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Storia della scrittura 7

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Storia della scrittura 7

Il termine Amanuense deriva dalla parola latina “a manu servus” e cioè “schiavo che copia a mano”. Nell’antica Grecia troviamo due tipi di copisti: gli amanuensi che erano, appunto, servi con il compito di ricavare più copie di un libro e gli scribi che erano uomini liberi e scrivevano i documenti ufficiali. Anche in epoca Romana gli amanuensi al principio erano schiavi, ma in seguito molte volte furono raggruppati in veri e propri laboratori di scrittura gestiti dai venditori di libri, con la presenza di uomini liberi. Il compenso dell’amanuense veniva stabilito sulla base del numero di righe ricopiate. Nel Medioevo questa attività  fu assegnata soprattutto ai monaci che copiavano i testi in una stanza chiamata scriptorium, vicina alla biblioteca. Lo scriptorium era una delle stanze più importanti e fondamentali delle abbazie ed era la sola ad essere sempre riscaldata.  Nella zona più illuminata c’ erano i tavoli dove lavoravano i monaci amanuensi. All’interno dello scriptorium vi era una specifica suddivisione dei compiti. I lavori di preparazione, come, ad esempio, lisciare i fogli di pergamena e tracciare le linee parallele che avrebbero guidato la mano del copista, competevano ad aiutanti comuni chiamati Scriptores. I copisti utilizzavano piani d’appoggio anche con il palchetto inclinato e il manoscritto da copiare era appoggiato su  un leggio assicurato ad un supporto. Nello scriptorium il religioso copista trascriveva i testi in silenzio ed il suo lavoro era interrotto solo per la preghiera. Veniva aiutato qualche volta da un altro monaco il quale, nel mentre dettava, controllava se vi erano errori nel testo. Non in tutti i monasteri però c’era lo scriptorium; in questo caso i monaci svolgevano il lavoro di scrittura nel refettorio o nelle celle individuali. L’amanuense aveva il compito di riprodurre pazientemente a mano le Sacre Scritture, le opere greche e latine, i testi di grandi storici, poeti e naturalisti. Per ricopiare la Bibbia serviva un intero anno di lavoro fatto da più persone e vi erano perfino dei testi così estesi e complicati che a volte non bastava l’ intera vita di un amanuense per riprodurne una copia. Il lavoro era molto faticoso perchè offuscava la vista, faceva incurvare la schiena creando crampi alla mano e indolenzimento in tutto il corpo. Quotidianamente un amanuense poteva compilare dalle 10 alle 12 pagine. Ogni libro era trascritto da un solo amanuense a differenza delle decorazioni che potevano anche essere realizzate da altri confratelli chiamati Miniaturisti. La parola miniatura deriva dal latino “minium”, il colore usato per riquadrare le pagine e per scrivere i titoli e le lettere iniziali dei manoscritti. I miniaturisti avevano un compito chiaramente secondario rispetto all’amanuense, incaricato di  riprodurre un testo, ma sicuramente più appariscente, più raffinato e di forte impatto visivo. Gli amanuensi infatti lasciavano volutamente in bianco la lettera iniziale di ogni capitolo perchè venisse poi “miniata” dai miniaturisti che illustravano ed arricchivano il testo con fregi, decorazioni e figure varie, con dorature oppure con il colore rosso per le prime linee scritte, le lettere maiuscole ed i titoli, il verde e l’azzurro per le lettere iniziali e l’ oro e l’ argento per codici di lusso riservati al culto religioso. Essi inserivano nel testo delle piccole e bellissime raffigurazioni di angeli, di santi o di scene della vita di ogni giorno. I libri ricopiati servivano ai monaci per la lettura e l’insegnamento. Era nei monasteri infatti che la cultura veniva custodita e tramandata ed alcuni di questi conventi possedevano biblioteche dove erano custoditi i preziosi libri salvati dalla distruzione dei barbari.  I monaci che si dedicavano a questa attività studiavano le arti liberali (grammatica, dialettica, retorica, aritmetica, geometria, musica, astronomia) e spesso, nel lavoro di interpretazione e nelle traduzioni, inserivano modifiche o correzioni personali per dare un significato cristiano ai concetti e a tal fine aggiungevano, a volte, anche una breve preghiera alla fine del libro. Gli amanuensi hanno realizzato dei capolavori arrivando a creare piccoli libri, grandi come un francobollo. L’opera compiuta a volte era molto costosa. Gli storici narrano che un nobiluomo del 1300 per acquistare un libro pagò 200 pecore oltre ad una grande quantità di grano e segale. Il codice medioevale non aveva una pagina dedicata al titolo ma iniziava con la frase scritta con inchiostro rosso e con le lettere ingrandite: era l’incipit (inizio) e finiva con la parola explicit ( fine). Dopo questo termine di solito c’era l’indicazione del nome del monaco amanuense, la data in cui aveva terminato di scrivere e le persone che lo avevano incaricato di scrivere. Grazie all’opera degli amanuensi sono arrivati sino a noi tanti capolavori che altrimenti sarebbero andati perduti. Ed è proprio in questo periodo che iniziano a diffondersi le biblioteche private identificate come simbolo di potere e rispetto, anche se molti aristocratici non sapevano né leggere né scrivere.


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