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Strana storia

Creato il 22 agosto 2010 da Vivi
Febbraio. Sono arrivata a Goma da poche settimane e mi trovo al supermercato, una sera, verso l'ora di chiusura. C'e' solo un ragazzo con me in fila alla cassa. Abbiamo un attimo di eye contact, ci sorridiamo. Lui mi fa due domande su chi sono e da dove vengo, poi usciamo dal portone e ognuno prende la sua strada.
Qualche giorno dopo, in ufficio, ricevo una chiamata sul mio cellulare. E' uno sconosciuto. Penso subito che si tratti di qualcuno che cerca lavoro, come capita a volte. Invece dopo aver tergiversato un po', il tizio mi dice che mi ha conosciuto al supermercato, in fila alla cassa. Io ovviamente mi irrito, chiedo chi gli abbia dato il mio numero e gli dico che non ho tempo da perdere. Metto giu', e mi dimentico sedutastante dell'accaduto.
Fast forward.
Un mese fa. Sto cenando al Petit Bruxelles con un collega. Ad un certo punto entra un nostro semi-amico in compagnia di un ragazzo alto, che mi pare di conoscere di vista. Porta un cappello inclinato sulla fronte, e una camicia ampia usata come giacca. Il mio collega lo indica discretamente, e mi dice che' e' uno che ha connections in tutta Goma, dai neocoloni agli strozzini del ghetto. Registro l'informazione, e ritorno a parlare d'altro.
Fast forward.
Ieri sera. Sono a una bella festa improvvisata a casa del mio amico J. C'e' un sacco di gente, anche molte persone che non conosco. Entra il ragazzo alto, con il suo tipico cappellino e la camicia aperta. Abbiamo un attimo di eye contact, ci sorridiamo.
Piu' in la' nella serata, sul dancefloor. Lui balla veramente bene. Dopo un po' di studio reciproco, ci mettiamo a ballare assieme. E' molto divertente, molto giocoso, con solo un velo sottile di flirt. Ridiamo, scambiamo due parole. Lui e' congolese e cresciuto in Kenya e lavora alla MONUSCO e fra sei settimane lo trasferiscono ad Haiti. Verso la fine della serata mi dice che il giorno dopo andra' a fare un giro in barca con i suoi coinquilini, e mi invita ad andare con loro. Tra i conquilini c'e' una ragazza australiana che sta ballando accanto a noi. Quando lui ci presenta lei mi fa subito un bel sorriso, e mi incoraggia a partecipare alla gita. Io acconsento, e gli lascio il mio numero.
Fast forward.
Oggi. Li aspetto alle 11 di mattina come promesso, ma non arriva nessuno. Ne' alle 12. Penso che non vogliano piu' venire, che abbiano cambiato piani. Invece alle 4 del pomeriggio suona il telefono, e' lui, dice che arriveranno davanti a casa mia in barca tra cinque minuti. Quando mi affaccio, li vedo. Non sono su un motoscafo, ne' su un gommone. Sono su una specie di barca da pescatori scalcinata, con solo congolesi a bordo. Di primo acchito sono un po' scettica, ma poi quando  intravedo la ragazza australiana mi rassicuro. Salto in barca, mettiamo in moto. C'e' una bell'aria pulita, l'atmosfera rilassata della domenica pomeriggio.
Parlo un con lui, che visto da vicino e alla luce del giorno ha innegabilmente un che di zingarsco. E' simpatico, e selvatico. Ha sempre su il suo cappellino. Mi racconta un po' di lui, fra una battuta e l'altra. Mi sorprende sapere che e' cresciuto per le strade di Mombasa, orfano, come un ragazzetto di strada qualunque. Beve whisky, fa lo scemo. Si tuffa in acqua con un salto mortale all'indietro. Tutta la combriccola sulla barca mi ricorda i tempi di Trinidad, quindo passavo le mie giornate con i ragazzacci della collina.
Il sole sta per tramontare, il vento sta montando, le onde cominciano ad essere alte ed io ho un po' paura di schiantarci contro gli scogli. La situazione peggiora i frertta, e due o tre volte mi preparo a saltare in acqua con la borsa a tracolla per nuotare fino a riva. Tra me e me, comincio a chiedermi come diavolo faccia a trovarmi sempre in queste situazioni al limite dell'assurdo. Alla fine troviamo una baia riparata, riusciamo ad attraccare, saltiamo a terra. Siamo finiti nella proprieta' privata di qualcuno, dobbiamo uscire saltando il cancello. Poi, un po' strapazzati per l'avventura, ci mettiamo in marcia verso casa.
E mentre camminiamo, lui ad un certo punto mi osserva il viso attentamente per un paio di secondi, e all'improvviso un'espressione di sorpreso riconoscimento emerge dai suoi occhi. "Adesso ho capito chi sei!", esclama. "Tu sei quella che ho incontrato al supermercato, all'ora di chiusura, mesi e mesi fa. E ti sei pure arrabbiata come me quando ti ho telefonato". Io rimango stordita qualche secondo, ma poi il ricordo emerge in tutta la sua vividezza.
E a quel punto, non posso fare a meno di scoppiare a ridere.

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