, di eventi epocali ai quali potremmo aver partecipato entrambi, nella nostra vita prima della conoscenza, io e dolcemetà, finisce che rimestiamo sempre nella sfera musicale, i concerti insomma.
Patti Smith allo stadio, Vasco al velodromo delle Cascine, David Bowie allo stadio, Bennato a Porta Romana, Madonna allo stadio, la Rettore al teatro tenda, i Level 42 al palazzetto, Paolo Conte al Verdi, i Talk Talk al Tenax, Enzo Jannacci a Sesto, i Pink Floyd a Livorno. Niente, pare che avessimo esistenze e gusti musicali irrimediabilmente opposti e che i nostri fili non si sarebbero potuti intrecciare in una matassa anteriore (chissà con quali esiti, poi!).
Certo avevamo comprato entrambi il biglietto per il concerto degli Spandau Ballet, ma il fato volle disporre anche lì in altra maniera. Non potendo dividerci, il destino infame, agì intervenendo alla radice e causando addirittura l'annullamento del Tour.
Andò che il biondino della band si fratturò una gamba. A memoria direi che fosse il sassofonista e che durante un concerto, forse in Canada, gli si sfondò il palco sotto ai piedi. Non mi metterò a googolare, ma fidatevi, era biondo, aveva due gambe e se ne fratturò una.
Tanto bastò per mandare a monte il Tour mondiale, compresa la tappa di Firenze.
Ecco che la possibilità di assistere allo stesso concerto fa innalzare a picco le nostre affinità, salvo poi vederle crollare subito dopo.
Gli organizzatori offrirono varie scelte per rimediare alle conseguenze della rottura dell'arto d'artista. Potevi restituire il biglietto e rientrare in possesso della vil pecunia, oppure potevi cambiare il biglietto con quello per un concerto di un altro se nella programmazione ti aggradava qualcosa. In ultimo potevi passare a ritirare un similticket stampato per l'occasione con una bella immagine di Tony Hadley al microfono e la scritta in stampatello "STO ASPETTANDO GLI SPANDAU".
Questa, ovviamente, era LA scelta da fare, non c'era alcuna soluzione alternativa a ficcarsi in tasca il tagliando che certificava la fedele attesa e, giustappunto, aspettare che il fenomeno di calcificazione alla tibia e al perone del biondino facesse la sua parte.
E così trascorse un anno durante il quale molti di noi se ne andavano in giro portando il biglietto nel portafogli. La gente andava al cine, a lavoro, al bar, dallo psicologo, si fidanzava, si lasciava, si sposava, s'insultava e s'abbracciava, tutto col tagliando "STO ASPETTANDO GLI SPANDAU" con sé. Qualcuno purtroppo moriva pure e quando i medici gli mettevano le mani nel portafogli alla ricerca della tessera dell'AIDO capitava che s'imbattessero nel faccione canterino di Hadley.
Fanculo, un altro cazzone che aspetta gli Spandau, ma dacci i reni, dacci!
Ho attraversato le barricate di un anno vissuto attendisticamente con pazienza, con fiducia e con sprezzo del pericolo. Ho atteso.
Dolcemetà invece no, non se la sentì di tenere immobilizzate ventimila lire di capitale per un lunghissimo anno e barattò la gallina della futura esperienza live sotto il palco degli Spandau con il misero uovo di un concertino di Pupo forse o, ad andarle proprio di lusso, degli A-ha (*).
Ma poi, son venuti questi Spandau?
(*) Lei sostiene di aver scambiato con il concerto di Eric Clapton, ma nel contesto del post non ci stava.

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