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Sua Maestà Panettone

Da Fausto Morabito @chezmoibyfausto

Sua Maestà Panettone di ferragosto

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Sua Maestà Panettone, ma non un panettone qualsiasi, ma quello che visto con gli occhi di una giovane nipote, è diventato: “Il panettone di Ferragosto”! 

Da ragazzo avevo l’abitudine di organizzare un paio di “cacce al tesoro“, una a pasquetta ed una a ferragosto e, tra le prove più difficili che i miei amici hanno dovuto superare, ricordo distintamente la richiesta “quasi impossibile” di procurarsi un panettone, decisamente fuori stagione…

In quegli anni ero a Reggio di Calabria e, mi riferisco agli anni ’80, il panettone che conoscevo era solo quello industriale e non esistevano le mille e più varianti di oggi (tartufato, nocciolato, variegato, ripieno, rivestito, con glassature e creme di ogni tipo), la disputa familiare era solo tra due prodotti confezionati e la domanda canonica che accompagnava l’acquisto era: “Panettone o pandoro?”

Alla caccia al tesoro di pasquetta, la squadra di Salvatore Seminara riuscì a portarmi un panettone, ancora lo ricordo, e fu il mio primo panettone “fuori stagione“, particolarmente apprezzato per questo, anche perché il tepore stagionale ne aveva esaltato i sapori….

A distanza di molti anni, senza alcuna caccia al tesoro, ecco che la scusa di una nipote in visita si trasforma in una rivisitazione (anzi un’esaltazione) dei ricordi, perché le caselle di un mosaico si incastrano e… voilà, ferragosto si trasforma in pasquetta ed una visita alla pasticceria Veneto si trasforma in una caccia al tesoro e Luisa (lei, la nipotina che ho portato lì per farle assaggiare qualcosa di unico) si trasforma in Salvatore Seminara (ma mia nipote è molto più bella) e quel dolce industriale si trasforma nel trionfo del panettone.

Il vero panettone, quello che pochi conoscono, quello che un vero Maestro produce tutto l’anno e che, nel corso degli anni, è migliorato sempre più e che ha contribuito a dare fama e prestigio ad Iginio Massari e che proprio quel giorno (ecco l’ultima casella del mosaico che si incastra) è stato confezionato ed io ho portato a casa, insieme ad una torta setteveli, con gli occhioni increduli di mia nipote che si chiedeva perchè comprassi un panettone in pieno agosto.

Senza chiederlo esplicitamente ma i suoi occhi azzurri (caspita, quasi come la tonalità del Maestro Massari… e dello zio Fausto) esprimevano la sua perplessità, mentre i miei non riuscivano a dissimulare l’impazienza di arrivare a casa e procedere al rito…

Aprire la scatola e, nonostante io percepisca pochi odori, coglierne tanti (specie dopo avere aperto il sacchetto), guardarlo come un bambino quando riceve il suo regalo di Natale (ecco che torna dicembre), scattare le foto da pubblicare prima di potere procedere al taglio e rendersi conto che la mia “esaltazione” ha contagiato la nipote che aspetta, anche lei.

Ecco il momento del taglio, il momento in cui si esaltano i colori e gli aromi, quello in cui tralascio l’alveolatura e le altre considerazioni di natura tecnica e procedo alle ultime foto per arrivare all’assaggio, momento in cui tutti i sensi possono percepire quante sensazioni si possano cogliere in un boccone, fino al gridolino di piacere di Luisa.

Ecco Sua Maestà Panettone, questo si che merita una caccia al tesoro e che fa esclamare a mia nipote: “Oggi è Natale” e che fa capire che, fino a quando non si assaggia un “vero” panettone, è giusto dedicargli una sola festività ma quando si mangia questo si comprende che è, a tutti gli effetti, un dolce da gustare tutto l’anno e che ti fa venire la voglia di scrivere una pagina del blog ed intitolarla: “Il Panettone secondo Massari”

 

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