Straight A's

Creato il 07 agosto 2013 da Misterjamesford
Regia: James CoxOrigine: USAAnno: 2013Durata: 85'
La trama (con parole mie): Scott, ribelle poco più che trentenne dalla vita sregolata con un ricovero in un istituto di igiene mentale alle spalle, sotto la pressione del fantasma della madre morta torna dopo anni a far visita al fratello, uomo d'affari di successo che vive in una villa da favola con la moglie Katherine ed i figli Charles e Gracie non lontano dalla proprietà del loro padre, che a seguito della scomparsa della moglie pare avere sviluppato l'Alzheimer.
Peccato che Charles sia lontano qualche giorno per un viaggio d'affari, ed il fascino da "maledetto" di Scott cominci a farsi sentire non solo con Katherine - che ai tempi del liceo era stata sua fidanzata -, ma anche con i piccoli nipoti, attratti dall'approccio completamente disorganizzato e senza peli sulla lingua di quello strano zio comparso all'improvviso cavalcando come un cowboy.
Cosa accadrà alla famiglia?

Onestamente, avevo ben poche aspettative rispetto a questo film: recuperato praticamente per caso e per il momento privo di una data d'uscita italiana, era da parecchio tempo diventato una sorta di eventuale tappabuchi per una serata da visione più interessante clamorosamente mancata: dunque, nonostante Julez mi spingesse ad avere fiducia, ammetto di aver approcciato Straight A's il più battagliero possibile.
E, altrettanto onestamente, devo ammettere che il fascino dello "zio maledetto" Scott interpretato da Ryan Philippe - attore che, peraltro, neppure considero troppo, e che in fondo trovo abbia avuto soltanto un vero, grande ruolo nella sua carriera, quello offertogli da Clint per Flags of our fathers - nel corso della prima parte della pellicola aveva finito quasi per far ricredere perfino il sottoscritto: sarà per il fare da cowboy moderno - arrivo a cavallo, battuta pronta, comportamento scombinato, alcool facile - o il rapporto costruito con i piccoli Gracie e Charles - mitico il secondo -, ma mi pareva di essere di fronte ad una probabile ammissione all'indirizzo della già citata Julez che, per incoraggiarmi, aveva supposto che potesse rivelarsi uno di quei titoli "alla Sundance" in grado di soddisfare il sottoscritto - questo nonostante, nel frattempo, lei stessa si fosse addormentata -.
Così, una sequenza dopo l'altra, ho assistito con ottimismo crescente a questo ritratto di famiglia atipico girato - anche se con un approccio decisamente più patinato - nello stile del famoso Festival figlio prediletto di Robert Redford, con il parallelo tra l'impatto che la presenza di Scott provoca nel presentarsi di punto in bianco a casa del fratello e le vicende d'affari - ma non solo - di quest'ultimo - un imbolsitissimo Luke Wilson, che pare essersi fagocitato l'intera famiglia -.
Ammetto anche che giunto a metà film ero perfino pronto a rivedere la mia posizione iniziale dando credito a James Cox e al suo lavoro, quando d'improvviso la strada per il finale - giunto, fortunatamente, dopo poco più di un'ora e venti - assume le connotazioni del tipico prodotto da sabato sera su Mediaset per famiglie neppure ci ritrovassimo di fronte a schifezze atomiche come Ho cercato il tuo nome, in un'escalation di retorica e sconvolgimenti studioapertiani da fare venire i brividi e confermare che, evidentemente, la serata - almeno a livello cinematografico - sarebbe stata ben lontana dall'essere un successo.
A salvare il voto dalla debacle assoluta giusto la prima parte ed il personaggio di Ryan Phillippe dal suo arrivo alla sconvolgente - e telefonatissima - rivelazione sulla sua situazione, capace di illudere il sottoscritto di essersi inaspettatamente trovato di fronte ad un discepolo dell'hankmoodysmo: ma è poca roba, e quello che resta non basta per considerare Straight A's come un'alternativa anche solo per una visione d'intrattenimento a neuroni spenti.
Il Cinema ammmeregano tanto osteggiato dai critici - o pseudo tali - radical chic nasce e si sviluppa senza dubbio in prodotti come questo, capaci di illudere di avere il coraggio di presentare storie e vicende se non credibili, almeno coinvolgenti e minuto dopo minuto in grado di trasformarsi in polpettoni sentimentali della peggior specie, demolendo di fatto anche quel poco del lavoro con un senso portato avanti dagli sceneggiatori.
Se a questo unite una Anna Paquin ormai specializzata in personaggi odiosi e così difficili da sopportare da richiedere un cocktail extra, la frittata è fatta: se questa è l'ottica dei primi della classe intenzionati a prendere "tutte A", allora è molto meglio essere quelli dell'ultima fila, i casinisti che dovranno lottare fino all'ultimo giorno di scuola.
MrFord
"Don't wait for me
'cause I'll be running late by the flowers upon my gravedon't wait for me
'cause I'll be coming home don't wait for melong by the telephone."Ryan Bingham - "Don't you wait for me" - 

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