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Sulla cosiddetta scrittura nuragica

Creato il 22 novembre 2011 da Zfrantziscu

di Massimo Pittau

In un suo recente messaggio la dott.a Aba Losi ha dichiarato di accettare la sfida a riprendere l’argomento della cosiddetta “scrittura nuragica” (in realtà sono io ad accettarla), però mi ha messo due precise condizioni:

I) Io dovrei “dimostrare” che alcuni reperti, che mi cita, presentano oppure no particolari notazioni grafiche e linguistiche: due stele di Nora, laminetta aurea di Pirosu, barchetta di Teti, reperto del nuraghe Alvu di Pozzomaggiore, coccio di Nurdole, doppiere con ideogrammi, rotella di Sassari. Ma io rispondo: che cosa mai posso e debbo io “dimostrare” su questi “reperti”, dato che non me ne sono mai interessato ex professo e alcuni non li ho neppure visti? In effetti la dott.a Losi sta agendo in proposito da vera professoressa, dato che mi sta imponendo un obbligo, un obbligo molto gravoso di lavoro rispetto a problemi di cui mi sono interessato pochissimo o nulla.

II) La dott.a Losi mi impone di non affermare che la “scrittura nuragica” non esiste. Ma perbacco! è proprio per questo che ho accettato la sua sfida, quella sulla esistenza o non esistenza della “scrittura nuragica”! E su questo argomento l’onere della prova (onus probandi) ricade su Lei, che dichiara che la “scrittura nuragica” esiste e non su me che dichiaro che non esiste. Siccome partiamo da un primo e importante dato di fatto iniziale, la circostanza che sinora tutti gli specialisti di linguistica sarda hanno negato l’esistenza di quella scrittura, l’obbligo di dimostrare la sua esistenza ricade appunto ed esclusivamente su coloro che invece la affermano. Dunque, non sono io che debbo dimostrare che la “scrittura nuragica” non esiste, ma è Lei che invece deve dimostrare che esiste.

D’altronde alla dott.a Losi io non impongo un impegno di lavoro tanto lungo ed impegnativo, quanto quello su esposto, io non le chiedo affatto una lunga trattazione sulla lingua nuragica e sulla sua presunta “scrittura”. Io Le chiedo queste poche ed ovvie, ma essenziali e necessarie operazioni:

1) Mi trascriva l’alfabeto nuragico con tutte e sole le sue lettere. A Lei non sarà difficile rispondere a questa mia richiesta, dato che vi state vantando di avere ormai un corpus di iscrizioni nuragiche che supera l’ottantina. (Però spero che non citi insieme «grafemi» sumerici, aramaici, elamitici, paleocananei, ugaritici, minoici, fenici, greci, etruschi, ecc., dato che alfabeti compositi di questo tipo non esistono in nessun luogo e non sono esistiti in nessun tempo. Un alfabeto di questa specie lo dovreste chiamare non “alfabeto nuragico”, bensì “alfabeto guazzabuglio”!).

2) Mi indichi la rispettiva “pronunzia” delle lettere dell’”alfabeto nuragico”, trascrivendola coi segni dell’”Alfabeto Fonetico Internazionale” o almeno con le lettere dell’alfabeto latino arricchito coi noti gruppi grafici ch, ph, th. (In questo blog ho assistito a molte e lunghe disquisizioni intorno a segni ritenuti “lettere alfabetiche”, ma disquisizioni fatte soltanto sul piano strettamente grafico, senza mai riferimenti agli eventuali valori fonetici di quei segni, cioè alla loro “pronunzia”).

3) Lei sa bene che in tutte le lingue non si parla con singoli «fonemi», ma si parla coi loro “raggruppamenti”, i quali formano le «parole» e le «frasi», cioè «sequenze di parole». Queste nella pronunzia si configurano come “nastri fonematici di parole”, che poi nella scrittura si convertono in “nastri grafematici di lettere alfabetiche”. Ebbene mi mostri alcune «sequenze o nastri di parole nuragiche», indicando anche il loro verso, o destrorso o sinistrorso.

4) Mi indichi i «significati» di quei “nastri grafematici di lettere alfabetiche”, ossia mi prospetti una loro “traduzione” almeno probabile o verosimile, motivandola nelle sue linee essenziali.

5) Mi indichi la connessione che le «parole nuragiche» da Lei indicate e tradotte hanno coi relitti che possediamo della lingua nuragica.

La lingua nuragica o protosarda infatti non è tutta un “mistero”, visto che su di essa una dozzina di linguisti di professione abbiamo già scritto numerosi articoli e perfino libri interi. E non citi semplicemente i nomi di questi linguisti, ma citi gli appellativi, i toponimi e i fenomeni fonetici e quelli morfo-sintattici che i linguisti abbiamo ormai da tempo individuato, studiato ed esposto (sono circa 350 appellativi e circa 2.300 toponimi; per Sua comodità, Le segnalo che li può trovare anche in mie opere recenti, che però adesso non cito per non sembrare di farmi pubblicità).

Se Lei effettuerà tutte queste operazioni, ovvie e semplici ma essenziali e necessarie, accetterò anche io la tesi della dell’esistenza della “scrittura nuragica” e confesserò pubblicamente di avere in precedenza errato in pessimo modo.E finisco con una condizione che metto io: io intendo interloquire esclusivamente con Lei, dato che non voglio correre il rischio di essere svillaneggiato come mi è successo in precedenza.


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