Ho imparato, poi, che non bisogna rimandare niente a domani, perché ogni ‘domani’ fa a scarica barile con un altro ‘domani’ e quello successivo potrebbe arrivare troppo tardi. Che il modo migliore per affrontare alcune paure è prenderla a ridere, perché forse l’allegria fa paura alla paura. Che ci sono silenzi che non riusciremo mai ad ascoltare e comportamenti che non riusciremo mai a tradurre perché, per quanto vogliamo, non saremo mai capaci di metterci completamente nei panni di qualcun altro. Distrattamente, poi, proprio dove e quando meno me l’aspettavo, ho capito veramente anche il senso dell’amore. Ma non l’amore pronunciato a parole e tanto decantato dai ragazzini di ogni età che lo confondono con le più svariate sensazioni. Mi riferisco all’amore vero, quello puro. Quello che è disposto a sopravvivere a tutto, a sopportare tutto. Quello di un marito che accarezza la sua donna che ormai non parla più, non mangia più, quasi non vive neanche più, consumata da una malattia che la divora giorno dopo giorno, fino a quando anche quegli occhi, unico comando che ancora le rimane, smetteranno di aprirsi.
E lui, con costanza e premura, si prende cura di lei, come di un figlio appena nato, indifeso, e si riempie dei dettagli minuscoli che gli trasmette. Il suo sorriso è sfinito di dolore, ma sempre acceso di speranza, nonostante tutto. E di quel coraggio prego il Signore perché mi aiuti ad averne sempre almeno un po’. Ho capito, solo così, che ogni istante di questa vita è una lezione da imparare. E se, oltre ai libri, prestassimo più attenzione a chi e cosa ci circonda, capiremmo veramente cosa è davvero importante.