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Su Espansione, intervista al ministro Egemen Bağış

Creato il 29 febbraio 2012 da Istanbulavrupa

Su Espansione, intervista al ministro Egemen BağışVi segnalo la pubblicazione di una mia intervista al ministro per gli affari europei Egemen Bağış sul mensile Espansione, che uscirà – in abbinamento in edicola col quotidiano Il Giornale – venerdì prossimo (2 marzo).

Il tema è quello della crisi in Europa e dei rapporti tra Ue e Turchia; questo è uno stralcio che considero particolarmente significativo:

C’è però un’altra crisi che incombe sul vecchio continente: quella dei rapporti di civile convivenza con gli immigrati musulmani, ormai 25 milioni e per la maggior parte cittadini europei. «Penso che l’odio irrazionale verso l’Islam e i musulmani», sottolinea Bagis in tono accorato, «rappresenti una minaccia per la stessa filosofia fondante dell’Unione europea; la violenza retorica ha superato i livelli di guardia, in ogni aspetto della vita quotidiana i musulmani in Europa possono essere oggetto di discriminazioni». L’11 settembre è stato per il ministro un vero spartiacque, perché ha creato nell’opinione pubblica occidentale una malsana associazione tra Islam (che significa “pace”, in arabo) e terrorismo, nonostante i loro ripetuti consigli agli “amici occidentali” e ai mezzi di comunicazione internazionali – consigli suoi personali e delle autorità turche, con in testa il premier Erdogan – di combatterla sin dall’inizio. «Ciò che oggi è ancor più allarmante», continua, «è che le posizioni marginali dei partiti di estrema destra, che trovano terreno fertile a causa delle difficoltà economiche di molti, stanno entrando nel mainstream; solo per qualche voto in più, i leader populisti, privi di una visione autenticamente politica, fanno dichiarazioni che vengono applaudite dagli estremisti». Non è solo di retorica, ci sono anche conseguenze pratiche: come il “triste evento” di Oslo, 77 vittime accusate di essere “tolleranti” nei confronti della religione islamica: un evento-simbolo di un sistema di pensiero pericolosissimo, che esacerbato dalla crisi economica potrebbe produrre azioni ancora più gravi. Una volta di più, la Turchia viene proposta da Egemen Bagis come modello: «La chiave per il futuro di un’Europa unita nella diversità», dice, «perché la coesistenza pacifica e la tolleranza hanno dominato in Anatolia per secoli ed è di questa lezione che l’Europa ha bisogno». Il che è vero, almeno fino a un certo punto della storia ottomana. Troviamo esempi di tolleranza evidenti, come la sinagoga, la chiesa cristiana armena e quella ortodossa costruite fianco a fianco nel villaggio sul Bosforo di Kuzguncuk. Ma l’idea della Turchia come modello di coesistenza pacifica e “unione nella diversità” è pur sempre screditata dai successivi massacri degli armeni e di altre popolazioni cristiane nel 1917-1922 – per molti storici un vero e proprio genocidio, anche se Bagis ovviamente non è d’accordo – e dalla secolare tensione col popolo curdo: come sempre, la realtà è più complessa di uno slogan.

Ma gli spunti interessanti sono molti altri ancora: su Espansione, venerdì 2 marzo in abbinamento col quotidiano Il Giornale.



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