Sulla Giustizia niente compromessi al ribasso

Creato il 06 settembre 2012 da Yleniacitino @yleniacitino

da ragionpolitica.it

4 settembre 2012

Quando i riflettori sembrano tutti puntati sulla legge elettorale, c’è una terna di questioni che passa quasi inosservata ma su cui potrebbe giocarsi la sorte dell’attuale governo: intercettazioni, responsabilità dei giudici e anti-corruzione. Tre temi che al Pdl stanno molto a cuore e che, nel caso non dovessero essere trattati col dovuto riguardo, potrebbero portare ad una crisi governativa.

 Il primo tema è in un vicolo cieco da ormai troppo tempo. Approvato alla Camera il 10 giugno 2009, il testo Alfano è passato al Senato esattamente un anno dopo, toccato da nuove modifiche. E la navette richiede una nuova approvazione della prima Camera. Così, dal 6 ottobre 2011, il ddl intercettazioni è rimasto lì, con quattro dita di polvere, in attesa di essere riapprovato. Il problema è proprio la «doppia conferma». Finché entrambe le Camere non danno l’assenso a un testo uguale, il disegno di legge rimane bloccato. E c’è chi si chiede se le norme non toccate da alcuna modifica, che quindi avrebbero già ottenuto il beneplacito di Camera e Senato, debbano essere rimesse in votazione, dilatando ancora di più i tempi di approvazione dell’atto. Il problema è scottante, se si considera che molte disposizioni sono state il frutto di aspre lotte politiche. Se si dovessero riaprire le ferite, si potrebbero creare non pochi problemi all’interno dell’eterogenea maggioranza che attualmente sostiene il governo.

C’è, a margine, anche il conflitto di attribuzione tra poteri sollevato da Napolitano contro la procura di Palermo. Una procura che ha intercettato il Capo dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. E ha fatto emergere il dubbio sulla possibilità di utilizzare nel processo intercettazioni disposte nei confronti di un soggetto trovato occasionalmente ad interloquire con il Presidente della Repubblica. Su fronti opposti sta il pensiero di chi ritiene che non siano utilizzabili in nessun modo, salvo configurazione del reato di alto tradimento o attentato contro la Costituzione, contro chi, invece, vorrebbe lasciare al vaglio di pm e giudice la rilevanza o meno dell’intercettazione. La Guardasigilli Severino, comunque, vorrebbe evitare qualsiasi avanzamento del ddl, finché la Consulta non si sia pronunciata sul Quirinale. Anche perché la normativa sulle intercettazioni, se approvata, inciderebbe anche sul caso Mancino.

Il secondo tema è quello della responsabilità dei giudici. Anche su quel ddl il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto ha attivato una serie di manovre di pressing per l’immediata calendarizzazione. Ma per adesso l’unico ad essere in agenda è il ddl legato al terzo tema, l’anti-corruzione. Se approvato, andrebbe ad incidere sull’attività della pubblica amministrazione e sulle procedure d’appalto, in funzione di una maggiore trasparenza ma anche per evitare le infiltrazioni mafiose e i favoritismi. Tale ddl prevede, inoltre, la norma che dispone l’incandidabilità alle cariche elettive per coloro che sono stati oggetto di sentenze definitive per delitti non colposi e la ridefinizione dei reati di concussione e di corruzione, oltre che l’inserimento del nuovo reato di «corruzione tra privati». Un ddl che scotta, insomma.

Se il Pdl ha già fatto numerosi concessioni su quest’ultimo, potrebbe non essere disposto a farne sui primi due. Se, poi, dovesse emergere la certezza assoluta che le urne non si riscalderanno a breve, allora i tempi potrebbero dilatarsi ulteriormente. E la tanto agognata riforma della giustizia rimarrebbe chiusa in un cassetto, dimenticata nel bailamme quotidiano della politica.

y.c.


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